venerdì, 30 maggio 2008

Minacciata perché 'troppo occidentale'

La ragazza, figlia di un tunisino e un'algerina, veniva vessata per il suo modo di vestire e le sue frequentazioni


 


RAVENNA - Minacciata di morte perché non rispettava le prescrizini della religione islamica. Sarebbe successo a una 14enne che vive nel Ravennate, figlia di tunisino di 50 anni, operaio, e di un'algerina di 37 anni, casalinga. Entrambi rinviati a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare perché accusati di aver maltrattato e percosso la figlia, fino a minacciarla di morte. Nella stessa udienza la ragazza, che ora vive in una comunità protetta, si è costituita parte civile.






BOTTE E FUGA - La procura ravennate ha ricostruito una triste storia di vessazioni e botte che sarebbe andata avanti per almeno due anni, fino a settembre quando la ragazza è scappata a Udine. La polizia friulana aveva avviato le indagini e la 14enne era stata allontanata dal nucleo familiare. Poco prima di Pasqua, di fronte al Tribunale dei minori di Bologna, gli avvocati della difesa avevano chiesto di reintregrare la giovane lamentando il fatto che gli episodi contestati ai genitori non erano chiari. Per ora il Tribunale bolognese ha acconsentito in via provvisoria a colloqui protetti. Per gli inquirenti, a determinare il comportamento dei genitori era l'abbigliamento della giovane, considerato troppo occidentale, e le sue frequentazioni di coetanei. Le veniva poi chiesto di rimanere in casa a occuparsi delle faccende e ad accudire ai fratelli più giovani. I due sarebbero pure arrivati a minacciarla con un coltello da cucina.


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domenica, 25 maggio 2008

Continua la persecuzione contro Habiba Kouider, la donna algerina accusata di abiura, conversione "non autorizzata" al cristianesimo e possesso di diverse copie della bibbia.


 


ALGERIA: COURT PRESSURES WOMAN TO RENOUNCE CHRIST


Christian could face three years in prison for practicing faith 'without license.'


ISTANBUL, May 23 (Compass Direct News) – An Algerian public prosecutor has demanded a three-year sentence for a convert to Christianity in western Algeria for practicing her faith “without license.” Habiba Kouider, 35, was plucked off an inter-city bus outside of her home town of Tiaret on March 29 when police found several Bibles and books on Christianity in her hand bag. “You reinstate Islam and I will [drop the case]; if you persist in sin you will undergo the lightning of justice,” the prosecutor told her, according to French daily Le Figaro. Algerian daily el Watan reported on Wednesday (May 21) that Kouider “refused to give up her new faith under the pressure,” prompting the prosecutor to bring charges against her. She is accused of “practicing non-Muslims religious rites without a license,” according to a copy of the written charge obtained by Compass. At the hearing, Kouider’s defense lawyer told the court that the charge against her client did not exist in the law. “There is no trace of a possible reason to try individuals for the ‘practice of non-Muslim worship without authorization,’” Khelloudja Khalfoun said, according to el Watan.

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martedì, 20 maggio 2008

 



Nelle intercettazioni anche minacce e insulti ai pm di Milano

Droga, 20 arresti. Finanziavano la Jihad

Tra gli arrestati, tre tunisini condannati per terrorismo internazionale.

Uno dei fermati: «Qui è il Paese dei balocchi»




MILANO - 23 nordafricani sono stati arrestati dalla polizia di Milano nell'ambito di un'indagine che ha portato all'individuazione di un'organizzazione che trafficava stupefacenti. Si tratta prevalentemente di nordafricani. Tra di loro i quali vi sono tre cittadini tunisini recentemente condannati per fatti di terrorismo internazionale in quanto legati a gruppi islamici radicali. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dalla Digos a Milano e nell'hinterland, a Brescia e a Pisa.



L'ordinanza con la quale il Gip di Milano, Giuseppe Gennari, ha disposto l'arresto, è ricca di commenti sulle politiche del Governo in materia di immigrazione, terrorismo e droga. Lo spaccio di droga sarebbe servito per finanziare il terrorismo islamico. «Qui è il paese dei balocchi... qui la legge è che se hai i soldi e gli avvocati buoni esci, se sei un morto di fame stai dentro», dice Fadhel, uno dei 23 arrestati, in una conversazione telefonica intercettata. In un'altra telefonata lo stesso Fadhel dà consigli a un'altra persona: «Sappi che se stavolta ti prendono non vai al Centro (Cpt), vai al carcere e il carcere è duro, con questa nuova legge il carcere è duro... tu sei stato bravo fino adesso, non hai sporcato la tua fedina penale grazie a Dio, così puoi fare i documenti, lo sai, questo governo di m... che ogni 15 giorni cambiano legge... perchè questo governo cambia idea 10 volte... perchè cambiare aria non fa male...».



Protagonista di altre intercettazioni è Hammadi Bhuyahia, uno dei tre tunisini coinvolti nell'operazione che ha precedenti giudiziari per terrorismo internazionale (gli altri due sono Bhuyahia Maher e Kamel Hamrahui), che fa intuire quale sia lo scopo dello spaccio di stupefacenti: «Sappi che abbiamo bisogno di soldi, 38mila mica uno li butta via! Perchè io quando esco ho bisogno di soldi... adesso ci occupiamo di questo, dopo molliamo». Nei dialoghi intercettati ci sono anche minacce e insulti ai pm di Milano Stefano Dambruoso ed Elio Ramondini. Nella intercettazione ambientale di una conversazione che risale al 3 dicembre 2006 tra Nabil Benattia e Maher Bouyahia (quest'ultimo arrestato oggi), il primo, parlando dei due sostituti procuratori, dice all'altro: «...carabinieri... Dambruoso, Ramondini... sono proprio.. sono figli di cane, vivono con fantasia, io gli ho sputato sulle loro facce, vogliono proprio condannarmi, sono nemici di Dio quelli, sono malefici, soprattutto Dambruoso». Sempre Nabil Benattia, parlando di Dambruoso, il pm che aveva chiesto e ottenuto tempo fa l'arresto dell'islamico, ha proseguito: «Ma sarebbe più bello se uno gli tira di qua "tak tak" (imita il colpo di pistola); giuro, al posto del cuore hanno un pezzo di legno (...), creano dei processi di fantasia».










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martedì, 13 maggio 2008

ALGERIA: CHRISTIAN SENTENCED FOR CARRYING BIBLE


Police pressure convert to return to Islam during ‘illegal’ five-day detention.


ALGIERS, Algeria, May 9 (Compass Direct News) – An Algerian Christian detained five days for carrying a Bible and personal Bible study books was handed a 300-euro (US$460) fine and a one-year suspended prison sentence last week, an Algerian church leader said.



Last Tuesday (April 29) a court in Djilfa, 150 miles south of Algiers, charged the 33-year-old Muslim convert to Christianity with “printing, storing and distributing” illegal religious material. A written copy of the verdict has yet to be issued.



The Protestant, who requested anonymity for security reasons, told fellow Christians in his home city of Tiaret that police pressured him to return to Islam while in custody.



The conviction is the latest in a wave of detentions and court cases against Algeria’s Protestants and Catholics. Since January police and provincial officials have ordered the closure of up to half of the country’s 50 estimated Protestant congregations.



Officials in several instances have cited a February 2006 law governing the worship of non-Muslims. Clarified by subsequent decrees in 2007, the law restricts most religious meetings to approved places of worship and forbids any attempt to “shake the faith of a Muslim.”



On the morning of April 25, the Tiaret resident and eight-year convert to Christianity was stopped at a police roadblock in the vicinity of Djilfa while riding in a shared taxi. Officials took the convert into custody upon finding a Bible and several religious study books in his luggage.



A Christian from Tiaret told Compass that Djilfa police appeared to have previous knowledge of the Protestant’s Christian connections. Officers refused to let the convert call friends to let them know of his detention, naming a church member in Tiaret whom they claimed he would contact.



“We will call your family for you,” the officials said, according to the Christian source from Tiaret.



According to one Algerian human rights lawyer, police violated the convert’s rights by refusing him the telephone call.



“Any detained person has the right to call his family,” said the lawyer, who requested anonymity.



A leader from the Protestant Church of Algeria, an umbrella association for mainline and evangelical congregations, said that Christians remained unaware of the detainee’s location for several days.



Precarious Position


The Christian source in Tiaret said that Djilfa police verbally attacked the convert because of his faith during his five-day detention at city’s police station.



“They did not hit him, but they tried to convert him back to Islam,” he said.



Under Algerian law, police can detain a suspect up to 48 hours before bringing him before a state prosecutor, the human rights lawyer told Compass.



“It is not legal for them to hold him for five days,” said the lawyer, who clarified that any detention between 24 and 48 hours had to be approved by a state prosecutor.



After five days in Djilfa’s main police station, the Christian was brought before a state prosecutor and then a Djilfa judge. According to the convert, the judge convicted him of “printing, storing and distributing” illegal religious literature, though the charge remains uncertain until a written verdict is issued.



Before releasing him, the judge told the convert he would be given a 300 euro fine and a one-year suspended sentence.



According to the Tiaret Christian, the convert received the “printing” charge because he was traveling with a computer printer in his possession. The convert has yet to receive a written copy of the verdict, though observers said this was common in Algeria, as court verdicts are normally sent by mail following a ruling.



Because the sentence is suspended, the convert will only have to do jail time if convicted of another crime. But the Tiaret Christian said that the verdict constituted an ongoing threat to the Christian.



“A policeman could bring false accusations against him, that he gave one of them a Bible, and he would be thrown in jail,” the friend said.



Christians in Tiaret reported two separate instances in which undercover police officers pretended to be interested in Christianity and then detained Protestants for giving them Bibles.



Charges were thrown out for the first incident in March. In the second case a Tiaret court handed a Christian a two-year suspended sentence and a 100,000-dinar (US$1,540) fine on April 2. The written verdict was delivered on April 9.



At least five Christians from Tiaret have been detained or tried for Christian activities since January 2008.



According to unconfirmed reports, Tiaret police detained six more Christians today.



Christians constitute a tiny minority of Algeria’s population of 33 million. Catholics count several thousand congregants, mostly expatriates, while numbers for Protestants are less certain.



Conservative estimates place the number of Protestants at 10,000, though evangelism via satellite TV has reportedly led to a large number of isolated conversions unaccounted for in church attendance figures.


http://www.compassdirect.org/en/display.php?page=lead&lang=en&length=long&idelement=&backpage=&critere=&countryname=&rowcur

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giovedì, 08 maggio 2008

Giusto due parole per dire come le manifestazioni anti israeliane di questi giorni a Torino, che vedono riunita la più insensata e animalesca feccia antisemita (di sinistra ma non solo, filo islamica ma non solo) siano disgutose e penose assieme. Agli amici dei kamikaze, auguro solo che uno di questi  esploda a due metri di distanza dai loro familiari. Poi ridiscutiamo di "resistenza",ok?

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lunedì, 05 maggio 2008

FILIPPINE

Mindanao, ribelli islamici cacciano dalle loro terre più di mille cristiani

di Santosh Digal



 


Cotabato (AsiaNews) – Il Fronte islamico di liberazione Moro ha costretto circa 1.200 contadini cristiani a fuggire da un villaggio della provincia meridionale di Mindanao. Lo conferma la polizia locale, che si è ritirata dalla zona per non innescare un conflitto a fuoco con i ribelli. Questi cercano da circa 40 anni di ottenere una sorta di indipendenza amministrativa e confessionale da Manila.

 

La situazione è precipitata la scorsa settimana, quando la Malaysia ha ritirato i suoi mediatori dalla provincia, roccaforte dei musulmani filippini. Secondo un accordo di pace siglato dai ribelli e dal governo, infatti, nel corso dell’anno si sarebbe dovuta creare la regione autonoma musulmana con la supervisione dei Paesi vicini, chiamati a vigilare sul cessate il fuoco.

 

Il dialogo tra le due parti si è però bruscamente interrotto, nonostante gli appelli dei leader religiosi cattolici ed islamici, e la paura di nuove violenze confessionali costringe molti cristiani del sud a fuggire verso zone più sicure.

 

Garcia, un contadino locale, racconta: “Il Fronte islamico è arrivato d’improvviso, ed ha dichiarato di essere il legittimo proprietario della terra, che un tempo apparteneva a dei musulmani. Ci hanno minacciato con i fucili, e siamo scappati. La polizia vuole evitare spargimenti di sangue, e non interviene”.
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