sabato, 29 marzo 2008

parlamento europeo: «l'islam non è una religione violenta»




Film anti-Corano tolto dal sito: "Minacce"




«Lasciandolo avremmo pagato un prezzo troppo alto». Onu, Ban Ki-moon ha condannato la diffusione del film


L'AJA- Dopo le polemiche e le condanne, arrivano le minacce. Così lo staff del sito Liveleak.com spiega il perché della rimozione del film anti islamico «Fitna», opera del deputato dell’estrema destra olandese Gert Wilders messa online poche ore prima. Nel messaggio che compare in sostituzione del filmato si legge di «minacce di natura molto grave» contro le persone che lavorano nel portale web e di «disinformazione» da parte di alcuni media britannici. «È un giorno triste per la libertà di espressione nella Rete - prosegue lo staff del sito -, ma per rispettarla avremmo dovuto pagare un prezzo tropo alto». La pellicola è stata tuttavia diffusa in tutta la Rete attraverso numerosi siti di file-sharing. Sempre venerdì era stato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon a condannare «nei termini più forti possibili» la diffusione del film. Nel cortometraggio il deputato olandese definisce la religione islamica «nemica della libertà» e il Corano un testo fascista. La pellicola si intitola «Fitna», parola che in arabo viene utilizzata per indicare contrasti o controversie religiose.







«NO A UN DISCORSO CHE INCITA ALL'ODIO» - «Condanno nei termini più forti la diffusione del film anti-islamico offensivo di Geert Wilders», recita una dichiarazione letta dal portavoce Michele Montas. «Non vi è alcuna giustificazione per un discorso che incita all'odio o alla violenza. In questo caso non è in gioco il diritto alla libertà di parola». Il segretario generale «riconosce gli sforzi del governo olandese per fermare la diffusione di questo film e chiede a chi è comprensibilmente offeso (da queste immagini) di rimanere calmo. La libertà deve sempre essere accompagnata da responsabilità sociale». «L'Onu è il centro degli sforzi mondiali per portare avanti reciproco rispetto, comprensione e dialogo -conclude Ban Ki-moon- . Dobbiamo anche riconoscere che la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto».




UNIONE EUROPEA - «A nome del Parlamento europeo respingo in modo assoluto l'interpretazione contenuta nel film che l'Islam è una religione violenta». Al segretario generale dell'Onu fa così eco il presidente del Parlamento europeo Hans Gert Poettering, esprimendo tra le altre cose solidarietà al governo olandese che «crede in una società aperta e tollerante». «Il contenuto del film sembra ideato per offendere la sensibilità religiose dei musulmani in Olanda, in Europa e nel mondo», sottolinea Poettering, secondo il quale «il rispetto reciproco e la tolleranza sono le precondizioni perchè islamici, cristiani e persone di altri credi, o che non ne hanno, possano vivere in pace insieme».




CRITICHE DAI PAESI MUSULMANI - Reazioni di censura al film anche dai paesi islamici, come Giordania, Iran, Egitto, Bangladesh e dalle grandi organizzazioni islamiche. Non si è arrivati fortunatamente alle violenze di due anni fa, quando a scuotere il mondo musulmano fu la pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto. In Pakistan decine di persone hanno organizzato una manifestazione di protesta, ma non violenta, contro il film di Wilders, nei pressi di una moschea a Karachi. In piazza anche sostenitori del più importante partito islamico del Pakistan, Jamaat-e-Islami, che hanno chiesto che il governo interrompa immediatamente le relazioni diplomatiche con i Paesi Bassi.




«NON MI ASSUMO RESPONSABILITA'» - Nel frattempo Wilders ha fatto sapere di non assumersi la responsabilità di possibili rappresaglie contro i Paesi Bassi dopo la diffusione su internet del suo film anti-Islam. «Spero non accada nulla - ha dichiarato il parlamentare olandese - ma se dovesse succedere qualcosa i responsabili saranno coloro che commettono l'atto, non io».




 I CODARDI SI INCHINANO DAVANTI ALLE MINACCE DEI BARBARI. MI FATE SCHIFO.




L'ISLAM E'MALVAGIO. IL CORANO E'MALVAGIO.




APRITELO, LEGGETELO.




NEGARE L'EVIDENZA NON CAMBIERA' LE COSE.



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mercoledì, 26 marzo 2008

"Noi ex musulmani viviamo nel terrore"


Milano - «Il mio nome è Hamid Laabidi. Il giorno che mi sono battezzato è il 25 aprile 1997». Comincia così il racconto di un uomo di origine marocchina che ha compiuto un percorso di fede per il quale tanti musulmani, anche in Italia, rischiano la persecuzione. Al Giornale Hamid, mediatore culturale di 42 anni, racconta com’è avvenuta la sua conversione al cristianesimo, tra le perplessità di alcuni correligionari e la diffidenza di chi vede un musulmano entrare in chiesa per la prima volta.


In provincia di Vercelli da quasi vent’anni, oggi vive a Borgosesia. Ricorda la difficoltà di un percorso di conversione maturato «dopo sei anni di ricerca spirituale portata avanti senza tagliare i ponti con gli altri musulmani». «Parlando con loro – racconta – avvertivo un pregiudizio, poi sono arrivate minacce concrete se fossi diventato cristiano e sono stato frenato. Col tempo, però, ho capito che se noi ci sentiamo deboli e abbiamo paura di convertirci, i fanatici dell’islam si sentono forti e pensano di poterti spaventare». «Inizialmente ci hanno provato – spiega Hamid –. Ricordo gesti e parole violente nei miei confronti. Devo ringraziare la comunità cristiana che mi è stata vicina e la cittadinanza che ha rispettato il mio nuovo percorso. Gli altri musulmani, invece, sono stati messi di fronte al fatto compiuto. Si sono ritrovati un mediatore culturale cristiano. Se un immigrato musulmano aveva bisogno di me non poteva fare a mano di parlarmi. Così le cose si sono quasi normalizzate».


Ma nel frattempo il fanatismo di chi non accetta la libertà di culto è cresciuto nelle comunità islamiche italiane, spiega Hamid, soprattutto con l’ingresso di immigrati che lo hanno importato dai Paesi di origine, «dov’è inconcepibile che un fratello possa abbandonare l’islam». Secondo Hamid è ancora troppa l’ignoranza che i governi di certi Stati arabi trasmettono ai cittadini, che mantengono il loro pregiudizio anche dopo l’arrivo in Italia. «Sembra più difficile scegliere liberamente il proprio credo qui che non a Rabat – conclude – dove ogni tanto faccio ritorno ed entro tranquillamente in chiesa».


In Italia ci sono infatti centinaia di convertiti che vivono in segreto la nuova condizione, almeno inizialmente. Alcuni sono riusciti a superare la paura grazie al sostegno di cittadini italiani. Altri stanno chiedendo consiglio ad amici immigrati che vivono in Italia da più tempo. È il caso di Ahmed Mohamed, padovano di origine egiziana che al Giornale confida le difficoltà di un musulmano che vorrebbe convertirsi. Lui, per esempio, lo ha fatto soltanto a metà. Non ha ricevuto il battesimo perché non si sente tutelato: «Lo Stato pensa che nelle comunità islamiche siamo tutti fratelli, mentre lo scorso anno hanno dato fuoco alla mia auto per intimorirmi. La diffidenza è molto forte – spiega – perché assumendo un nome cristiano si capisce che hai lasciato l’islam». Ahmed ha però superato le perplessità dei familiari e le ire di alcuni correligionari, assicurando almeno al suo primogenito il battesimo. «Per i miei genitori è stato quasi un disonore quando mi sono presentato con un crocefisso addosso, mentre a Padova, dove la situazione è sempre più tesa, non posso certo ostentarlo».


La libertà religiosa è ancora tabù nelle comunità islamiche. Per questo è stata richiesta massima riservatezza da altri venti musulmani che hanno trovato il coraggio di ricevere il battesimo in Italia proprio in questi giorni. Sono diventati cristiani nelle festività pasquali, ma in segreto.

Quattro egiziani sono stati battezzati in Sicilia, nel Palermitano. Due tunisini in Calabria, una donna nel Viterbese. Altri due stanno invece valutando di sposarsi in una chiesa di Modena, sempre con il sostegno della comunità cristiana.


Francesco De Remigis (Il Giornale)

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lunedì, 24 marzo 2008

La mia Scelta



di MAGDI ALLAM



Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.

Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano». Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam».

Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo» che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.



Il punto d’approdo

La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam», legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato», assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.



La scelta e le minacce

Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.



Basta con la violenza

Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.



Magdi Allam

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domenica, 23 marzo 2008




Sarebbe passata quasi inosservata, a parte l’emozione, la tensione di loro, i sette catecumeni che dovevano ricevere il battesimo per mano del Pontefice durante la veglia pasquale. Cinque uomini e due donne. Ma tra loro, a San Pietro, un personaggio decisamente speciale: Magdi Allam, giornalista-scrittore di origine egiziana, vicedirettore del Corriere della Sera. Lui, da tempo fustigatore dell’oltranzismo musulmano, a 56 anni, ha «abiurato» l’islam per abbracciare la fede cattolica.

Una scelta tanto coraggiosa quanto pericolosa: come non immaginare che su di lui si possa scatenare qualche «fatwa» mortale. «È un uomo adulto, libero di fare la sua scelta personale», sdrammattizza, il portavoce dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), l’imam Izzedin El Zir. «L’importante è che ogni persona viva la sua religiosità in modo pacifico e rispettando le altre religioni». Le critiche di Allam all’Ucoii? «Accettiamo le critiche, non le bugie». Ma El Zir preferisce non esprimersi a proposito dell’ipotesi che il battesimo di Allam si configuri, per la giurisprudenza islamica, come un caso di apostasia: «Non ho gli elementi per dirlo», afferma. Padre Lombardi, capo della sala stampa vaticana, spiega che «chi chiede di ricevere il Battesimo dopo una profonda ricerca personale, una scelta pienamente libera e un’adeguata preparazione, ha il diritto di riceverlo». «Per parte sua - ha aggiunto padre Lombardi - il Santo Padre amministra il Battesimo nel corso della liturgia pasquale ai catecumeni che gli sono stati presentati, senza fare differenza di persone, cioè considerandoli tutti ugualmente importanti davanti all’amore di Dio e benvenuti nella comunità della Chiesa».

Giornalista di fama nazionale, Magdi Allam è uno dei partecipanti più influenti e in vista nel dibattito del rapporto tra Occidente e mondo arabo, argomento al quale ha dedicato diversi libri e del quale discute spesso come invitato ai principali talk-show politici. In qualità di editorialista e inviato speciale, si occupa degli eventi politici, economici, sociali e culturali dell’area mediorientale, comprese le tematiche trasversali come il terrorismo, l’Islam, l’immigrazione, il confronto fra le civiltà e i rapporti Nord-Sud.

Le sue posizioni, spesso molto vicine a quelle dei critici più severi del mondo islamico (dura condanna di numerose associazioni islamiche da lui ritenute estremiste, proposta del divieto di costruire nuove moschee, elaborate teorie riguardanti asseriti rapporti occulti tra moschee e gruppi terroristici che ne avrebbero in alcuni casi anche finanziato la costruzione), non mancano di suscitare dibattiti tra i difensori più strenui dell’identità dell’Occidente e le posizioni più aperte verso l’influsso delle altre culture.

Diana Alfieri (Il Giornale)



Eh,ma dicci, se gli "elementi" li avessi?Eh?




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domenica, 16 marzo 2008

Riporto dal blog di kriticon (http://kritikon.ilcannocchiale.it/)


La Francia comincia a fare i conti con l’islam politico. E non sarà una passeggiata.




Tratto da: http://gaelle.hautetfort.com/



Proprio per le elezioni municipali di Strasburgo in programma domani (16 marzo) la Francia ha avuto l’onore di poter vedere il vagito del primo Partito islamista “nostrano”: Il Partito dei Musulmani di Francia.


 



Cosa chiedono questi musulmani?


Beh, come si vede sotto, domandano:


La concessione di tombe “eterne”. Non è uno scherzo.

Per un musulmano non è ammessa una pratica quale la “riduzione” delle spoglie (tanto per capirci liberare un fornetto dopo quarant’anni o una tomba interrata dopo dieci anni).

Sarebbe una profanazione (Facciamoci a capire, Algeri ha quaranta cimiteri, oramai stracolmi e l’estensione delle aree cimiteriali verranno raddoppiate nei prossimi trent’anni, auguri!).


Scuole islamiche (traduco alla lettera) che accolgano le ragazze musulmane che la legge liberticida sul velo (proibito ndK) condanna alla mancata scolarizzazione.


Pasti halal in tutte le mense scolastiche e gli ospedali (anche qui ho tradotto alla lettera)


Luoghi di culto degni di essere chiamati tali per i musulmani di Strasburgo


Orari riservati alle donne musulmane nelle piscine pubbliche


 






 


Vogliamo far finta che sia normale?

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venerdì, 07 marzo 2008

Far uscire  o meno un film che denuncia la brutalità coranica? La mia idea penso sia chiara, ma nel pubblico dibattito se ne discute....vediamo un po':


da una parte un vile buonismo senza fondamento (chiunque abbia letto il Corano sa che è pura istigazione all'odio per l'umanità), subito dopo parole chiare e razionali.


Posto due interventi diversi. Giudicate voi.


 


«Non colpire i sentimenti religiosi»


D'Alema frena sul film anti-Corano del politico olandese Wilders


 





DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BRUXELLES — «Io non apprezzo che vengano offesi o colpiti i sentimenti religiosi di chicchessia»: come tutti i suoi colleghi ministri degli Esteri dei Paesi Nato, riuniti ieri a Bruxelles, Massimo D'Alema si è trovato sul tavolo il «dilemma Wilders». E si è sentito rivolgere dai giornalisti le domande che in queste ore vengono rivolte un po' a tutti: l'Olanda deve proibire il film anti-Corano del suo deputato populista Geert Wilders, come le chiede una parte del mondo musulmano che si dice offeso e ferito? O deve lasciare che il film venga diffuso, in nome della libertà di espressione? La Commissione europea si è espressa l'altro ieri per questa seconda linea.



Il suo vicepresidente Franco Frattini ha detto che Wilders «può dire e filmare ciò che ritiene più opportuno», assumendosi «tutte le sue responsabilità individuali ». L'eurodeputato Mario Borghezio ha invitato il collega olandese a Strasburgo. Pur senza entrare direttamente nella polemica («non sappiamo neppure che cosa ci sia in questo filmato») D'Alema prende le distanze: «Non è mai una cosa apprezzabile, che vengano colpiti i sentimenti religiosi altrui: e lo sarebbe ancor meno in un momento delicato come questo». Il problema riguarda anche la Nato e i suoi 43 mila militari in Afghanistan, perché — come ha detto il segretario dell'organizzazione, Jaap de Hoop Scheffer — potrebbero essere loro i bersagli di eventuali ritorsioni, una volta andato in onda il documentario che paragona — così almeno ha annunciato Wilders — il Corano al «Mein Kampf» di Hitler. Per ora, non si ha notizia di misure di allarme, né di minacce specifiche (mentre in Olanda il Coordinamento anti-terrorismo ha elevato il livello di allerta).


(www.corriere.it)


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Qui invece è Ali Sina che parla (molto più saggiamente, ma rispetto a D'Alema ci vuole pochino) :  http://www.italian.faithfreedom.org/website/FAQ.htm


E’ giusto essere irrispettosi verso una religione in cui non crediamo e sputare sull’immagine dei loro fondatori?


Non è giusto essere irrispettosi verso le persone. Ma le credenze non sono persone. C’è una differenza tra essere irrispettosi e calunniare una persona, ed essere sinceri e affermare i fatti che possono offendere qualcuno che crede a delle bugie a cui è attaccato.

Maledire, insultare e essere scortesi è rilevatore della nostra stessa mancanza di educazione e carattere. Muhammad stesso usava invocare la maledizione di Allah sui suoi nemici, a volte per trenta giorni consecutivi. Ha persino maledetto suo zio e le persone morte. Non dobbiamo seguire il suo esempio. Dobbiamo fare di meglio.


Le persone devono essere rispettate, le credenze no. Le credenze devono essere scrutate e se le troviamo sbagliate, devono essere abbandonate.

Alcune credenze sono malvagie. E’ assurdo rispettarle solo perché qualcuno potrebbe offendersi. Se le persone sono offese dalla verità, allora lasciamo che si offendano. La verità deve essere detta che agli amanti delle bugie piaccia o no.




Le persone devono rispettare le credenze delle altre persone invece di insultarle e provocarle, offendendo ciò che è sacro per loro.


Se credi che le credenze delle persone debbano essere rispettate, per favore dicci come giustifichi le irruzioni di Muhammad nella Ka’ba e la distruzione degli idoli delle persone che credevano in essi?

Muhammad non solo insultò i non credenti e le loro sacre credenze, li ha assaltati, uccisi e ha imposto con la forza la sua versione della verità su di essi.

Nella mia scuola di pensiero, le credenze non meritano alcun rispetto. Devono essere confrontate, scrutate e se troviamo falsità, criticarle e rigettarle. Sono le persone che devono essere rispettate.


Io rispetterei i diritti di un nazista ma parlerei apertamente contro la sua dottrina di odio. Rispetto i diritti dei Musulmani di credere nella loro dottrina di odio che ha richiesto la mia morte, ma non posso rispettare la loro religione che non rispetta nulla, nemmeno la vita umana. La combatterò finché non sarà distrutta.

Mi piace la varietà e credo nella diversità. Ma combatterò contro il nazismo, il KKK, l’Islam e altre dottrine di odio. Le ragioni per cui combatto contro di esse è che se non le distruggiamo, loro distruggeranno tutto nel loro sentiero e schiacceranno la diversità che tu e io abbiamo cara.

Come può qualcuno può giustificare questi versi carichi d’odio nel Corano? Loro non sono rispettosi dei diritti delle altre persone di scegliere la loro vita.


9:123 O voi che credete! Combattete contro gli infedeli, che trovino durezza in voi.


9:5 Uccidete gli idolatri ovunque li troviate.


9:23 O voi che credete! Non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se amano l’infedeltà sopra la fede: chi di voi li prenderà sarà tra i perdenti.


9:28 O voi che credete! In verità, i mushrikun (infedeli) sono najif (impuri). Dunque non lasciate che si avvicinino a al-Masjid-al-Haram (Mecca) dopo questo anno.


9:29 Combattete coloro che non credono in Allah e nell’ultimo giorno…e combattete la Gente del Libro (Cristiani ed Ebrei), che non scelgono la religione della verità (Islam) finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.


2:193 Combatteteli finché non ci sarà altro tumulto e la religione sia solo per Allah.


3:28 Non lasciate che i credenti prendano per amici o aiutanti degli infedeli in preferenza a dei fedeli: chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che non temiate qualche male da parte loro. Ma Allah raccomanda di aver paura di lui; l’obiettivo finale è verso Allah.


3:85 Colui che desidera una religione al di fuori dell’Islam, non sarà accettato; nell’altra vita sarà tra i perdenti.


5:10 E tutti coloro che non credono e rifiutano i Nostri Segni, sono gente dell’Inferno.


22:19 Ai miscredenti saranno cucite vesti di fuoco, e sulle loro teste sarà versata acqua ribollente.


25:52 Dunque non obbedite agli infedeli, ma lottate contro di loro vigorosamente.


47:4 Quando incontrate gli infedeli, colpite le loro teste; quando poi li avrete soggiogati, legateli strettamente.


66:9 O profeta! Combatti contro gli infedeli e gli ipocriti, e sii austero con essi. L’inferno sarà la loro casa, quale triste rifugio!


Muhammad era così indolente riguardo alle credenze dei Quraysh che alcuni dei loro capi si incontrarono con Abu Talib, lo zio di Muhammad, e lo pregarono di intercedere presso il nipote per trattenersi dall’insultare i loro dei. Dissero: “Questo tuo nipote ha parlato obbrobriosamente dei nostri dei e della religione: e ci ha trattato come folli, e ha detto che i nostri antenati sono persi. Ora, vendicaci tu stesso del nostro avversario; oppure (vedendo tu sei nella nostra stessa situazione), lasciacelo in modo che noi possiamo prenderci la nostra soddisfazione.” Abu Talib rispose loro dolcemente e questi se ne andarono. Ma visto che gli abusi verbali di Muhammad nei confronti delle loro credenze non diminuirono tornarono da Abu Talib in una grande esasperazione; e aggiunsero: “Ora veramente non possiamo più avere pazienza riguardo ai suoi abusi nei nostri confronti, dei nostri antenati, dei nostri dei, quindi sarai tu a dirgli di trattenersi, oppure prendi parte con lui in modo che la faccenda possa essere decisa fra di noi”.


Katib al Waqidi, riporta che Abu Talib si rivolse il profeta e gli disse “In verità la tua gente ti ha chiesto una cosa ragionevole, che tu smetta di abusare di loro e dei loro dei”. Al chè egli rispose “Se anche portassero il sole nella mia destra, e la luna alla mia sinistra, per farmi desistere dalla mia impresa, in verità, io non desisterò da essa - finché il Signore non renderà manifesta la mia causa, o io muoia nella sua attuazione”.





Ciò che scrivete riguardo al profeta è offensivo verso chi tra di noi lo crede un messaggero di Dio. State insultando noi e la religione di più di un miliardo di persone.


Io non insulto le persone e non offendo le loro credenze. Io cerco i fatti e la verità. Se dico qualcosa che credo sia vero e questo ti offende, non è colpa mia. Se io rubo e tu mi accusi di essere un ladro, e puoi provare la tua affermazione non mi stai insultando. Stai semplicemente dicendomi la verità ed è tuo dovere avvisare gli altri che possono diventare mie vittime. Se i miei bambini si offendono di ciò è perché mi amano così tanto da non potersi confrontare con la verità. Ciò che loro devono fare è provare la mia innocenza o accettare il fatto che il loro beneamato padre non era un uomo perfetto. Ma se loro rispondono con male parole, allora sono loro che ti stanno insultando.

Quello che dico riguardo a Muhammad non sono insulti ma la verità.


     • Le uniche parole che conosco per descrivere una persona che ha massacrato i suoi prigionieri di guerra sono criminale e omicida di massa.

     • La sola parola che conosco per descrivere qualcuno che all’età di 54 anni si innamora di una bambina di 9 anni è pedofilo.

     • L’unica parola che conosco che descrive una persona che ha attaccato carovane di mercanti e rubato le loro merci è rapinatore.

     • Le sole parole che conosco per qualcuno che cattura esseri umani e li vende o chiede loro un riscatto per rilasciarli è mercante di schiavi e terrorista.

     • La sola parola che conosco per qualcuno che violenta una donna catturata lo stesso giorno in cui ne ha ucciso il padre, il marito e alcuni dei parenti è stupratore.

     • La sola parola che conosco che descrive una persona che ha mandato i suoi uomini ad uccidere i suoi avversari nel mezzo della notte è assassino.


Se pensi che queste siano parole offensive per favore suggeriscimi altre parole che siano meno offensive. Prometto di usarle al loro posto. Ma se i Musulmani si sono offesi perché credono che ciò che ho detto è falso allora devono provare che queste storie siano infondate.

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venerdì, 07 marzo 2008










Attentato Gerusalemme, fuochi d'artificio nella Striscia di Gaza



GERUSALEMME - La notizia del sanguinoso attentato compiuto questa sera nel più importante collegio rabbinico di Gerusalemme ovest, è stata accolta con i fuochi d'artificio nella Striscia di Gaza: lo hanno detto all'ANSA testimoni oculari. Migliaia di persone sono scese in piazza sparando in aria raffiche di mitra in segno di festeggiamento. Gli altoparlanti delle moschee stanno intonando canti. Un portavoce di Hamas, pur senza rivendicare l'attacco, ha detto che "questa è la risposta naturale contro l'aggressione sionista compiuta sul popolo palestinese, e non sarà l'ultima". 



 

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sabato, 01 marzo 2008

Mons. Saldanha: una nuova ondata di estremismo contro i cristiani



Lahore (AsiaNews) – Il presidente della Conferenza episcopale pakistana, mons. Lawrence John Saldanha, chiede al governo di proteggere i cristiani dall’ondata di nuova violenza islamica che si sta abbattendo su di loro. Il presule sottolinea che la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione e chiede ad Islamabad di intervenire per fermare le minacce ed i tentativi di conversione operati dagli estremisti islamici nei confronti delle minoranze nazionali.


Nel corso di un’intervista rilasciata ad Aiuto alla Chiesa che soffre, mons. Saldanha dice: “L’odio e l’intolleranza di gruppi musulmani composti da integralisti crescono di giorno in giorno. I ripetuti tentativi di convertire i cristiani all’islam non rappresentano soltanto una violenza, ma anche una violazione dei principi di libertà religiosa garantiti nella nostra Costituzione”.


L’arcivescovo di Lahore descrive il caso di un giovane cattolico, padre di 4 figli, rapito nei mesi scorsi da militanti della Jamaat-ul-Dawah, formazione terroristica di stampo fondamentalista: “Prima di riuscire a fuggire dai suoi rapitori, il giovane è stato torturato per costringerlo a divenire musulmano. Il suo è un caso esemplare, che spiega le nostre difficoltà”.


In Pakistan, aggiunge, “l’estremismo cresce di giorno in giorno, mentre sparisce la tolleranza nei confronti dei non musulmani. La situazione dei cristiani che vivono in aree remote è particolarmente difficile, perché lontano dalle città cresce l’odio e la discriminazione”.


Un fattore che “desta ancora più preoccupazione” è la pratica di rapire giovani donne cristiane, che vengono convertite all’islam con la forza e poi sposate dai loro rapitori: “Cose come questa non sono mai successe prima. Esse dimostrano cosa può succedere a chi vive in Paesi intolleranti. Noi cristiani siamo cittadini come tutti gli altri: vogliamo che i nostri diritti siano difesi come quelli del resto della popolazione”.

postato da: Labieno alle ore 17:58 | Permalink | commenti
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