«Ha offeso l’islam»: giornalista 23enne condannato a morte
Kabul. Un tribunale afghano ha condannato a morte «secondo la legge islamica» un giovane giornalista locale che era stato accusato di blasfemia. Sayed Perwiz Kambakhsh, 23 anni, che lavora per il quotidiano Jahan-e Now, ha ricevuto la notizia della sentenza capitale da parte della corte di primo grado della città di Balkh.
Kambakhsh potrà appellarsi e avrà diritto a ulteriori tre gradi di giudizio. Era stato arrestato tre mesi fa dopo che alcuni suoi compagni di università l’avevano denunciato per presunte ironie sull’islam e il Corano, oltre che per aver diffuso un articolo in cui si sosteneva che Maometto aveva ignorato i diritti delle donne.
Il fratello di Kambakhsh e il Comitato per la protezione dei giornalisti hanno protestato contro la sentenza, definita «profondamente ingiusta», e chiesto l’intervento dell’opinione pubblica internazionale sul governo di Kabul.
Alcuni anni fa altri due giornalisti afghani condannati a morte per la stessa ragione riuscirono a fuggire di prigione e a raggiungere l’Occidente, dove hanno ottenuto asilo.
(Il Giornale)
Scrissi tempo fa che l'Inghilterra è ormai perduta. Non esiste più. Esiste una provincia sottomessa, popolata di dhimmi masochisti. Oggi ne ho la riprova.
Facciamo un esempio: la mafia manda i suoi picciotti a chiedervi il pizzo. Vi minacciano, vi insultano,e per farvi capire che non scherzano, fanno fuori diversi tipi che, nel quartiere, di pagare pegno alla mafia e "portare rispetto", non ci pensano proprio.
Ma, ovviamente, la mafia non vuole sottomissione, o almeno non solo, vuole il "rispetto". La mafia prima di tutto non esiste, e in secondo luogo quelle persone che, a titolo personale, compiono determinati delitti, beh, offendono per primi proprio gli uomini d'onore, che invece il paese e il quartiere, "lo proteggono".....e ci siamo capiti: tu devi stare zitto, la mafia non ci sta, anzi, Don Calogero (baciamo le mani) ti vuol bene, ti stima....
Quest'edificante esempio m'è venuto in mente un secondo dopo aver letto questa notizia, che solo da un luogo abitato da servi autopunitivi, ossequiosi e che vivono in una realtà fittizia, poteva arrivare: l'Inghilterra.
Last updated at 22:16pm on 17th January 2008
Ministers have adopted a new language for declarations on Islamic terrorism.
In future, fanatics will be referred to as pursuing "anti-Islamic activity".
Home Secretary Jacqui Smith said that extremists were behaving contrary to their faith, rather than acting in the name of Islam.
Security officials believe that directly linking terrorism to Islam is inflammatory, and risks alienating mainstream Muslim opinion.
Insomma, loro ti sparano, ti fanno saltare in aria, ti odiano, ma tu non li devi definire tuoi nemici, riconoscendo da dove viene il pericolo, anzi, dì il contrario, che se no s'incazzano ancora di più , e invece di strozzare te e il tuo popolo lentamente, ti fan fuori in fretta, mentre così forse il coccodrillo ti mangerà per ultimo, dopo che gli avrai dato in pasto la tua famiglia e la tua dignità.
Il terorrismo islamico è islamico, islamico, islamico, islamico, islamico, nasce dal corano, dal corano, dal corano, da Maometto, da Maometto, da Maometto.
Questa è l'immonda realtà di una nazione che si sottomette al mentalità e alla minaccia di ritorsione degli islamici.
"Il sistema politico-sociale della dhimmitudine produce nella vittima una svalutazione di sè e, spesso, una autocolpevolizzazione quali si osservano tra gli schiavi, gli ostaggi, e le popolazioni vulnerabili e legalmente discriminate. La sottomissione della vittima deriva dall'insicurezza e dall'avvilimento insiti nel precetto che la sua vita viene riscatta tramite un tributo.
Private della loro storia e della loro identità, le società dhimmi tendono a diventare vere e proprie masse senza memoria, le quali, per sopravvivere, si rifugianmo nell'adulazione dei loro oppressori o nel silenzio autistico...... la dhimmitudine nasce infatti dal rifiuto della lotta, sostituita dalla resa pacifica, dai tributi e dalle lodi...."
Sempre riguardo all'aborto, un intervento meritevole di lettura:
http://filoapiombo.blogspot.com/2008/01/aborto-il-rovesciamento-della-laicit.html#links
«Istiga alla violenza» Espulso l’imam di Torino
Non scordiamoci che loro vogliono dominare il mondo
L’islam è un’ideologia che persegue il controllo del mondo. Non è solo una religione, è una dottrina politica imperialista. Ha tentato di conquistare l’Europa due volte. La prima volta fu respinto da Carlo Martello a Poitiers nell’anno 732, la seconda volta nel secolo XVII fu sconfitto già alle porte di Vienna. La nuova ambizione di conquista dell’islam è rinata in Egitto nel 1920, e per molti leader islamici il momento attuale è propizio per un terzo tentativo.
Come si vantò una volta il presidente algerino Boumedienne, il mondo islamico ha nell’utero delle proprie donne le armi che domani conquisteranno l’Europa. La crescente ostilità degli islamici verso l’Occidente è precedente il conflitto palestinese e data perfino a prima del colonialismo. Di sicuro la vicenda palestinese negli ultimi tempi ha fatto da catalizzatore dell’odio, ma se si risolvesse domani, quell’odio resterebbe intatto. L’Europa viene anche disprezzata perché è diventata fragile e debole. La sua permissività la induce all’indulgenza e la trasforma in una preda facile.
L’islam è ipocrita per principio. È legittimo mentire in certe circostanze, quando si servono gli interessi dell’islam. Si può perfino ostentare un ripudio della violenza totalmente falso. Naturalmente ci sono imam e Stati e cittadini musulmani che non appoggiano la violenza, ma non sono la maggioranza.
L’islam infatti vede la propria missione in Europa nella fase cosiddetta del dar-al-harb. Cioè si vede alla ricerca di zone che sono pronte ad essere conquistate, come la Francia, il Belgio, il Regno Unito, l’Italia. Gli studiosi più illuminati spiegano che è stato proprio il dialogo euro-arabo a portare alla graduale ma inesorabile trasformazione del continente europeo in una strana poltiglia asservita alle esigenze e alla cultura del mondo arabo.
Tutto, per esempio secondo Bat Ye ’or, la grande scrittrice di Eurabia, che ispirò l’ultima Fallaci, avrebbe avuto inizio con la crisi petrolifera del 1973 e con il progetto ambizioso di costruire un asse geopolitico e ideologico alternativo a quello americano e atlantico. In un arco di tempo relativamente breve l’Europa così ha sacrificato la sua indipendenza politica, oltre che i suoi valori culturali e spirituali, in cambio di garanzie in gran parte dimostratesi false contro il terrorismo e in cambio di qualche vantaggio economico.
L’islam detesta la donna, nel senso che la donna può vivere solamente rinchiusa, segregata, priva di qualunque strumento di emancipazione. Ne abbiamo avuto la dimostrazione anche in Italia e in tutto il resto d’Europa negli ultimi anni. Qualsiasi donna, qualsiasi ragazza che, educata secondo i principi europei, abbia tentato la sorte, ha rischiato la vita, torture, botte, e qualche volta è stata ammazzata.
Qualsiasi seria documentazione ampia e minuziosa può ricostruire la deriva dagli anni del pieno funzionamento del dialogo euro-arabo alle scelte perverse più recenti sul piano della politica estera: una ideologia antisemita e antisionista, la demonizzazione di Israele e degli Stati Uniti, lo sdoganamento del terrorismo islamico e di Yasser Arafat, fino alle recenti leggende metropolitane e ai tentativi di bugie sull’attentato dell’11 settembre e su quelli che sono seguiti a Madrid e a Londra. Questa politica naturalmente ha condotto e conduce alla mancata integrazione degli immigrati musulmani e al proliferare di cellule terroriste islamiche in tutto il continente europeo.
Tutto questo si può dire in semplicità e crudezza nelle parole di una dizionario. Basta leggerlo.
(Il Giornale)
Ma è un omicidio, lo dice la scienza
Dirò subito quello che penso, e pazienza se sarò espulso dal politicamente corretto consesso civile: l'aborto è un omicidio. Mi correggo. Che l'aborto sia un omicidio non è «quello che penso»: è una verità oggettiva, sperimentalmente verificabile da chiunque, basta osservare un'ecografia.
A causa di questa evidenza, appiccicare l'infamante marchio di «baciapile» a chi, come me, dice che «l'aborto è un omicidio», è una reazione sterile, inefficace e un po' vigliacca da parte di chi non ha altri argomenti se non quello di squalificare come retrogrado e bigotto chi lo mette di fronte a un fatto incontestabile. La fede religiosa qui conta zero, anzi meno di zero: ripeto, bastano gli occhi e la ragione per rendersi conto che con l'interruzione di gravidanza si distrugge una vita che è già cominciata. Che è già cominciata e che - come dimostrano tutti gli studi medici in materia: ripeto medici, non teologici - ha già una sua particolarissima autonomia, tanto che interagisce con la mamma e prova sensazioni positive o negative che lo segneranno anche dopo la nascita.
Fa veramente tristezza sentir ripetere ancora oggi che «solo la donna ha il diritto di decidere». È fin troppo facile rispondere a queste persone che anche loro furono embrioni, e che oggi non potrebbero dire quello che dicono se le loro madri avessero deciso che eliminarle era un «diritto». Basta ipocrisie, qui non è in gioco solo la libertà della donna: è in gioco anche la libertà di esistere a chi c'è già.
Per questi motivi, credo che sia sbagliata perfino la posizione di quei cattolici che dicono: «applichiamo la 194 anche nella sua parte che tutela la gravidanza». Sì, so perfettamente che la 194 prevede norme che incentivano la donna in difficoltà a scegliere la strada giusta, che è quella di non sopprimere il bambino. E so perfettamente, anche per esperienza familiare, che negli ospedali e nei consultori pubblici chi cerca di applicare quelle norme è ostacolato, quando non insultato come «terrorista», da chi sponsorizza la soluzione più veloce, che è l'aborto. Ma, anche se nella 194 c'è questa parte «buona» da valorizzare, penso che quella legge sia intrinsecamente sbagliata, perché rende legale un omicidio. Si obietta che prima si abortiva lo stesso, e in condizioni più pericolose per le donne. Vero. Ma a quella piaga si sarebbe dovuto reagire facendo di tutto per impedire situazioni del genere e aiutando le mamme in difficoltà: non legalizzando l'errore. Anche i furti, gli stupri e le rapine in villa esistono: ma nessuno si sogna di risolvere il problema rendendoli legali e controllati dallo Stato.
Che sia chiaro, chiarissimo: io non voglio che la donna che abortisce vada in galera. Ma ritengo che il danno della 194 non sia la sua incompleta applicazione. Il danno è che ha confuso le coscienze, ha creato falsi alibi, insomma ha instillato in molte donne (e in molti uomini: perché non dimentichiamoci che, così come si genera in due, si abortisce in due) la convinzione che l'aborto, se lo Stato lo consente, non è poi così sbagliato. È questa la colpa grave, gravissima, della 194, anzi di ogni legge che permette l'interruzione di gravidanza. E vengo al dibattito politico di questi giorni. Del dialogo destra-sinistra, del confronto tra laici e cattolici, dei rischi di spaccature, sconfitte politiche eccetera, non me ne frega niente. Certi scrupoli vanno bene quando si discute di riforma elettorale o di finanziaria: non quando si tratta di affermare un principio incontestabile, e cioè che un omicidio non può essere considerato lecito.
Mi inquietano anche certe prudenze della Chiesa. Con tutto il rispetto, non capisco come mai sia così intransigente sulle unioni civili, e timorosa nel chiedere l'abolizione della legge sull'aborto. Personalmente penso che anche in materia di matrimonio e famiglia la posizione della Chiesa corrisponda a una legge naturale; ma non c'è dubbio che per l'uomo di oggi sia molto più facile capire (che non vuol dire ammettere: ma capire sì) l'errore dell'aborto che non quello dei Dico. Ma poi: perché aver timore di perdere una battaglia politica? Ci sono cause che vanno combattute a prescindere dal risultato. Ci scandalizziamo per la pena di morte e la fame nel mondo, ma forse la nostra generazione sarà giudicata soprattutto per aver eliminato, con la benedizione della legge e con la quieta coscienza del mondo perbene, cinquanta milioni di bambini all'anno.
Michele Brambilla (Il Giornale)
Ho avuto la fortuna, del tutto casuale, di conoscere di persona un grande sacerdote e un grande uomo, una persona che non ha il timore di difendere apertamente e con la forza dell cultura, la libertà e la sua fede, Don Roberto Tassi.
Le mie parole contano poco, vi invito a farvi un'idea da soli della statura intellettuale e morale di Padre Roberto leggendo uno dei suoi meritevolissimi libri; per pura rapidità, riprendo recensione e presentazione da http://www.iostoconoriana.it/site/content.php?article.2295 che ha il merito di averne parlato a suo tempo.
Chi è Gesù per Maometto
di P. Roberto Tassi
Prezzo: euro 50 (+ 12 euro per le spese postali)
Editore: M.I.R. Edizioni
Pagine: pp. 516
Illustrazioni: 350 fra miniature e dipinti
Formato: A4
"Per illustrare il confronto fra Maometto e Gesù, ma non solo, mi sono servito delle miniature islamiche che rappresentano la personalità e la superiorità del profeta Maometto nei confronti di Gesù, che lo considera esclusivamente un profeta...guai dichiararlo figlio di Dio!
Infatti nel corano, sura 9,30, dichiara che è infedele colui che dice: il figlio di Maria è Dio. Allah li annienta.
In questo libro ho voluto far conoscere con un linguaggio molto semplice riportando i discorsi di Maometto – le sure – accompagnato dalle miniature islamiche così che con le stesse miniature uno comprende più facilmente che cosa dice Maometto di Gesù. Come la Chiesa dal V secolo in poi, per istruire i fedeli che non sapevano leggere il vangelo, si serviva della pittura e della scultura.
In questo volume ho affrontato l’insegnamento che il profeta ha ricevuto da Dio, secondo lui, che è invece tutta una sua invenzione per dominare l’uomo in contrasto con il messaggio di Gesù, non solo religioso ma anche politico, morale. Maometto non solo si è servito della spada oltre per razziare, si è fatto una sua morale per soddisfare i suoi desideri. Basta citare quello che ebbe a dire che le cose che amo di più al mondo sono le donne e i profumi; ma ciò che mi riconforta l’anima è la preghiera (Cfr. Al-Buhari, detti e fatti del Profeta dell’Islam, Utet, Torino,2003 pp.494-497), ma non solo invita i suoi amici a non sposare le donne che hanno già avuto rapporti sessuali e le vedove ma incita e dice ”non preferisci forse le ragazzine e le loro carezze?”
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