La porta spalancata
tratto da: Il Giornale, 17.1.2007.
(ma io l'ho recuperato dal benemerito www.storialibera.it ; visitatelo!)
Renzo MARTINELLI, regista autore de «Il mercante di pietre»
«Abbiamo 50 milioni di mussulmani in Europa e la trasformeranno in un continente mussulmano in pochi decenni... Vi sono segni che preannunciano la vittoria di Allah sull'Europa senza il ricorso a spade e fucili...». Quelle che avete appena letto non sono le farneticazioni di un imam visionario. No. Sono parole pronunciate da un capo di Stato. Per la precisione sono state pronunciate dal leader libico Muammar Gheddafi in una intervista rilasciata alla Tv araba Al-Jazeera e che La Stampa di Torino ha debitamente riportato tra virgolette il 3 maggio dello scorso anno. Queste frasi, che suonano minacciosamente come una dichiarazione di guerra, non hanno provocato nessuna reazione da parte della Farnesina. Né, per quanto mi risulti, nessun ministero degli Esteri europeo ha chiesto al Colonnello scuse formali. Ma perché meravigliarsi? Gheddafi non ha fatto altro che formulare con parole diverse l'assioma dominante tra le classi colte mussulmane: con le nostre leggi vi conquisteremo, con le nostre leggi vi domineremo. Dal 1970, circa 20 milioni di mussulmani sono immigrati in Europa e ci vivono legalmente. Venti milioni: l'equivalente di tre Paesi membri della Comunità Europea.
Ma niente paura: «Allah sta mobilitando la nazione mussulmana della Turchia collegandola all'Unione Europea e ciò porterà i mussulmani d'Europa ad essere cento milioni...». Che fare allora? Assolutamente nulla: «L'Europa ha un destino e così l'America: devono accettare di diventare mussulmane con il passare del tempo. Oppure dichiarare guerra ai mussulmani...».
Parole, anche queste, di Muammar Gheddafi. Lentamente, inesorabilmente, il mondo mussulmano sta ribaltando la lacerante sconfitta di Vienna del 1683. Perciò spiegatelo ai vostri figli e ai vostri nipoti: nel lungo periodo sono destinati a diventare «dhimmis», cioè cittadini di seconda classe. Senza alcun peso effettivo nella vita pubblica.
Centinaia di milioni di dollari vengono investiti ogni settimana per realizzare questo progetto. Yossef Bodansky, un esperto mondiale di terrorismo, ha scritto che «il fondamentalismo islamico ha costituito una struttura finanziaria che si serve del sistema bancario europeo e fa girare i soldi anche attraverso l'Africa e l'America Latina. I fondi sono sepolti in numerosi enti di copertura, molti dei quali sono società che possiedono forti quote in istituti finanziari, immobiliari e commerciali di tutto il mondo... Il sistema è complesso, intricato, stratificato e capillarmente diffuso... Nessuno sa con precisione quanto denaro circoli attraverso questi canali. Le stime disponibili sono incomplete, eppure lasciano senza fiato...».
Perciò rassegniamoci. L'Europa si sta scientemente suicidando. Si sta suicidando culturalmente. Demograficamente. Politicamente. Sta consentendo alla cultura mussulmana atteggiamenti e prevaricazioni che non ha concesso a nessun'altra cultura in tutta la sua storia precedente. È riuscita a scrivere una Costituzione di 70.000 parole senza mai citare il termine «cristiano» o «cristianesimo». Sta abbassando i suoi tassi di natalità molto al di sotto del livello di sostituzione, creando un baratro demografico nel quale si stanno riversando migliaia di immigranti islamici. Sta approvando leggi che consentiranno a questi immigranti islamici di ottenere automaticamente la cittadinanza dopo un limitato numero di anni.
Un teologo cattolico, George Weigel, si è posto una domanda agghiacciante: «Nell'arco di qualche decennio, la maggioranza di teenager in Olanda sarà mussulmana; che cosa succederà alla politica dell'Olanda quando questi teenager diventeranno adulti elettori?». Cercherò di rispondere a questa domanda seguendo l'insegnamento di un grande storico francese, Marc Bloch, il quale sosteneva che è proprio dall'ignoranza del passato che fatalmente nasce l'incomprensione del presente.
Torniamo dunque indietro nel tempo, alla primavera del 1453. Quell'anno, l'esercito ottomano sta assediando l'estremo baluardo dell'Impero romano: Bisanzio. Maometto II ha radunato sotto le mura della città un esercito di 160.000 uomini. Dispone di armi micidiali e di un cannone d'assedio. Molte brecce sono state aperte nelle mura esterne. Scarseggiano il cibo e l'acqua. I cadaveri degli assalitori si ammucchiano a migliaia, travolti da fiumi di pece e olio bollente. Ormai consapevole del destino che attende Bisanzio, l'Imperatore Costantino XI ha inviato numerosi messaggeri al Papa, a Venezia, a Genova, alla ricerca disperata di aiuto. Ma l'Europa sembra indifferente al destino della più straordinaria cattedrale dell'Impero romano d'Oriente: Santa Sofia. Per due mesi ogni attacco è stato respinto. La città ancora resiste. I bastioni sembrano impenetrabili.
Una notte, un plotone di giannizzeri si aggira tra il primo e il secondo bastione. Ad un certo punto, si imbattono in una piccola porta rimasta inspiegabilmente aperta: la Kerkaporta, una delle porte più piccole delle mura cittadine, solitamente usata dai pedoni nelle ore in cui le porte principali sono chiuse. I giannizzeri la osservano increduli. Pensano ad un tranello: come è possibile che una porticina incustodita li possa portare direttamente nel cuore di Bisanzio?
Eppure è così. Chiamano rinforzi. E un intero esercito penetra nella città assediata e la distrugge. Maometto II entra a cavallo nella cattedrale di Santa Sofia, rimbombante di lamenti e di grida disperate. Lentamente si fa un silenzio assoluto. E nel silenzio si sente la voce del Sultano che ordina ai muezzin di invitare i fedeli alla preghiera. In Santa Sofia finisce il dominio della Croce ed inizia a quello della Mezzaluna.
E, per dirla con le parole di Stefan Zweig, «con un brivido di terrore l'Europa si rende conto che, grazie alla sua ottusa indifferenza, ha fatto irruzione, attraverso la Kerkaporta fatalmente aperta, una violenza distruttrice che per secoli terrà in un paralizzante laccio le sue forze...».
Ecco. È proprio questo il punto: l'Europa di oggi dimostrerà ancora una volta la sua ottusa indifferenza? Dio non voglia. Perché se così fosse, la concessione del voto ai mussulmani sarà la Kerkaporta che distruggerà l'Occidente.
Tutto ciò m'è venuto in mente leggendo, stamani, questo:
Presepe islamico a scuola,Gesù in moschea e le donne hanno il burqa
Un «villaggio globale» al posto del tanto atteso presepe. È questo il regalo di Natale offerto ai pochi alunni cattolici e italiani che frequentano la scuola elementare e scuola per l’infanzia Carlo Pisacane di via Acqua Bullicante, nel quartiere di Torpignattara a Roma. Sono anni che se lo vedono negare. La ragione? Semplicemente non offendere il credo religioso della maggioranza degli scolari (il 65% secondo i dati ufficiali del Comune sono stranieri, costituendo un record per la Capitale).
Dopo anni di attesa e di pressanti richieste da parte dei genitori degli alunni italiani, finalmente le autorità scolastiche hanno ceduto. Il risultato però non è quello sperato. Al posto del tradizionale presepe, all’interno della scuola è stato composto un «villaggio globale» dove c’è di tutto. Dal minareto sullo sfondo di un cielo stellato alle donne coperte dal burqa. Un lavoro - secondo le intenzioni di chi lo ha allestito - che ha per obiettivo quello di facilitare il multiculturalismo e la coabitazione. Un grosso pastrocchio, invece, per chi non vorrebbe rinunciare a sani valori religiosi.
I genitori si sono mobilitati e hanno denunciato al municipio questa e altre discutibili decisioni dell’amministrazione scolastica. Alcuni consiglieri circoscrizionali, scortati dal deputato Fabio Rampelli (An), si sono quindi presentati alla porta della scuola per verificare quanto denunciato dai genitori dei bambini italiani. La direzione scolastica si è rifiutata, però, di farli entrare. «Abbiamo interpellato anche il provveditorato - racconta il parlamentare di Alleanza nazionale - dove però ho avuto risposte sconcertanti. Mi hanno detto che un deputato non ha diritto a entrare in una scuola senza l’autorizzazione del dirigente scolastico».
La Carlo Pisacane è un simbolo (e non si sa se in positivo) dell’integrazione multirazziale nella capitale. È l’istituto scolastico pubblico con il più alto numero di bambini stranieri (basti pensare che alla Nino Bixio nella Chinatown dell’Esquilino le presenze straniere si fermano al 51%). In una classe della Pisacane c’è addirittura un solo bambino italiano cui fanno compagnia diciotto coetanei della più varia provenienza. E questo contravvenendo anche alle stesse disposizioni ministeriali contenute nel testo Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (2006) dove si precisa che questi devono essere distribuiti in maniera equilibrata nelle classi in modo da ridurre «disuguaglianza e rischi di esclusione sociale».
La questione del presepe travestito da «villaggio globale» fa impallidire credenti e non. Viene spontaneo, infatti, chiedersi cosa c’entri una donna col burqa in un simile contesto (per non parlare del minareto).
Al peggio, però, non c’è mai fine e qualche mamma ricorda ancora con forte disagio l’esperienza passata durante l’ultima celebrazione della fine del ramadan. «Mi hanno raccontato - spiega il senatore dei An - che tutti i bambini sono stati praticamente costretti a partecipare alla festa, visto che si è svolta durante l’orario scolastico».
«Inoltre - ricorda inorridito Rampelli -, quando sono usciti da scuola dopo quella festa, i bambini indossavano un cappello con scritte anti-israeliane del tipo “Io non consumo per la guerra, non comprare i prodotti israeliani per non finanziare l’occupazione dei territori palestinesi”».
Il triste Natale degli alunni italiani della Carlo Pisacane ora è diventato materia di un’interrogazione parlamentare (firmata proprio da Rampelli) che invita il ministro Fioroni a spiegare le ragioni di simili scelte prese dalla direzione scolastica.
Pier Francesco Borgia (Il Giornale)











