mercoledì, 31 ottobre 2007

I numeri della paura

Cinque disegni di legge, formulati apposta per fare contenti tutti, eppure ai due ministri autori del marchingegno i tre colleghi di governo hanno sdegnosamente risposto continuando ad astenersi, convinta solo la sempre ligia Emma Bonino. Cinque disegni, non decreti, devono andare in Parlamento, contando, non si capisce per quale ragione, vista la pochezza incosciente di alcuni punti e la carica dipietrista di altri, su una supposta mano tesa dell'opposizione; oppure ancora una volta Giuliano Amato e Clemente Mastella avranno scherzato. Si è astenuto anche uno dei beneficati, il solito Paolo Ferrero, quello che si definisce il ministro dei clandestini, e che ha ottenuto un nuovo permesso di soggiorno per sanare situazioni di presenza straniera illegale. Non gli è bastato, non lo convince la sicurezza urbana, per lui è il nuovo fascismo.
Basterebbe l'attenzione minima che il governo Prodi riserva alla nostra vita quotidiana per farci sentire poco sicuri. Basterebbe, anzi avrebbe dovuto suscitare scandalo, che a presentare la Carta dei Valori, ovvero le regole che l'Italia stipula con i cittadini musulmani tutti, quindi anche con i laici e i liberali, con le donne che si battono per l'integrazione, Amato sia andato venerdì scorso in pompa magna alla Grande Moschea di Roma. Venerdì è giorno di preghiera, per forza. Lo stesso giorno il Giornale pubblicava la storia di un grazioso posticino a Brescia dove imam improvvisati e meno insegnano la fatwa, la maledizione che perseguita fino a morte chiunque ne sia colpito, perché ucciderlo è dovere di ogni buon musulmano. Forse sono tra quei clandestini che il ministro Ferrero vuole rapidamente sistemare. Magari andranno a lavorare nella megagalattica moschea di Bologna, che il sindaco Sergio Cofferati vuole costruire a ogni costo, anche se ne esiste una più che sufficiente. O in quella di Colle Val d'Elsa, pure gigantesca e inutile, visto che i musulmani nella zona sono non più di duecentocinquanta, contro la quale ostinatamente si batté Oriana Fallaci.
Ecco che, sentendoci molto più che sicuri, arrivano infausti i numeri di un esauriente rapporto della Caritas, alla quale si spera che il ministro Ferrero non attribuisca malevoli intenzioni ratzingeriane. Nel 2006 il trend di crescita (700mila in un anno) è stato tale che, se sarà confermato, farà arrivare fra 20-30 anni gli stranieri a 10 milioni. È aumentata la presenza delle donne rispetto agli uomini (49,9%), c'è da tremare sapendo che l'85 per cento di loro vive segregato. Il 18,4% sono minori, una gran parte costretti a elemosina e furti. I rumeni, col 15,1% di presenza, sono la comunità più numerosa, perfino Walter Veltroni ormai ne denuncia la pericolosità; seguono i marocchini (10,5%), gli albanesi (10,3%), gli ucraini (5,3%). Sei immigrati su 10 vivono al Nord; al Centro c'è il 26,7%, al Sud il 10,2% e nelle isole il 3,6%. Gli stranieri irregolari intercettati nel 2006 dalle forze dell'ordine sono stati 124.383, già pochissimi. Di questi solo il 36,5% è stato rimpatriato effettivamente, tutti gli altri tornano, in compagnia, visto che da noi si manda via per finta.Del nostro mare la Caritas scrive che è uno sconfinato cimitero. Sulla nostra terra sei italiani su dieci dicono di aver paura.


Maria Giovanna Maglie  (Il Giornale)

 

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sabato, 27 ottobre 2007

Brescia, la scuola per imam insegna l'integralismo

Un’iniziativa esemplare: oggi e domani si svolgerà a Brescia il primo corso di formazione per gli imam italiani. Una settantina di persone seguiranno per due giorni le lezioni di Salem Shekhi, un docente di teologia islamica. Che male c’è, direte voi? L’organizzatore, Abdoulkheir Bregheiche, assicura di «voler colmare una lacuna rispetto ad altri Paesi europei aiutando gli imam ad approfondire le conoscenze teologiche ma anche a capire la realtà italiana ed europea». Anzi chiede «il sostegno delle istituzioni italiane nell’ambito di quei diritti che la Costituzione prevede per tutte le religioni».
Peccato che durante le lezioni proprio quei diritti verranno messi pesantemente in dubbio.Già, perché Abdoulkheir Bregheiche è presidente dell’Alleanza islamica, e membro dell’Ucoii, l'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia, nota per essere l’organizzazione più radicale tra quelle ammesse nella Consulta islamica. E soprattutto perché il professor Salem Shekhi non è un teologo moderato, ma un esponente di spicco del Concilio europeo per la Fatwa e la Ricerca, che ha sede a Dublino. Ed è difficile trovare in Europa un istituto tanto fondamentalista.
Il suo statuto proclama che la Shaaria, ovvero la legge islamica, è superiore sia alle leggi civili sia alla democrazia: «È una norma assoluta a cui si devono conformare tutti i valori e i comportamenti umani». Che cosa si propone il Centro? Di «unire le comunità islamiche residenti in Europa» al fine di emettere «fatwe collettive per ottenere il rispetto assoluto della shaaria».
E sentite cosa pensa il fondatore Yussuf al-Qaradawi, sulla separazione tra Stato e Chiesa: «Accettare il secolarismo significa negare la Guida divina e disobbedire agli ordini di Allah» e dunque è un reato paragonabile all’apostasia. Pensa che sia assurdo pretendere parità di diritti tra i due sessi, a cominciare dalle questioni ereditarie, «perché è nella natura delle donne essere mantenute dagli uomini». Quanto alla libertà religiosa, un musulmano che ripudia l’Islam «deve essere punito con la morte».Capito? Sono questi i valori che da stamane verranno insegnati a 70 imam residenti in Italia nell’auditorium del centro islamico di Brescia. Naturalmente in arabo, come dichiara al Giornale il portavoce dell’Ucoii Isseddin Elzir. È un’iniziativa «senza precedenti», ma di cui il governo è stato tenuto all’oscuro, al pari delle altre organizzazioni islamiche presenti nel nostro Paese. «Abbiamo organizzato tutto noi con l’Alleanza islamica», conferma Elzir, precisando che verranno impartite «lezioni di pensiero islamico, per adeguare l’interpretazione del Corano alla realtà moderna». Insomma, si tratterebbe di un innocuo corso di aggiornamento.
Poi Elzir si corregge: sono previste anche sessioni sulla Costituzione e le leggi civili della Repubblica. Queste, invece, in italiano. O almeno così pare. Quando chiediamo i nomi dei docenti il portavoce dell’Ucoii annaspa: «Stiamo aspettando le conferme». Insomma, a poche ore dall’inizio non sanno ancora chi salirà in cattedra, a parte l’imprescindibile Salem Shekhi.
E chi sono i settanta imam? Si sa soltanto che provengono da tutta Italia e che appartengono prevalentemente all’Ucoii. «Ma le iscrizioni sono libere, a condizione di non superare il numero massimo». Costo? Nulla, tranne quello della camera d’albergo, che è a carico dei partecipanti.
Prospettive? Eccellenti, secondo Abdoulkheir Bregheiche che si dichiara «aperto alla collaborazione con le università italiane» e «sollecita il sostegno delle istituzioni», perché la «comunità islamica in questo Paese è giovane, ma rappresenta la seconda religione. Se c’è la volontà politica, può trovare un suo organo rappresentativo». Insomma, chiede che venga riconosciuta un’unica voce: quella dell’Ucoii, dei suoi imam, dell’Islam oltranzista.

Marcello Foa (Il Giornale)

Integralismo.... il nostro amico cita il Corano, non s'inventa nulla. Quello si chiama Islam, ragazzi, è molto semplice.

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mercoledì, 24 ottobre 2007

SI CHIAMA RIGOBERTA MENCHU'
Un controverso Nobel per la pace


Leonardo Facco


Recensione di Guglielmo Piombini

Dopo il crollo del comunismo la sinistra occidentale è riuscita a conservare la propria egemonia culturale riconvertendosi dal marxismo al multiculturalismo. La sinistra multiculturalista non concentra più le sue critiche sulle strutture economiche della società capitalistica, come prescriveva il marxismo classico. Quasi nessuno oggi ha più il coraggio di chiedere l'abolizione della proprietà privata o la collettivizzazione dei mezzi di produzione. L'attacco prende invece di mira invece le "sovrastrutture" culturali della società, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte.

Dietro una facciata relativista, il multiculturalismo combatte tutto ciò che appartiene al passato storico dell'Europa. Quest'odio profondo per il nostro retaggio religioso e culturale, motivato da un intenso sentimento di rivalsa, si manifesta con l'esaltazione acritica di tutte le culture estranee all'Occidente, comprese le più aberranti, e con il desiderio frenetico di ripopolare il vecchio continente con immigrati extraeuropei anche apertamente ostili.

Questa premessa serve a spiegare il senso di una delle operazioni propagandistiche più riuscite alla sinistra internazionale negli ultimi decenni: la creazione del mito di Rigoberta Menchú, l'indigena guatemalteca di etnia maya vincitrice nel 1992, a soli trentatre anni, del premio Nobel per la Pace.

La fama della Menchú si deve al libro di memorie scritto nel 1983 dall'antropologa Elisabeth Burgos Debray, l'ex moglie del famoso rivoluzionario francese Régis Debray, la quale nel 1982 trascorse otto giorni nel suo appartamento parigino sollecitando e registrando il lungo racconto di Rigoberta (l'edizione italiana, pubblicata dalla casa editrice Giunti di Firenze con il titolo Mi chiamo Rigoberta Menchú, è del 1987).

Il successo nelle librerie, nelle scuole e nelle università fu immediato, e fece della Menchú il simbolo degli indigeni dell'emisfero occidentale depredati e oppressi dai conquistatori europei. Come povera donna indios, la Menchú era un'icona perfetta del multiculturalismo perché riassumeva in sé tutte le caratteristiche più apprezzate dalle ideologie alla moda tra gli intellettuali progressisti.

Verso la metà degli anni Novanta cominciarono però a sorgere i primi dubbi sulla veridicità del suo racconto, anche perché sembrava strano che una contadina illetterata dell'America Centrale usasse con tanta disinvoltura il tipico frasario marxista dei radical-chic occidentali.

L'antropologo americano David Stoll fece delle accurate verifiche sul campo e nel 1999 pubblicò i risultati delle sue ricerche, che smascheravano cumuli di menzogne presenti nella testimonianza della Menchú.

L'editore e giornalista libertario Leonardo Facco, esperto del mondo latinoamericano, ripercorre i retroscena di questo clamoroso inganno in un libro agile ed efficace appena pubblicato dall'editore Rubbettino di Soveria Mannelli: "Si chiama Rigoberta Menchú. Un controverso premio Nobel " (78 pp., € 10,00).

La famiglia della Menchú, ricorda Leonardo Facco, non era affatto povera, perché suo padre possedeva quasi tremila ettari di terra coltivabile; le dispute per questo terreno non nascevano dai tentativi di esproprio da parte dei ricchi proprietari terrieri discendenti dei conquistadores, ma da squallide beghe famigliari; suo padre non venne bruciato vivo dai militari all'interno dell'ambasciata di Spagna, ma rimase vittima di un incendio causato dalle bottiglie molotov dei dimostranti;

anche le uccisioni della madre, di tre fratelli e del nipotino compiute dalla polizia sono un'invenzione; la Menchú sostiene di essere rimasta analfabeta fino all'età adulta, ma risulta che abbia frequentato per otto mesi all'anno un ottimo collegio religioso privato; questo fatto rendeva impossibile la sua partecipazione alle attività politiche e insurrezionali descritte nel libro.

Non c'è da meravigliarsi che in Guatemala la Menchú non sia mai stata popolare come all'estero. I suoi concittadini sanno benissimo che le storie che racconta al pubblico occidentale sono piene di falsità e di esagerazioni. Alle recenti elezioni presidenziali, che si sono svolte il 9 Settembre 2007, la "portavoce del popolo oppresso" ha rimediato infatti un misero 3,05 % dei voti, nel silenzio imbarazzato degli organi d'informazione che hanno cercato di dare il minor risalto possibile alla notizia.

La Menchú si difende dalle denunce di frode accusando David Stoll di "razzismo", rispondendo elusivamente a tutte le obiezioni specifiche, e contestando la trascrizione di Elisabeth Burgos, con la quale è in lite per i diritti d'autore del libro. Gli intellettuali di sinistra continuano ad esaltarla perché "qualche inesattezza nel racconto non inficia la bontà della sua causa", e il comitato per il Nobel si è rifiutato di ritirarle il premio.

Come scrive Romano Bracalini nella prefazione del libro di Leonardo Facco, la menzogna è sempre stata un portato della dottrina totalitaria ed il comunismo ne ha fatta un'arte insuperata. Rigoberta Menchú viene dalla medesima scuola d'impostura.

(Il Domenicale, 20 ottobre 2007)

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martedì, 23 ottobre 2007

Da http://www.italian.faithfreedom.org/website/readArticle2.php?article=206

"Goditi il tuo te'... prima che ti mandi all'inferno"

di Aaron Klein

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Fonte: WorldNet Daily (tutti i diritti riservati)

Un laureato di Yeshiva che si siede al tavolo per una raggelante conversazione con un attentatore suicida Palestinese?
Succede in "Chiacchierando con i Terroristi: Da Hollywood alla Terra Santa, i Jihadisti rivelano i loro Piani Globali - ad un Ebreo!" dall'autore e capo dell'ufficio del Jerusalem WND Aaron Klein.

Per scrivere uno dei capitoli, intitolato "Salve, il mio nome è Ahmed e voglio diventare un attentatore suicida", Klein viaggia fino alla città del Banco Occidentale di Jenin per incontrare Ahmed, un uomo Palestinese di 23 anni che si è offerto volontario per diventare un attentatore suicida per l'organizzazione terroristica della Jihad Islamica.

Klein ha anche incontrato l'uomo che ha reclutato Ahmed, Abu Ayman, il capo della Jihad Islamica a Jenin.

La Jihad Islamica, insieme al gruppo terrorista delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, ha rivendicato la responsabilità di ogni attentato suicida in Israele negli ultimi tre anni. La maggior parte dei terroristi suicidi Palestinesi dal Settembre del 2000 erano originari di Jenin.

"Se ti avessi visto nel corso della mia operazione [suicida], non avrei esitato a farti saltare in aria", ha detto Ahmed durante l'intervista.

"Quando giungerà il momento non ci sarà posto per sentimenti o esitazioni", ha detto. "Se prenderò parte ad un'operazione significherà che avrò già deciso di lasciare i miei cari - mia madre, mio padre, fratelli e sorelle, tutta la mia famiglia e i miei amici. E se sono capace di questo non ti concederò uan chance soltanto perché ci siamo incontrati una vola."

"Nel frattempo, e prima che io ti mandi all'inferno durante un'operazione, goditi il tuo tè e la nostra ospitalità", ha detto Ahmed a Klein.

Klein ha chiesto ad Ahmed quale fosse la principale motivazione che l'ha spinto a diventare un attentatore suicida.

"Allah ha dato ai Musulmani la possibilità di ottenere il loro premio e ricompensa in modi diversi. Ci sono quelli (Musulmani) che pregano e digiunano soltanto e rispettano i comandamenti di Allah, e ci sono quelli che desiderano un premio maggiore. E il premio più grande è dato a coloro che sacrificano se stessi, le loro vite, i loro corpi e tutto quello che è di questo mondo", ha risposto Ahmed.

"Quello che dici è interessante perché molti studiosi negli Stati Uniti e molti dei miei colleghi nei media affermano che i Palestinesi diventano attentatori suicidi perché sono poveri e disperati e a causa della cosiddetta occupazione Israeliana. Mi stai dicendo che questi non sono i motivi per cui vuoi farti esplodere in mezzo agli Israeliani?" ha chiesto Klein.

AHMED: "La volontà di sacrificarmi per Allah è la prima e la principale ragione. E' vero che i Sionisti stanno occupando le nostre terre e che è un nostro dovere religioso di combatterli, usando anche i nostri attacchi suicidi. Lo scopo non è uccidere degli Ebrei, lo faccio perché questo è il modo per raggiungere Allah.

L'obiettivo è soddisfare Allah e ubbidire alle sue istruzioni. Non mi interessano i soldi, niente. Nessun lavaggio del cervello, nessuna pressione; questa è una mia decisione. Tutte le altre menzogne sono patetica propaganda Israeliana.

Io prego che Allah mi dia l'onore di essere morto in un'operazione. Questo è il modo supremo e più nobile per ascendere ad Allah.

Questi martiri hanno uno status speciale nell'aldilà e hanno maggiori possibilità di vedere il volto di Allah e godere dei magnifici piaceri che egli ci offre.

'E' nostro dovere combattere gli Ebrei'

KLEIN: Hai detto che il tuo scopo non è quello di uccidere gli Ebrei? Non è esattamente quello che farai come attentatore suicida?

AHMED: Forse il fatto che io sia nato qui ha acuito la mia coscienza religiosa, ma io credo che anche se fossi in Cecenia, in Iraq, Afghanistan o in qualsiasi altra parte del mondo io desidererei di essere un martire.

E' la soddisfazione di Allah che è importante per me, a prescindere di dove vivo. Ma dal momento che viviamo in questa parte del mondo, il modo per raggiungere Allah per me passa attraverso il combattimento contro il nemico Sionista. E' la Jihad, il sacrificarsi che è importante.

KLEIN: Questi cliché sono impressionanti ma io so che tu sia cosciente del fatto che stai parlando ad un Ebreo. Forse mi stai dicendo quello che io voglio sapere. Dimmi la verità. Tu vuoi uccidere degli Ebrei, non è vero?

AHMED: Non ci è mai stato insegnato di odiare gli Ebrei ma di odiare l'occupazione dei Sionisti della nostra terra Islamica che l'entità Sionista, con la cospirazione del mondo, ha rubato e occupato. Gli Ebrei possono avere il loro stato ma non nelle nostre terre, e fino a quando quest'obiettivo non sarà raggiunto tutti i Musulmani devono combattere quest'entità.

Gli Ebrei hanno rubato la sacra terra Islamica e noi dobbiamo combatterli, ma la mia intenzione è ricevere quello che mi aspetta nell'aldilà.

KLEIN: Molti programmi nelle televisioni Palestinesi insegnano agli ascoltatori che gli Ebrei sono discendenti di scimmie e porci e che noi usiamo il sangue Cristiano e Palestinese per bagnare il nostro Matzos Pasquale. Tu credi a tutto questo?

AHMED: So da dove viene questa domanda. Tu pensi che noi tutti siamo ingenui o cattivi dalla nascita o che siamo stati esposti a lavaggio del cervello. Noi seguiamo soltanto quello che ci è richiesto dal Corano, perché se non lo faremo saremo attaccati, occupati, controllati e uccisi dai nemici dell'Islam.

KLEIN: Non hai risposto alla mia domanda. Tu credi che io discenda da scimmie e porci?

AHMED: Il Corano ci dice che Allah era adirato con gli Ebrei a causa del loro cattivo comportamento nei confronti di Mosè e dei comandamenti di Allah e Allah ha gridato agli Ebrei, 'Siate scimmie e porci.'

Non so se Allah li abbia trasformati fisicamente in scimmie e porci, o se era un modo di dir loro che erano terribili come scimmie e porci. La cosa più importante è che Allah, che egli sia benedetto, pensa che questo è ciò che gli Ebrei meritino di essere.

Non so nulla di questo Matzos Pasquale, ma so che gli Ebrei sono la nazione che è nota per uccidere i profeti di Allah e la nazione che nei nostri giorni vuole controllare il mondo o almeno questa parte del mondo, dal Nilo all'Eufrate.

Nel frattempo loro (gli Ebrei) controllano gli Stati Uniti, i suoi media, il suo sistema finanziario e la sua amministrazione.

'Tu andrai all'inferno'

KLEIN: Quando poco fa hai menzionato i piaceri che ti aspettano dopo un attentato suicida, assumo che tu ti riferisca alle 72 vergini dagli occhi scuri che tu credi ti attendano in paradiso?'

(il potenziale attentatore fa cenno di si con il capo)

KLEIN: Tu dici che il cosiddetto martirio sia divino. Circa l'essere ricompensato nell'aldilà a supremi livelli spirituali per quello che tu dici essere un dono ad Allah. E ciononostante mi dici che quello che ti aspetta dopo un operazione suicida è un'eternità di sesso con delle vergini. Questo è il piacere fisico più banale immaginabile. Questa è la tua idea religiosa del paradiso?

AHMED: Permettimi di spiegarti una cosa. Il mondo, il mondo inferiore in cui siamo adesso, è temporaneo. Allah esamina la fedeltà degli esseri umani, chiedendogli in questo mondo materialista di evitare tutto ciò che ci tenta, tutti i piaceri della terra, e dedicarsi ad Allah.

Questo non significa che Allah non pensa che sia buono prendere parte a queste necessità del sesso, nel piacere di bere alcool, di godere della natura e cose del genere. Il punto è che i non-Musulmani fanno queste cose in questo mondo ignorando Allah e tute le regole morali, mentre ai Musulmani viene chiesto di fare un tremendo sforzo spirituale sulla terra per guadagnare questi altri piaceri (fisici) nell'aldilà.

Io non o come voi Ebrei vedere questi piaceri fisici, specialmente dopo che la Torah che Allah vi ha dato è stata falsificata, ma nella nostra religione tutti gli sforzi spirituali sono richiesti da noi sulla terra, ed è molto più difficile. Quindi non è che tutta la storia ruoti intorno al sesso. Tu fai sesso libero ora, io no.

Ma tu andrai all'inferno dopo aver vissuto 50, 60, 70, 80 anni, e io andrò, e prego che Allah mi accetti, in paradiso, e là potrò godere di ciò che tu hai goduto in questi 80 anni. La differenza è che dopo questi anni tu brucerai all'inferno per sempre, e io, dopo tutti i miei anni in questo mondo di fede, autocontrollo e pazienza, goderò per sempre dei piaceri di Allah.

KLEIN: Diciamo che il tuo concetto di paradiso sia corretto. Tu sarai invero ricompensato con 72 vergini dagli occhi scuri per aver vissuto il tipo di vita che descrivi. Tu pensi davvero che andrai in paradiso per aver ucciso dei civili innocenti durante un'operazione?

AHMED: Stai affrontando il discorso in maniera ridicola, ma questo è nel Corano. Vai e, Allah non voglia, chiedi ad Allah circa questo punto. Ci viene promesso nel Corano che avremo le vergini dagli occhi scuri e questo è quanto. Il Corano è pieno di versi che glorificano gli shahid, i martiri.

KLEIN: Mostrami esattamente dove il Corano afferma che otterrai 72 vergini dagli occhi scuri per esserti fatto esplodere in mezzo ai civili.

AHMED: Tu ed io, non discutiamo di Allah e del Corano. Io ti dirò di più nel momento in cui mi farò saltare in aria e ci sarà una vergine dagli occhi scuri che porterà la mia anima fino al cielo.

Questa è la parte importante della nostra missione - ubbidire ai comandamenti di Allah e sperare di ricevere il premio che il Corano ci promette.

KLEIN: Tu credi che la tua famiglia ti mancherà per la tua scelta di essere un attentatore suicida, o facendoti esplodere in mezzo agli uomini, donne e bambini Israeliani li renderai fieri?

AHMED: La mia famiglia, e penso soprattutto a mia madre, hanno il presentimento che un giorno udiranno che io ho portato a termine un'operazione. Non penso che saranno tristi del fatto che io sia rimasto ucciso. E' per la volontà di soddisfare Allah.

Io non penso che la mia famiglia sarà sorpresa di questo, ma non ho mai detto loro niente, perché potrebbero esserci delle pressioni, e tutta la nostra ideologia è basata sull'evitare pressioni e tentazioni che ci leghino al mondo inferiore. E' l'aldilà che io cerco per unirmi con tutto l'amore che ho per mia madre e la mia famiglia. Ora loro mi amano, e io spero che in futuro continuino ad amarmi ma siano anche fieri di me."




Klein ha intervistato terroristi dall'età di 19 anni, quando ha passato un week end assieme a un gruppo connesso ad al-Qaida. Egli fa il reporter in Israele, andando dove i suoi colleghi non osano.

Klein è noto per le sue frequenti apparizioni e segmenti nei più noti programmi radio Americani, dove ha molte volte intervistato terroristi in diretta. Egli serve come co-presentatore del "John Batchelor Show".

Il più vecchi di 10 figli, Klein ha seguito la scuola Ebraica dall'asilo fino al college all'Università Yeshiva a New York, dove serve come capo editore del giornale degli studenti universitari.

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lunedì, 22 ottobre 2007

«Perseguitato perché sono cattolico»

«Bersaglio di pericolosi integralisti, hanno anche tentato di sfregiarmi»

 

Hanno provato a sfregiarmi perché mi sono convertito al Cristianesimo, perché non rispetto il Ramadan».Moustafa rivede quel coccio di bottiglia affilato come un rasoio che si avvicina alla guancia; la cicatrice che deturpa il volto è come un marchio di infamia che serve a riconoscereil “traditore”.Lo hannoaccusato di essere un infedele, un informatore della polizia,lo hanno picchiato e rapinato.Adesso zoppica e ha un occhio nero.Gli è andata bene perchè quel vetro tagliente avrebbe potuto ucciderlo.«Adesso ho paura anche solo ad uscire di casa»,dice guardandosi intornocon circospezione,come una preda braccata. Ma il coraggio di parlare non gli manca:«Voglio che tutti sappiano quello che mi stanno facendo».

Moustafa ha 33 anni ed è in Italia dal 1996.Ha un regolare permesso di soggiorno e un lavoroda metalmeccanico.«Qui sto bene - racconta in perfetto italiano - perché ho un impiego di responsabilità,una casa e tanti amici.Non voglio essere costretto a fuggire o a nascondermi».

L’incubo è iniziato qualche settimana fa quando alcuni connazionali lo hanno visto uscire da messa. Perché lui ha deciso di cambiare fede, di abbandonare l’Islam. Una colpa imperdonabile per gli integralisti. «Anche io ero musulmanoma nel 1998 mi sono convertito e sono diventato cattolico. Sono stato anche battezzato in Santo Stefano,dove le suore mi hanno accolto». Proprio su quel sagrato è iniziata la persecuzione.«Quelli che mi hanno visto - spiega - hanno raccontato tutto a persone pericolose, fanatici e spacciatori che hanno iniziato a seguirmi ovunque. Mi prendono di mira perché nonsono come loro,perché non sono un delinquente e soprattutto perché non sono un integralista. Mi accusano anche di essere un informatore della polizia solo perché frequento un bar gestito da un ex carabiniere». «Sei una spia» ha sibilato il nordafricano che martedì ha avvicinato Moustafa davanti al un bar vicino a piazza della Vittoria- «Quell’uomo - dice con una smorfia di dolore - mi ha seguito per qualche metro, insultandomi. Quando ho cercato di allontanarmi accelerando il passo sono stato colpito da un altro extracomunitario che mi ha sferrato un calcio ad una gamba e mi ha sfilato il portafogli.Mi hanno preso tutto».Stipendio,documenti,carta d’identità,patente di guida.«E adesso non so come fare a mangiare,a pagare l’affitto».

Ora Moustafa deve fare i conti anche con l’incubo di essere diventato un bersaglio: due giorni dopo è accaduto un episodio ancora più inquietante. I suoi persecutori lo hanno atteso in via Secchi: tre maghrebini lo hanno bloccato all’altezza del parcheggio Aci. «Bastardo, tu non fai il Ramadan,prima o poi le prendi da noi» gli hanno detto. Uno degli aggressori lo ha afferrato per un braccio e lo ha preso a schiaffi.Poi ha impugnato un coccio di bottiglia e ha tentato di colpirlo al volto. Scandisce bene le parole Moustafa quando ripensa a quei terribili momenti: «Volevano sfregiarmi per potermi riconoscere, è questo il loro modo di agire,sono integralisti pericolosi. Avrebbero potuto uccidermi».

Fortunatamente è riuscito a divincolarsi, è fuggito e ha chiamato i carabinieri con il cellulare e ha sporto denuncia. Ora non ha più pace.«Non posso più andare al bar,non posso andare a fare la spesa,- dice sconsolato - quella gente mi segue ovunque.Sono almeno in trenta, quasi tutti spacciatori clandestini, brutta gente. Li conosco,sono pericolosi.Certa gente - conclude con rabbia - dovrebbe essere allontanata dall’Italia».

di Giuseppe Manzotti

http://www.linformazione.com/archivio/20071020/10_RE2010.pdf

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sabato, 20 ottobre 2007

Prove di secessione, Bolzano cancella 8mila nomi in italiano

 

Servirà un po’ di tempo. Servirà anche un buon logopedista per sciogliere i nodi della lingua e rendere agile la dizione. Ma alla fine tutti quanti dovremo chiamare la Vetta d'Italia col suo vero nome: Glockenkaarkofl. Così sarà sulle cartine geografiche, sui cartelli stradali, sui libri di scuola, sui documenti ufficiali. Forza, provare. Cosa sarà mai: Glockenkaarkofl. Dovremo farci l'abitudine e l'orecchio: presto, una legge dell'Alto Adige eliminerà per sempre la versione che piace a noi. Assieme alla Vetta d'Italia, saranno abbattuti altri ottomila nomi in lingua tricolore. Ottomila sui novemila esistenti.
Sopravviveranno in doppia versione solo i Comuni. Il resto della geografia locale - cime, torrenti, boschi, masi, valli e contrade - avrà solo nomi e cartelli tedeschi. La Val Fiscalina, dove l'altra settimana s'è sbriciolata mezza montagna: Fischleinthal. Il Maso Corto, ben noto agli sciatori per la sua pista leggendaria: Kurzhof. E l'ormai famoso Plan de Corones, che si portava dietro la sua gloriosa storia latina e ladina: niente da fare, sarà una volta per tutte Kronplatz. Devo un'avvertenza: può darsi che nella trascrizione abbia infilato qualche sfondone. Chiedo subito scusa. In questo strano luogo d'Italia, che qui orgogliosamente chiamano Sud Tirol, non sempre hai sottomano un interprete.
Siamo alle ultime fasi del progetto: nell'indifferenza babbea e indolente dello Stato sovrano, stanno ricostruendosi una piccola Austria. È il bricolage dell'autodeterminazione, che ormai va avanti da un secolo. Si pensava allora, alla fine della Grande Guerra, che dopo un paio di generazioni tante velleità autonomiste si sarebbero via via stemperate. Invece, un secolo dopo, è pure peggio. I nipoti stanno realizzando il sogno dei nonni sconfitti: ripristinare l'Austria là dove una guerra l'aveva sfrattata.
Inutile ripercorrere la storia dei trattati e dei tralicci, una storia che comunque ha portato in questi luoghi tanti privilegi e tanto benessere. A questo punto interessa soltanto l'ultimo capitolo. O «l'ultima questione irrisolta», come la definisce l'indiscusso sovrano del dorato reame, quel leggendario presidente della Provincia, nonché pezzo grosso del Südtiroler Volkspartei, che risponde al nome di Luis Durnwalder. In termini tecnici, si discute della toponomastica. Cioè i nomi geografici. Di tutte le materie affrontate nei vari trattati per l'autonomia, nettamente la più ostica ed esplosiva. Perché la più simbolica. Perché mette in gioco l'identità del popolo, che qui da troppi anni cammina in bilico tra le rivalità etniche. È come mettere d'accordo i nonni sul nome del nipotino: un affare in sé effimero e impalpabile, ma capace di scatenare furibonde guerre familiari.Qui, da quasi cent'anni, cartelli stradali e carte geografiche vengono fatti e rifatti. Prima del Novecento domina il tedesco, poi arriva Mussolini e impone l'italiano, quindi si arriva nell’ultimo Dopoguerra alla mediazione del bilinguismo. Ogni nome ha due versioni. Un principio che sembra di massimo rispetto. Che non mortifica nessuno. Tant'è vero che viene continuamente richiamato in tutte le leggi e in tutti i trattati di questa incredibile e interminabile contesa.
Però c'è un però: l'ultimo Statuto per l'autonomia, del ’72, lascia al governo locale il compito di riordinare la toponomastica, fatto salvo il principio del bilinguismo. Guarda caso, fino ad oggi tutti se ne sono guardati dal mettere il piede sulla mina. Ora, l'ardimentoso Durnwalder si accinge a farlo. Il suo partito ha pronto un disegno di legge, che ovviamente in sede di votazioni passerà a mani basse, avendo il gruppo Svp da sempre la maggioranza assoluta in consiglio provinciale. Che cosa preveda il piano, più o meno, ho già detto: dopo un certosino lavoro di riordino, ottomila nomi in lingua italiana spariscono dalla circolazione. E dalla memoria. Ottomila su novemila, meglio ribadire. Come dice il presidente provinciale di An, Alessandro Urzì, «dopo la pulizia etnica, siamo alla pulizia toponomastica».
Il geniale Durnwalder ha in mente un criterio perfetto. Dice: per sapere se abbia ancora senso tenere in vita un nome, italiano o tedesco che sia, bisogna solo vedere se la gente lo usa. Dunque, si andrà a chiedere di villaggio in villaggio quali nomi vengano usati realmente. Perché il nome sopravviva, italiano o tedesco che sia, deve essere familiare ad almeno il venti per cento della popolazione di quel luogo.
A prima vista, sembra persino equo: in sostanza, sopravvivono i nomi usati e muoiono quelli che nessuno usa. Nobilissimo. Se non fosse che il criterio contiene un meccanismo diabolico: da queste parti, ormai, i tedeschi sono il settanta per cento. Pochissimi, in giro per le vallate, i paesi dove gli italiani arrivano al venti per cento. Chiaro l'effetto pratico: saranno pochissimi i paesi in cui il venti per cento riuscirà a salvare il mome italiano. Se non suona troppo brutale, il progetto di Durnwalder va definito in un modo molto semplice: è una saporitissima polpetta avvelenataGuarda caso, in zona tira già aria da guerra santa. Da tempo i toni non erano così esasperati. Spiega ancora Urzì, che ha avviato una petizione popolare: «Fuori, la gente fatica magari a capire tanta tensione su una questione formale. Ma nessuno deve mai dimenticare che nei nomi ci sono la storia e la cultura di un'identità: perso il nome, è persa la memoria. E qui di tutto abbiamo bisogno, tranne che di questo. Durnwalder vuole riportare indietro le lancette della storia: di un secolo». Sempre sul fronte Polo, Forza Italia ha presentato un'interrogazione parlamentare, firmata da Michaela Biancofiore. Ma la difesa dei nomi italiani non è esclusivo affare di versante destro: come si dice, è allarme trasversale. I Verdi, da queste parti fortissimi, così si esprimono per bocca di Cristina Kury, che pure è di etnia tedesca: «Presenteremo una nostra proposta. Il principio assoluto, che non si tocca, resta il bilinguismo. Punto. Durnwalder non può aprire una simile questione a un anno dalle elezioni. Se lo fa, è per ricompattare sull'orgoglio il gruppo tedesco. E forse anche per sfruttare il suo grande momento a Roma: tre senatori Svp tengono in vita Prodi, possono chiedere qualunque cosa...».
Da parte sua, il presidente Durnwalder sembra sguazzare a proprio agio in questo brodo primordiale del muro contro muro. In diverse occasioni, non esita a manifestare pubblicamente tutta la sua determinazione ad andare fino in fondo. «Quello della toponomastica è un nodo irrisolto, voglio chiudere in tempi brevi. Le preoccupazioni degli italiani? Se viene cancellato un nome che non si usa, non si perde nulla». A un cronista locale che giorni fa gli faceva notare l'inghippo della legge, questa la risposta: «Non capisco il problema. Se in un paese la maggioranza è tedesca e si usa solo la versione tedesca, al gruppo italiano non si toglie niente». Una dedica anche a Ettore Tolomei, lo studioso che nel secolo scorso mise a punto un elenco delle denominazioni storiche di questi luoghi: «Quel pazzo ha cambiato i nomi originari, imponendo nomi di fantasia. Reinswald è diventato San Martino, Obereggen è San Floriano. Ma se chiami un'ambulanza per San Martino o per San Floriano, i soccorritori non arriveranno mai...».È facile prevedere: se Durnwalder non fa marcia indietro, presto l'Italia si fermerà a Trento. Qui, un domani, l'impronta nazionale resterà riconoscibile soltanto nei fondi pubblici che l'indefesso Stato sovrano continua a inviare. Per dovere di cronaca, non va comunque ignorato come Durnwalder sia disposto ad aperture, secondo quanto dichiarato recentemente: «Intendiamoci: se poi un italiano, in privato, vorrà usare il nome italiano, potrà farlo. Non sarà la versione ufficiale, ma potrà farlo...». Gli va riconosciuto: è molto umano.

Cristiano Gatti (Il Giornale) 

Io sbrocco anche solo qunado leggo su prodotti o altro la fottuta denominazione "Sud Tirolo".  Poi per decenni han detto di tutto sulla Lega. Cominciamo col mandare i carabinieri nelle sedi del SVP e arrestare i suoi membri per attentato all'unità dello Stato, poi ne riparliamo...ah, speriamo qualcuno opponga anche un briciolo di resistenza, così possono pestarli a sangue come meritano.

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venerdì, 19 ottobre 2007

La rivolta dei blogger: "Vogliono metterci il bavaglio"

 

Milano - Un disegno di legge approvato il 12 ottobre scorso sta creando scompiglio nel mondo dei blogger. All'articolo sette, infatti, si parla dell'obbligo di iscrizione al Roc (Registro operatori di comunicazione) anche per chi svolge "attività editoriale su internet". Il fatto che non vi sia distinzione tra giornali e riviste online e "semplici blog" ha creato moltissime polemiche.

Il più noto blogger italiano, Beppe Grillo, ha attaccato il governo. "Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al Roc, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi - sostiene ancora - limita, di fatto, l’accesso alla Rete". E a suo avviso "il 99% chiuderebbe".

Non sappiamo se le cifre tirate fuori da Grillo siano vicine alla realtà, di certo resta il fatto che imporre una registrazione al Roc limiterebbe, e non di poco, la libertà di tutti noi. I blogger che resterebbero in vita dopo la legge Levi-Prodi risponderebbero, in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

Battaglia in parlamento Il disegno di legge inizierà il suo iter alla Commissione Cultura della Camera la prossima settimana, mercoledì 24 ottobre. Il blog di Grillo riporta anche la risposta del sottosegretario Levi, al quale è stato chiesto che fine farà il blog del comico genovese. "Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento - dice Levi nella dichiarazione riportata dal sito -, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere". Ma Grillo non è convinto: "Se passa la legge sarà la fine della rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico".

(Il Giornale)

Fanculo tutti, io mi sposterò all'estero se necessario. Grazie governo per questo ennesimo passo avanti verso il regime comunista islamico.

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giovedì, 18 ottobre 2007

Il verdetto Islamico sul dialogo inter-religioso

di FFI News

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Quando i Musulmani parlano ai loro stessi fratelli e sorelle, è possibile vedere il vero carattere dell'Islam, un'ideologia di perfidia, intolleranza e violenza.
Molti di voi conosceranno già l'Imam dell'odio, lo Sceicco Omar Bakri. Leggete il suo ultimo articolo, direttamente dal suo sito, sul dialogo inter religioso.



Gli Ebrei e i Cristiani vogliono rendere la Cristianità, il Giudaismo e l'Islam la stessa cosa in modo da smettere di pagare la jizyah e ciò che rappresenta. La Jizyah non è semplicemente una transazione economica o una tassa imposta ai Kuffaar; piuttosto, la jizyah rappresenta la sottomissione dei Kuffaar all'Islam.

Allah (SWT) dice nel Corano, "Governa e giudica mediante quello che Allah (SWT) ha rivelato". Invero, le chiamate al dialogo inter religioso usando qualunque dei suoi slogan o simboli è una chiamata a unire il Deen ("stile di vita") Islamico, al-Haq, la verità assoluta, il Deen che domina ed abroga tutti gli altri stili di vita, con quello in cui credono gli Ebrei e i Cristiani. Il loro Deen (dei miscredenti) è falsità ed una cattiva religione.

Il dialogo inter religioso è uno delle più grandi cospirazioni e piani contro l'Islam e i Musulmani. Gli Ebrei e i Cristiani dimenticano le loro dispute e differenze e si riuniscono su un terreno comune, che è il loro odio e animosità verso l'Islam. Essi confezionano il dialogo inter religioso con spenti slogan e inviano i loro stessi messaggeri con menzogne e forgerie, che inevitabilmente conducono i Musulmani al destino più terrificante.

Il verdetto Islamico sul dialogo inter religioso è che si tratta di un innovazione al livello del 'aqeedah (fede), è un invito alla miscredenza e all'essere sviati e guida inevitabilmente all'apostasia dall'Islam. Il dialogo inter religioso è una contraddizione a tutto quello che è noto nell'Islam a livello di credo. Esso viola la santità dell'Onnipotente Allah, dei Suoi libri, dei Messaggeri e di tutti i Profeti precedenti. Esso invalida il dominio e l'abrogazione per mezzo del Corano di tutto quanto esisteva prima di esso. Esso invalida la finalità del messaggio dell'Islam e viola l'ufficio Profetico dell'ultimo Messaggero Muhammad (SAW). Il concetto di trinità implica la miscredenza e colui che promuove la miscredenza è un Kaafir. E' proibito ai Musulmani partecipare o prendere parte a qualsiasi conferenza o seminario di dialogo inter religioso, anche se si rifiuta la teoria del dialogo inter religioso. Di conseguenza, vale la seguente fatwa.




Non è permesso ad un Musulmano che crede che Allah (SWT) sia il Signore, l'Islam sia il Deen e Muhammad (SAW) l'ultimo Messaggero di rispondere alla chiamata del dialogo inter religioso. Non è permesso far parte di organizzazioni ad esso associate, partecipare alle sue attività o seminari o a qualsiasi tipo di riunione sul dialogo inter religioso. E' obbligatorio per i Musulmani rifiutare la chiamata al dialogo tra religioni, opporvisi, ed avvertire i Musulmani riguardo ad esso e alle conseguenze di credere nei suoi valori, cioè che la conseguenza è l'apostasia. Dobbiamo cercare la ricompensa da Allah (SWT) denunciando il dialogo inter religioso, riempiendo i cuori della gente di odio verso di esso e mostrando ogni forma di rifiuto ad esso.

Le associazioni di dialogo inter religioso devono essere cacciate dalle terre Musulmane; devono essere boicottate, isolate e mandate in esilio. Coloro che chiamano ad essa devono essere sradicati, così che le loro credenze siano confinato solo nei loro cuori. Non dobbiamo permettere a nessuno slogan del dialogo inter religioso di raggiungere l'arena pubblica. E' obbligatorio per i Musulmani stabilire lo stato Islamico ed un khaleefah (califfato) internazionale, che stabilirà l'Hudood dell'apostasia per chiunque creda nel dialogo inter religioso. Dobbiamo chiamare l'Hudood a protezione della santità del Deen di Allah, come disciplina per coloro che vogliono far parte del Deen di Allah, in obbedienza ad Allah (SWT) e al Suo Messaggero e per far prevalere la pura Shar'iah, cioè il puro Deen di Allah.

Invero, gli Ebrei e i Cristiani hanno ricevuto la teoria del dialogo inter religioso ed invero sono degni di essa e la meritano, perché essi non fanno capo alla Vera Religione, il loro deen è pieno di distorsioni e la loro religione è falsa. Il loro deen è falso, distorto o contiene rimasugli di verità che sono stati abrogati dall'Islam in ogni caso.

Per quanto riguarda i Musulmani, non è loro permesso di avere a che fare con la chiamata e con la teoria del dialogo inter religioso, perché i Musulmani appartengono ad una fede divina, un messaggio di verità assoluta che è una fede conclusiva e completa nelle sue basi e nella sua giustizia ed una benedizione per l'umanità. Che ogni Musulmano sappia che la realtà del dialogo inter religioso, nella sua genesi e inclinazione filosofica, ha obiettivi atei, ma appare in uniforme religiosa per sviare, distorcere e distruggere la fede dei Musulmani e renderli apostati. Il dialogo inter religioso ha come bersaglio l'Islam e i Musulmani ovunque essi siano e si manifesta nei seguenti punti:


1. La distorsione dell'Islam, per stabilire confusione. Sfida l'Islam con una lista di dubbi e congetture, per far vivere i Musulmani con animo pieno di confusione e rifiuto, e non pieno di tranquillità e sicurezza.

2. Mira a contrastare la rinascita Islamica e i gruppi Islamici.

3. Attacca l'Islam fin dalle sue stesse basi, cercando di demolire l'Islam e influenzando i Musulmani togliendo l'Eemaan [termine Islamico che può essere rozzamente tradotto come "fede interiore nell'Islam"] dai loro cuori e seppellendolo.

4. Mira a demolire il legame Islamico tra i Musulmani e a rimpiazzarlo con fratellanza religiosa, cioè la fratellanza tra Ebrei e Cristiani.

5. Censura gli scrittori Musulmani e taglia loro le lingue impedendogli di fare takfeer (dichiarazioni di miscredenza) contro gli Ebrei, i Cristiani ed altri che Allah (SWT) e il Suo Messaggero Muhammad (SAW) hanno dichiarato Kuffaar (infedeli), se non dichiarano l'Islam e diventano Musulmani.

6. Ha come scopo di invalidare la legge Islamica circa l'apostasia, che obbliga i Musulmani a restare nell'Islam e a non imbracciare il Cristianesimo, l'Ebraismo o qualsiasi altra fede. Esso nega la pena capitale per apostasia.

7. Mira a far abbandonare ai Musulmani la lancia dell'Islam, al-Jihaad fee Sabeellilaah, perché questa include la jihaad contro la Gente del Libro (Cristiani ed Ebrei, NdHerbrand), perché Allah (SWT) dice:

قَاتِلُوا الَّذِينَ لا يُؤْمِنُونَ بِاللَّهِ وَلا بِالْيَوْمِ الآخِرِ وَلا يُحَرِّمُونَ مَا حَرَّمَ اللَّهُ وَرَسُولُهُ وَلا يَدِينُونَ دِينَ الْحَقِّ مِنَ الَّذِينَ أُوتُوا الْكِتَابَ حَتَّى يُعْطُوا الْجِزْيَةَ عَنْ يَدٍ وَهُمْ صَاغِرُونَ

"Combattete contro chi (1) non crede in Allah, (2) nè nell'Ultimo Giorno, (3) nè proibisce quello che è stato proibito da Allah e dal Suo Messaggero (4) e coloro che non riconoscono la religione di verità (cioè l'Islam) tra la Gente del Libro (Ebrei e Cristiani), fino a quando non paghino la jizyah con spontanea sottomissione, e si sentano sottomessi. (
Corano at-Tawbah, 9:29)


Invero, la jihaad contro i Kuffaar, i nemici di Allah, li spaventa e li terrorizza; questo darà vittoria all'Islam, umilierà i suoi nemici e darà felicità ai cuori dei fedeli, poiché Allah (SWT) dice:


وَأَعِدُّوا لَهُمْ مَا اسْتَطَعْتُمْ مِنْ قُوَّةٍ وَمِنْ رِبَاطِ الْخَيْلِ تُرْهِبُونَ بِهِ عَدُوَّ اللَّهِ وَعَدُوَّكُمْ وَآخَرِينَ مِنْ دُونِهِمْ لا تَعْلَمُونَهُمُ اللَّهُ يَعْلَمُهُمْ وَمَا تُنْفِقُوا مِنْ شَيْءٍ فِي سَبِيلِ اللَّهِ يُوَفَّ إِلَيْكُمْ وَأَنْتُمْ لا تُظْلَمُونَ

E prepara contro di loro tutto ciò che è in tuo potere, inclusi strumenti di guerra (carri armati, aerei, missili, artiglieria, ecc.) per terrorizzare i nemici di Allah e il tuo nemico, ed altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. E tutto quello che spenderete nella Causa di Allah [NdHerbrand: la jihad, chiaramente] vi sarà restituito e non sarete trattati ingiustamente. (
EMQ al-Anfaal, 8:60)


E' molto strano constatare come i Musulmani abbiano abbandonato l'obbligo di prepararsi per la jihaad. Questo porterà all'assassinio della jihad e alla sua sepoltura. Essi già interpretano la jihaad come difensiva e la jizyah in maniera diversa dalla sottomissione alla legge dell'Islam. Ora chiamano la jihaad terrorismo e la gente fugge da essa. I Musulmani non vogliono nemmeno menzionare la parola jihaad, o prendersi carico dell'obbligo di prendere la jizyah dai non-Musulmani. L'obbligo della jizyah su Ebrei e Cristiani, se non imbracciano l'Islam, è un segno della dignità dei Musulmani e un segno della sottomissione degli infedeli all'Islam. E' per questo che gli Ebrei hanno provato a lungo, fin dal quarto secolo AH (Anno Hijra - circa il 1009 d.C.), di invalidare l'obbligo della jizyah verso di loro. Hanno anche creato una falsa lettera di Muhammad (SAW) all'inizio del 4° secolo. Questa lettera affermava che Muhammad (SAW) aveva scritto una tregua per loro dopo Khaybar; apparentemente li sollevava dall'obbligo di pagare la jizyah. Quando il governatore di Damasco mostrò la lettera agli studiosi, l'Imaam di Tafseer, Abu Ja'far Muhammad bin Jareer at-Tabaru (d. 310 AH), la dichiarò immediatamente come falsa, e imitante la scrittura di Muhammad (SAW) e la sua firma. Fu la testimonianza di falsità di Mu'aawiyah bin Abee Sufyaan a esporla come falso. Mu'aawiyah abbracciò l'Islam dopo aver conquistato Mecca (dopo Khaybar), e il documento che si afferma era stato scritto da Muhammad (SAW) nell'anno di Khaybar, recava Mu'aawiyah come testimone, e questo mostra come la lettera attribuita a Muhammad (SAW) dagli Ebrei era un falso.

Gli Ebrei continuano a usare questa falsa lettera di tanto in tanto, ma ogni volta che la presentano, uno studioso la sbugiarda. Nel tempo di al-Khateeb al-Baghdadi (d. 463 AH), essi la presentarono ancora e anch'egli disse che era falsa. La presentarono di nuovo al tempo di Ibn Taymiyyah (d. 728 AH) e questi li sbugiardò dicendo, "Questa lettera è stata falsificata da voi, circa il Profeta e il pagamento della jizyah, e la prova contro di voi è che voi avete detto che il Profeta la scrisse nel giorno di Khaybar, in presenza di Sa'd bin Mu'aadh. Sa'd morì due anni prima di Khaybar, dopo la Battaglia di Khandaq e durante il tempo dei Banu Qurayzah."


8. I Cristiani fabbricarono il falso documento di Santa Caterina, che è in mostra sul muro di un posto di preghiera sulla Montagna del Sinai. Sotto il pretesto che Santa Caterina era una fedele, secondo la lettera, essi invocarono il dialogo inter religioso e unirono le loro preghiere.

9. La teoria del dialogo inter religioso distrugge le basi fondamentali dell'Islam, al-Walaa' wal-Barra' e al-Hubbu Fillah wal-Bughdu Fillah (amare e odiare quello che Allah (SWT) ama e odia). Di conseguenza, il dialogo inter religioso mira a rimuovere la barriera di al-Baraa' dei Musulmani dai Kuffaar, che prevede di mantenere distanza dai Kuffaar e non prenderli come amici o alleati, e di adorare Allah (SWT) dichiarando disprezzo nei loro confronti.

10. Il dialogo inter religioso formula idee di odio verso il Deen, sotto la guisa di unità religiosa, per dividere e separare i Musulmani dal loro Deen e isolare la Shar'iah, cioè il Corano e la Sunna, dalle loro vite. Essi provano a iniettare idee e pensieri kufr nella cultura Islamica, spacciandoli come punti di vista Islamici. Questo priva l'Islam di sostanza così che non venga più visto come leader intellettuale. Questo facilità l'isolamento dell'Islam dagli affari della vita e aiuta i nemici dell'Islam a raggiungere il loro obiettivo, cioè dominare il mondo senza nessuna resistenza.

11. Il dialogo inter religioso cerca di sminuire l'Islam dalla sua posizione di superiorità, il suo obiettivo è di spogliare l'Islam della sua prominenza e dignità, e renderlo uguale alle altre religioni false e pagane.

12. Il dialogo inter religioso cerca di spianare la strada ai missionari che portano il Cristianesimo e il Giudaismo, rimuovendo ogni ostacolo e disarmando qualsiasi potenziale resistenza.

13. Lo scopo ultimo del dialogo inter religioso è la completa dominazione kufr da parte di Ebrei, Cristiani, atei e comunisti su tutto il mondo in generale e sul mondo Musulmano e su Mecca in particolare. L'apostasia del mondo intero facilita la globalizzazione dei pensieri, delle idee e dello stile di vita kufr. Essi stabiliscono legami e mercati liberi su cui l'Islam non ha voce in capitolo, dove il Deen non interferisce affatto con i valori morali, i guadagni haraam e l'usura diventano uno stile di vita e la corruzione sessuali illecita sarà ovunque. Le persone di buona coscienza saranno rimosse e la normale natura umana rimpiazzata con idee e pensieri malvagi. Il miglior esempio dell'agenda del dialogo inter religioso è "La Conferenza dello Sviluppo Mondiale e Controllo della Popolazioni", tenuta a Cairo, e la "Conferenza Mondiale delle Donne" tenuta a Pechino, ecc.

Sfortunatamente la teoria del dialogo inter religioso ha attratto molti Musulmani non praticanti e molti di costoro hanno adottato il secolarismo come loro religione, fino a quando alcuni di loro non hanno dichiarato la loro apostasia accordandosi nel pubblicare una combinazione del Corano, della Torah e dell'Injeel (il Vangelo) assieme, come un solo libro.

Invero, noi chiamiamo il dialogo inter religioso come una delle più dure fitnah e prove che i Musulmani affrontano in questi tempi. La teoria del dialogo inter religioso mischia l'Islam con il kufr, l'haq con il baatil, la retta via con quella dell'errore, il Tawheed con lo Shirk, la Sunnah con la Bid'ah (innovazione) e persino gli uomini con le donne, ecc.

Invero questa è una prova da Allah (SWT) ed Allah (SWT) guiderà e svierà chiunque Egli desidera,

وَاخْتَارَ مُوسَى قَوْمَهُ سَبْعِينَ رَجُلا لِمِيقَاتِنَا فَلَمَّا أَخَذَتْهُمُ الرَّجْفَةُ قَالَ رَبِّ لَوْ شِئْتَ أَهْلَكْتَهُمْ مِنْ قَبْلُ وَإِيَّايَ أَتُهْلِكُنَا بِمَا فَعَلَ السُّفَهَاءُ مِنَّا إِنْ هِيَ إِلا فِتْنَتُكَ تُضِلُّ بِهَا مَنْ تَشَاءُ وَتَهْدِي مَنْ تَشَاءُ أَنْتَ وَلِيُّنَا فَاغْفِرْ لَنَا وَارْحَمْنَا وَأَنْتَ خَيْرُ الْغَافِرِينَ

"E Moosaa (Mosé) scelse dal suo popolo settanta (dei migliori) uomini per il tempo e il luogo da Noi scelto, e quando vennero colti da un violento terremoto, egli disse: "Oh mio Signore, se fosse stata la Tua Volontà, tu avresti distrutto sia me che loro prima; ci distruggeresti forse ora per i gesti dei folli fra di noi? E' solo per mezzo della Tua Prova con cui Tu svii chiunque Tu desideri, e mantieni guidati quelli che Tu vuoi. Tu sei il nostro Walie (Protettore), perciò perdonaci ed abbi Pietà di noi, poiché Tu sei il Migliore di coloro che perdonano." (
Corano al-A'raaf, 7:155)


In conclusione, la fatwaa per coloro che cercano di unire l'Islam con qualsiasi altra religione è chiaramente e senza alcuna ambiguità di apostasia e kufr esplicito, perché la teoria del dialogo inter religioso dichiara quello che l'Islam contraddice chiaramente, nelle sue fondamenta e nelle sue branche, nella teoria e nella pratica. Il consenso è che la teoria del dialogo inter religioso è apostasia; non è questione di discussioni o dispute tra gli studiosi dell'Islam o tra le masse dei Musulmani. Invero siamo davanti ad una bella prova, affrontiamo una nuova battaglia (ideologica) contro gli adoratori della Croce (cioè i Cristiani), gli Ebrei e i pagani, che hanno la maggiore animosità verso i credenti.
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mercoledì, 17 ottobre 2007
L'EPITAFFIO PER L'EUROPA DI WALTER LAQUEUR
La denatalità associata all’immigrazione fuori controllo potrebbe segnare la fine della civiltà europea, avverte lo storico Walter Laqueur, autore di fondamentali studi sull’Europa del dopoguerra, l’antisemitismo e il terrorismo, nel suo nuovo libro The Last Days of Europe: Epitaph for an Old Continent, appena pubblicato dalla casa editrice Thomas Dunne di New York (p. 256, $ 25,95). In questo suo amaro epitaffio sul destino del vecchio continente, Laqueur spiega che la persistente stagnazione dell’economia, il prolungato calo delle nascite e la mancata integrazione dell’immigrazione musulmana rappresentano i sintomi di una grave crisi, che potrebbe mettere a rischio l’identità storica del vecchio continente.

Un’analisi di questo genere sarebbe apparsa, fino a pochi anni fa, come una provocazione. All’inizio del nuovo millennio gli intellettuali più ascoltati indicavano nell’Europa la potenza guida del XXI secolo. L’Unione Europea, secondo questa visione, avrebbe assunto la leadership mondiale non con la forza militare, ma grazie al “potere trasformativo” del suo superiore sistema sociale, che il resto del mondo avrebbe imitato. Molti studiosi americani, come Jeremy Rifkin, Paul Krugman, Charles Kupchan, Tony Judt o Mark Leonard (quest’ultimo autore nel 2005 di un libro intitolato proprio Why Europe Will Run the 21st Century) esortavano gli Stati Uniti a correggere i propri difetti prendendo l’Unione Europea come modello. Questa opinione era condivisa dalla maggioranza dei dirigenti politici europei. Nel marzo del 2000 i primi ministri dei governi europei si incontrarono a Lisbona per discutere delle strategie per i prossimi dieci anni. Il consenso generale era che l’Europa sarebbe diventata l’economia più competitiva e dinamica del mondo. Fra tante previsioni trionfalistiche, non venne detta una parola sulla grave situazione demografica e sulle tensioni crescenti con le comunità dei musulmani immigrati.

Walter Laqueur si chiede come siano potute nascere quelle allucinazioni. Col passar del tempo il welfare state europeo è diventato sempre più costoso, la tassazione sempre più elevata, l’economia sempre più regolamentata. L’invecchiamento della popolazione e il calo della forza-lavoro giovanile suonano come una condanna a morte per il gravoso sistema assistenziale europeo. Oggi appare chiaro che l’Europa non ha alcuna possibilità di competere con gli Stati Uniti sul piano economico o geopolitico, e che fatica persino a reggere la concorrenza della Cina e dell’India.

Fin dalla fine degli anni Ottanta gli esperti in demografia, come i francesi Alfred Sauvy e Jean-Claude Chesnais o il tedesco Herwig Birg, avevano suonato l’allarme, spiegando che l’Europa non stava riproducendosi a sufficienza. I loro avvertimenti però non vennero mai presi seriamente in considerazione dalle classi politiche, perché gli effetti negativi del calo demografico si sentono nel lungo periodo, ma gli uomini politici raramente guardano al di là dei quattro o cinque anni che li separano dalle elezioni successive. Eppure, osserva Laqueur, una semplice passeggiata per le città europee dà subito l’idea di quanti bambini in meno di un tempo ci siano.

Al calo delle nascite si aggiunge l’arrivo di una massiccia immigrazione che sta cambiando il volto del paesaggio urbano. Un turista che tornasse a visitare le capitali europee dopo un’assenza di trent’anni, scrive Laqueur, farebbe fatica a riconoscere gli stessi luoghi. Intere aree di Londra, Parigi o Berlino oggi si presentano ai visitatori con l’aspetto, i suoni e gli odori simili a quelli del Cairo, di Karachi o di Dacca: moschee e minareti, donne vestite con l’hijab, macellai halal, ristoranti kebab, Aladin cafè e Marhaba minimarket.

Anche in passato nelle città europee c’erano delle zone abitate da ebrei o da lavoratori ospiti. Gli immigrati di un tempo però si contavano in qualche decina di migliaia, non in milioni di persone. Non usufruivano come oggi di generosi sussidi e servizi sociali, e per questa ragione facevano ogni sforzo per integrarsi nella società ospitante. Adesso invece molti immigrati, soprattutto musulmani, si auto-segregano volontariamente in comunità separate, e non socializzano con i vicini tedeschi, inglesi o francesi. I predicatori gli insegnano che i loro valori e le loro tradizioni sono di gran lunga superiori a quelli degli infedeli, e che ogni contatto con loro è indesiderabile.

Negli europei cresce il timore di ritrovarsi stranieri nella propria terra, e che ormai sia troppo tardi per fermare questo processo. Già nel 2004 a Bruxelles più del 55 per cento dei neonati erano figli di immigrati; nella regione tedesca della Ruhr entro pochi anni più della metà delle classi d’età sotto i trent’anni saranno di origine etnica non tedesca; fra cinquant’anni gli Stati Uniti avranno più di 400 milioni di abitanti, mentre la popolazione dell’Unione Europea potrebbe essere meno numerosa di quella del Pakistan o della Nigeria. Chi lavorerà nelle fabbriche dell’Europa priva della sua gioventù? Chi servirà negli eserciti europei, gli ultraquarantenni?

La spiacevole verità, scrive Laqueur, è che l’Europa non sta diventando una superpotenza, ma si trova nel bel mezzo di una crisi esistenziale. La posta in gioco non è il ruolo egemonico mondiale, ma la sopravvivenza. Prima della fine del secolo alcune aree del continente potrebbero diventare dei parchi a tema per i turisti provenienti da altri continenti. Le guide gli mostreranno i monumenti dicendo: “Signore e signori, state ammirando ciò che resta di una civiltà altamente sviluppata che un tempo dominò il mondo, e che ci diede le cattedrali, Shakespeare, Beethoven e tante altre cose meravigliose” . Il declino del vecchio continente, anche se irreversibile, potrebbe però essere graduale, e non c’è ragione di pensare ad un collasso improvviso. Il dibattito dovrebbe concentrarsi sull’individuazione delle tradizioni e dei valori europei che possono ancora essere salvati. L’età delle illusioni, conclude Laqueur, è finita.

Guglielmo Piombini (Il Foglio)


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martedì, 16 ottobre 2007

 

Sei cristiano in Iran? Le frustate a sangue sono il minimo che ti aspetta: d'altra parte, questa è la libertà che garantisce la "Repubblica Islamica dell'Iran".....

Christian couple flogged for attending “secret sermon” in Iran

Iran Focus

London, Oct. 14 - A Christian couple were flogged in Iran for participating in an “underground Church”, an Iranian Christian group said in a report on its website earlier this week.

The unnamed couple were arrested on September 21, 2005, the report said, adding that a Revolutionary Court reviewed their case in July 2007.

Even though the couple had decided to marry seven years ago, the country’s marriage laws - which prohibit the union of ex-Muslims and members of other religious minorities – prevented them from obtaining a certificate of marriage.

The report said that the woman was born a Christian in an Assyrian-Iranian family and the man was a convert to Christianity prior to getting married.

The court ruled that both the man and the woman were Mortad, a description of someone who has committed apostasy by leaving Islam.



postato da: Labieno alle ore 20:41 | Permalink | commenti
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