lunedì, 30 luglio 2007

 

IRAQ: DISTRUTTO CON ESPLOSIVO SEPOLCRO PROFETA DANIELE A BAKUBA

Baghdad, 29 lug. (Adnkronos/Dpa) - Un attentato dinamitardo ha distrutto a Bakuba il sepolcro del profeta Daniele, nell'area di Al Wayihiya, secondo quanto ha riferito un testimone all'agenzia Voices of Iraq. Il profeta Daniele e' considerato dai cattolici tra i piu' importanti dell'Antico Testamento, mentre gli ebrei non lo riconoscono come profeta. Daniele visse in esilio sotto il regno di Nabuccodonosor II, il re babilonese del VI secolo a.C.
Tolleranza religiosa islamica. Sono furioso. Quando nuclearizzeremo Medina e la Mecca, distruggendo il fondamento di questa religione barbara (al confronto il nazismo è roba da campo giochi) sarà sempre troppo tardi.
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lunedì, 30 luglio 2007
ISLAM: FINI, NELLE MOSCHEE LA PREDICA SIA IN ITALIANO
 RIETI - "Nelle moschee la predica deve essere fatta in italiano, perché ognuno prega il suo Dio come vuole ma noi abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro. Dobbiamo sapere se si prega Allah o si semina odio". Lo ha dichiarato il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, nel corso di un comizio a Rieti.

(ANSA)

Predicare Allah e seminare odio sono sinonimi.

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sabato, 28 luglio 2007

Tolti i soldi ai Comuni per darli ai rom

 

Le casse della Regione sono sempre più vuote: nel settore sanitario, che incide pesantemente sul bilancio della Pisana, si continua a parlare di «buchi», voragini, extradeficit, congelamento di debiti, tagli a servizi importanti. Tutto, sembra, a causa del mancato controllo della spesa farmaceutica e sanitaria che ha costretto la giunta Marrazzo a predisporre cinque o sei piani di rientro dal deficit e a chiedere aiuto al governo Prodi per evitare una situazione sempre più vicina alla bancarotta.
Ma nonostante tutte queste difficoltà, l’amministrazione di centrosinistra ha trovato il modo di stornare una bella cifretta (circa 800 milioni delle vecchie lire) dalla finanziaria regionale per regalarla al Campidoglio che la destinerà a potenziare (sic!) i campi nomadi di Roma.
Questa autentica stranezza, contenuta in una determinazione dirigenziale (cioè un atto amministrativo sottratto al controllo del Consiglio regionale) è stata scovata nelle pieghe del bilancio dal capogruppo della Dc per le autonomie Fabio Desideri.
«Servivano per realizzare strade, ristrutturare edifici pubblici, costruire scuole ed eliminare le barriere architettoniche nei Comuni del Lazio. Così - spiega Desideri - è scritto nell’articolo 55 della legge Finanziaria regionale (numero 4 del 2006). L’esecutivo Marrazzo ha distolto 400mila euro dal mucchio e li ha versati al Campidoglio. Motivo? Per favorire il “potenziamento delle aree di accoglienza delle popolazioni nomadi”. È tutto nero su bianco nella determinazione dirigenziale numero C1653 del 28 giugno scorso. Un provvedimento che ci lascia basiti, soprattutto a fronte del deficit che pesa sulla Regione».
«Quanto accaduto è scandaloso. Abbiamo più volte denunciato – ha aggiunto l’esponente della Dc – la mancanza di trasparenza, di confronto, di coerenza della maggioranza che governa il Lazio. La demagogia di alcuni provvedimenti. Ma ora si è arrivati al punto di scovare dei fondi nelle pieghe di un capitolo di bilancio destinato ad altro, che ha un titolo ben preciso e non interpretabile, pur di accontentare il vorace Campidoglio». Ma vediamo, nel dettaglio, cosa prevedeva il «Programma straordinario di investimenti per lo sviluppo socio-economico del territorio del Lazio». Nel capitolo 55 della legge Finanziaria regionale viene espressamente stabilito che i fondi devono essere «destinati a riqualificare e valorizzare i comuni, contribuendo a finanziare interventi in diversi ambiti, come la viabilità, il recupero dei centri storici e degli edifici di culto, la realizzazione e la manutenzione di centri sportivi, l’edilizia scolastica, l’abbattimento delle barriere architettoniche». Questo dice la legge.
«Ma per la Regione di Marrazzo e per il Campidoglio di Veltroni lo sviluppo socio-economico si fonda – commenta ancora Desideri – sugli accampamenti dei nomadi. Perciò, 400mila euro sono stati tagliati dal totale e versati per potenziare i villaggi rom. Un concetto politico ben singolare e a nostro parere non rispettoso della legge. Ci chiediamo – conclude il capogruppo della Dc alla Pisana – con quale faccia ora Marrazzo o l’assessore al Bilancio Nieri potranno dire di non avere fondi per realizzare opere essenziali per i piccoli comuni del Lazio. E soprattutto di avere problemi di cassa». Sull’argomento, tra l’altro, Desideri ha predisposto un’interrogazione consiliare.
Claudio Pompei (Il Giornale)
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mercoledì, 25 luglio 2007

Padova, sgomberato il centro sociale Gramigna

 Padova - Con un blitz all’alba, il Comune di Padova, coadiuvato dalle forze dell’ordine, si è riappropriato dello stabile pubblico occupato dal 2001 dal centro popolare "Gramigna". Il "Cpo Gramigna" è noto per essere stato frequentato in questi anni da numerosi personaggi coinvolti poi nelle inchieste sulle nuove Br. L’edificio, in via Retrone, nella zona di Monta, era una volta sede di una scuola pubblica. Era stato occupato dai giovani del movimento antagonista nel 2001. Stamani lo stabile era vuoto, e le operazioni di riappropriazione da parte del Comune sono avvenute senza difficoltà. Sul posto, per motivi di sicurezza, sono giunti comunque uomini di polizia e carabinieri. Recentemente il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, aveva presentato una denuncia alla magistratura per chiedere che la sede del Gramigna potesse tornare in mano pubblica.

La protesta degli antagonisti Una quindicina di giovani appartenenti alla "Cpo Gramigna" hanno inscenato una manifestazione di protesta poco distante dalla sede del centro popolare sgomberato stamane a Padova dal comune e dalle forze dell’ordine. I manifestanti hanno affisso ai lati di una trafficata rotonda stradale, nella zone di Padova Ovest, due striscioni nei quali sta scritto, tra l’altro: "Zanonato usa le ruspe per restituire gli stabili alla città. Apriamo spazi di libertà". In un altro manifesto i giovani affermano che "l’ennesimo sgombero del Gramigna in 20 anni di lotte non fermerà la sua resistenza". I ragazzi del Gramigna, che avevano in gran parte già liberato dei propri oggetti e degli impianti lo stabile occupato, presagendone l’imminente sgombero, hanno annunciato per domani mattina un presidio nel centro città. 

(Il Giornale)

Dovrebbero essere sgombrati e demoliti TUTTI questi covi di SOVVERSIONE e propaganda TERRORISTA,spaccio di DROGA e tante altre cosucce.

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martedì, 24 luglio 2007

L’Italia dei minareti senza controllo

 

Quello che dovrebbe farci più effetto nella vicenda della moschea di Perugia è il messaggio di congratulazioni spedito dal presidente del Consiglio al suo ministro dell’Interno. In un Paese normale quando i fatti dimostrano che un governo non ha fatto nulla per la sua sicurezza, anzi si è sempre mosso nella direzione opposta, nessuno si congratula con nessuno. I responsabili non vanno in televisione a dire quanto sono bravi e a sfoderare banalità sul «livello di attenzione che deve restare alto». Dove l’avevano nascosto il livello di attenzione in tutto questo tempo, mentre si moltiplicavano le denunce sul pericolo delle moschee, sugli imam improvvisati, sui burattinai che tirano i fili della propaganda jihadista?
Nella vicenda di Perugia gli unici a meritarsi degli elogi sono come sempre gli uomini delle forze di polizia, costretti a navigare a vista.
Due settimane fa raccontavo ai lettori del Giornale quanto mi aveva detto un funzionario dei nostri servizi di polizia a proposito della situazione che dovevano fronteggiare. Gli avevo anche chiesto: delle oltre 600 moschee italiane, quante sono quelle che riuscite a monitorare e tenere continuamente sotto controllo? «Con gli uomini e i mezzi che abbiamo», mi aveva risposto, «solo le più grandi». E per le altre come fate? «Ci muoviamo sulla base delle segnalazioni che ci arrivano dal lavoro di intelligence e a volte dalla stessa comunità di immigrati». Non si era tirato indietro nemmeno davanti alla domanda più scomoda: qualche segnalazione di possibili «anomalie» è mai arrivata da chi rivendica la gestione e la responsabilità delle moschee? «Intende quelli dell’Ucoii?». Proprio loro. «Non che io sappia». E le pare possibile che siano sempre all’oscuro di tutto? È la sola domanda sulla quale aveva preferito sorvolare, aggiungendo però una considerazione importante: se si vuole fare un’opera di prevenzione concreta, mi aveva detto, non bisogna partire dal terrorismo, quello è il punto terminale, l’effetto, come dire, parossistico del problema. Il problema vero per il nostro territorio resta quello delle strategie del fondamentalismo islamico nel suo insieme. Strategie che si stanno affinando e ramificando. Chi segue e conosce le cose dell’Islam di casa nostra parla di tre direttrici di intervento, messe a punto nelle «centrali» del fondamentalismo internazionale e dirette ai Paesi europei. La prima riguarda l’azione di propaganda sui bambini degli immigrati, abituandoli ad associare occidentali, cristiani ed ebrei all’idea del male e del nemico da combattere. La seconda guarda ai giovani che vanno recuperati per la causa. Non è un caso che alla testa della Lega dei Giovani musulmani d’Italia ci siano oggi solo ragazzotti con le carte in regola: tutti espressione dell’Islam radicale. La terza, infine, riguarda le donne dell’immigrazione, forse il pericolo più insidioso per le strategie degli estremisti con le loro rivendicazioni di libertà e di riforme che in alcuni Paesi arabi hanno già aperto la strada alla democratizzazione della società e alla laicizzazione dello Stato. Quando, tra qualche anno, la comunità avrà raddoppiato i suoi effettivi dal milione e mezzo di musulmani che conta attualmente, il prezzo della trattativa sarà ancora più alto. La nostra risposta? Da un anno a questa parte: indifferenza, silenzio, qualche tavola rotonda in Parlamento dove gli ospiti d’onore, chiamati a dare suggerimenti, sono proprio estremisti di ogni sfumatura.
E in futuro? Per capire cosa dobbiamo aspettarci basta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Ferrero all’indomani dei fatti di Perugia: niente chiusura per le moschee sospette, ci mancherebbe, controlli e sorveglianza sono contro la libertà religiosa. Un registro degli imam? facciamolo ma d’accordo con l’Ucoii. Occupiamoci dei piccoli chimici che fabbricano bombe, conclude Ferrero, e lasciamo stare il resto. Come se i piccoli chimici nascessero dal nulla e vivessero nel nulla. E intanto, avanti con lo scambio di congratulazioni e complimenti. Bisogna capirli: quanto sono bravi fanno bene a dirselo da soli.

(Il Giornale)


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martedì, 24 luglio 2007

 

 

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lunedì, 23 luglio 2007

UN ALTRO IMAM INDAGATO, ANALISI SULLE SOSTANZE

 PERUGIA - C'é anche l'imam di una piccola moschea di Pierantonio di Umbertide (Perugia), non lontano da Ponte Felcino, tra gli indagati dell' inchiesta condotta dalla Procura di Perugia sul terrorismo islamico. Nell' abitazione dell' uomo è stata eseguita una perquisizione ed è stato sequestrato materiale che è ora all'esame degli investigatori.

Cominceranno nelle prossime ore le analisi sui campioni delle 60 sostanze chimiche trovate nella cantina dell'imam di Ponte Felcino arrestato dalla polizia nell'ambito di un'indagine antiterrorismo internazionale. La procura perugina ha infatti affidato alla polizia scientifica della direzione centrale del dipartimento l'incarico di svolgere gli accertamenti scientifici.

In corso anche l'esame dei documenti e del materiale informatico trovato in grande quantità durante le perquisizioni eseguite, oltre una ventina complessivamente a carico di stranieri indagati a piede libero. Tra il materiale all'attenzione degli esperti di antiterrorismo cd, pen drive, sim card e numeri di telefoni cellulari e anche una cartina stradale alla quale gli investigatori non sembrano dare particolare importanza.

La situazione viene infatti considerata dagli inquirenti ormai cristallizzata. L'inchiesta su quella che è stata definita "la scuola del terrore" tenuta dall'imam arrestato si preannuncia comunque lunga. L'indagine è intanto finita all'attenzione dei maggiori organi di informazione mondiale per l'applicazione dell'articolo 270 quinquies del codice penale. Se ne è infatti occupato il New York times, mentre la Cnn si è rivolta al questore perugino Arturo De Felice per un'intervista.

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lunedì, 23 luglio 2007

L'imam aveva bombe chimiche

 

  Perugia - Ora gli inquirenti vogliono mettere le mani sul quarto uomo, il braccio destro dell’imam, riuscito a sfuggire all'arresto perché da qualche settimana, pare sia rientrato in Marocco. L'uomo è Noureddine Oumaadane e si troverebbe proprio in Marocco. Il sospetto è che il gruppo, di stretta osservanza salafita, stesse preparando un attentato in patria. Lo stesso ministro Giuliano Amato, nel ricordare che le autorità marocchine, un paio di anni fa, avevano avvertito l'Italia della preparazione di un attentato a Bologna, a San Petronio, o a Milano in metropolitana, ha spiegato che, forse in questo caso, è stata l'Italia a restituire la cortesia. Nel frattempo sono stati indagati anche i due fratelli dell’imam e il predicatore della frazione di Pierantonio, nel comune di Umbertide. Il giorno dopo il blitz, i poliziotti della digos hanno tenuto un summit all’alba con il questore Arturo De Felice e hanno poi iniziato a catalogare il gran numero di materiale, di ogni tipo, sequestrato nella casa dell' imam Korchi El Mostafa, dei suoi due stretti collaboratori e dei venti indagati a piede libero, perché ritenuti i frequentatori più assidui dei corsi di proselitismo e di addestramento, che si sarebbero tenuti nella moschea di via Mastrodicasa. Sono i prodotti chimici, liquidi e solidi, trovati all'interno dell'abitazione dell' imam a suscitare le maggiori preoccupazioni e il maggiore interesse investigativo. Catalogati ben 61 diversi prodotti chimici che, secondo gli esperti, se miscelati insieme, potrebbero essere utilizzaticome «bombe sporche ». Per analizzare i prodotti nelle prossime ore, il pubblico ministero Sandro Cannevale della Dda, nominerà un consulente, probabilmente un esperto di chimica della Criminalpol. Restano poi da analizzare decine di sim card e numeri di telefoni cellulari finora sconosciuti agli investigatori, che sono stati sequestrati nel corso delle perquisizioni nell'ambito dell'operazione «Hammam» (è il nickname utilizzato dall'imam per operare sul web; «bagno turco» in arabo). Tra il materiale sequestrato nella casa dell'imam, nella moschea e nelle abitazioni dei venti indagati anche tantissimi compact disk e cd. Decine e decine, che ancoranon sono stati aperti dagli investigatori, ma solo messi in ordine. Sarà infatti la procura a doverne disporre la duplicazione per il successivo esame. Il personal computer che utilizzava nel centro islamico della frazione perugina è stato tenuto sotto stretto controllo telematico per mesi dalla polizia postale. È stata così registrata una costante connessione a siti dell’area della jihad. In particolare quelli contenti istruzioni per fabbricare ordigni esplosivi, armi chimiche e procedure di reclutamento di volontari mujiahiddin da destinare a Iraq, Afghanistan e Cecenia. Secondo gli investigatori l’imam partecipava anche a forum nei quali circolavano audio e video sulle tecniche di guerriglia urbana. Scaricati inoltre - in base alla ricostruzione accusatoria - manuali con le modalità per assemblare ordigni artigianali e compiere attentati arrivando a consultare su internet anche 20 mila documenti in una settimana. Nelle prossime ore il magistrato andrà nel carcere di Capanne dove si trovano i tre arrestati per interrogarli. Sabato pomeriggio gli uomini si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Intanto la moschea di via Mastrodicasa è rimasta aperta. Il questore non ha disposto la chiusura per dare la possibilità agli islamici di continuare a pregare. I fedeli intanto difendono il loro imam e all’unanimità sostengono che nei suoi sermoni non esisteva aggressività. Addirittura alcuni parlano di Kurdicome di un moderato. Non è escluso, anzi è probabile, che l'imam, svelasse le sue intenzioni e il suo pensiero solo dopo aver scelto i soggetti giusti, tra i frequentatori della moschea. E che i corsi, teorici e pratici, di preparazione alla jihad, venissero dedicati a soggetti selezionati. D'altro canto la telecamera nascosta dagli inquirenti avrebbe filmato esercitazioni di scontri corpo a corpo inequivocabili.
Clero Bertoldi (Il Giornale)
A'belli,si chiama Taqiya!!Il corano autorizza  a mentire spudoratamente per presentare l'Islam come buono e caro e ingannare gli infedeli, fingendosi moderati e tolleranti. Insomma a prenderci in giro per poi fregarci.
tratto da:  http://diavolineri.net/ospitalieri/2006/09/18/taqiya-o-kitman-mentire-nellinteresse-dellislam-alcuni-punti-di-contatto-con-il-comunismo-2/ :

Questi sono esempi di una pratica nota come Taqiya, che essenzialmente significa mentire nell’interesse dell’Islam.

Lo scopo è quello di ingannare i miscredenti riguardo all?Islam, con l?esplicita intenzione di instillare dubbi e preoccupazioni riguardo all?Islam, e incoraggiare le conversioni. La Taqiya è alla base della propaganda Musulmana presente oggi in Occidente, a partire dall?affermazione secondo cui l?Islam promuoverebbe l?uguaglianza di diritti per le donne, fino ai tentativi di incrementare il numero percepito di Musulmani.

Tutto questo è concepito con lo scopo di portare più persone possibili all’Islam, con la carota o con il bastone. L’esempio precedentemente illustrato dell’Imam Durham che arriva ad affermare di sentirsi obbligato dalla sua religione a impedire a un vandalo di distruggere le proprietà di una chiesa o di una sinagoga è un classico esempio di taqiya. Questo genere di affermazioni vengono diffuse in pubblico con l’esplicito intento di presentare aspetti della religione Islamica che non riflettono la realtà. Certamente l’atteggiamento storico dei Musulmani verso le chiese o le sinagoghe NON E?’stato quello di proteggerle dal vandalismo, anzi, piuttosto è stato il contrario. Ma simili menzogne devono essere proferite in pubblico per presentare l’Islam in una luce positiva e tollerante in modo da risultare appetibile agli Occidentali, in modo da far loro credere che l’immagine dell’Islam come religione intollerante e violenta è soltanto un mito creato dai nemici per diffamare la Vera Fede.

Non si può altrimenti spiegare l’assurda affermazione del presidente dell’UCOII Mohammed Nour Dachan, secondo cui “magari i Musulmani fossero trattati nei paesi che si rifanno a Dio come i Cristiani sono trattati nei paesi Musulmani”. link sul forum dei GMI. (leggete i commenti dei partecipanti, e notate quanti sono stati censurati) .

Questa sorta di santificazione della disonestà è anche giustificata agli occhi di molti Musulmani sulla base della diffusa convinzione che chiunque si opponga all’Islam sta mentendo. Per molti Musulmani, è assolutamente inconcepibile che chiunque, possa rifiutare l’Islam sulla base di ragionamenti logici o razionali, di conseguenza l’insistere denota una mancanza di intelligenza o di moralità da parte dell’infedele. Schuon ci illumina significativamente su quest’atteggiamento dei Musulmani: Le basi intellettuali e quindi razionali - dell’Islam hanno l’effetto nel Musulmano medio di provocare la curiosa tendenza a credere che i non Musulmani o sappiano che l’Islam è la verità e che quindi la rifiutino per pura ostinazione, o siano semplicemente ignoranti riguardo ad esso e che possano essere convertiti da spiegazioni elementari; il fatto che qualcuno possa volersi opporre all’Islam con coscienza pulita eccede di gran lunga l’immaginazione Musulmana, precisamente perchè l’Islam coincide nella loro mente con l’irresistibile logica delle cose. Questa testimonianza ci elucida su molte cose che costoro che hanno regolarmente a che fare con i Musulmani possono facilmente osservare da soli. Spiega perchè la difesa degli apologeti dell’Islam è così spesso molto elementare, quasi fanciullesca, e spesso si riduce ad insultare l’infedele che ha confutato gli argomenti Islamici (anche i rossi). Ci illumina sul perchè molti Musulmani lodino pomposamente la “logica” e la “razionalità” dell’Islam mentre allo stesso tempo difendono la loro fede con ragionamenti circolari ed altri errori di logica. E’ per questo che i Musulmani possono, senza alcuna apparente ironia, affermare che l’Islam è una “religione di pace”, anche quando la testimonianza sia della Storia che delle cronache di questi anni ne è una prova contraria.

Per molti Musulmani, l’idea che un infedele possa rifiutare l’Islam a causa di una sincera ricerca della verità è assolutamente inconcepibile. Di conseguenza, l’infedele deve star mentendo quando lui o lei presentano fatti ed argomenti contro l’Islam e l’infedele deve essere particolarmente abile e bravo a mentire quando i fatti e gli argomenti non possono essere controbattuti dal Musulmani. Ergo, ecco il ricorso alla Taqiya per deviare le menzogne dell’infedele così che la logica della verità, definita a priori come esclusivamente Islamica, possa prevalere. (stesso concetto comunista)

La Taqiya va al di la del semplice scopo di propaganda. L’origine etimologica della parola significa per proteggersi da, per mantenere (se stessi). Include quindi anche la dissimulazione da parte dei Musulmani nel dare l’apparenza di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti. Sotto queste mentite spoglie un Musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede Islamica, fintanto che “non lo intenda nel suo cuore”. Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai Musulmani come utile per l’Islam o utile a portare qualcuno alla sottomissione ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la Taqiya. Come al-Tabbarah scrive, Mentire non è sempre un male; vi sono occasioni in cui dire una menzogna è utile e contribuisce maggiormente al benessere generale, o alla riconciliazione tra le persone, che non dire la verità. Riguardo a ciò il Profeta diceva:

Non è falsa una persona che (attraverso le menzogne) facilita la conciliazione tra le genti, supporta il bene o dice ciò che è buono.

Il concetto di Taqiyah si trova anche nel Corano:

Corano 3:2

Che i fedeli non prendano per amici o protettori gli Infedeli al posto dei fedeli: se qualcuno lo facesse, in nulla vi sarà aiuto da Allah: eccetto come precauzione, così che possiate guardarvi da loro. Ma Allah vi avverte di ricordarLo; perchè l’obiettivo finale è Allah.

Qui, ai Musulmani si sconsiglia di prendere infedeli per amici, a meno che questo non possa beneficiare i Musulmani con il fine di difendere l’Islam contro i suoi nemici (o percepiti come tali), o prevenire perdite, o proteggere i Musulmani da chi li minacci per la loro fede. In altre parole, il fine giustifica i mezzi. Se un Musulmano deve dare l’apparenza esterna di non esserlo, o deve andare contro il principio generale di non avere infedeli per amici, allora questo è accettabile secondo la dottrina della taqiya. Tenete a mente che ciò che viene definito come “buono” da un Musulmano serio sarà qualsiasi cosa che aiuti la diffusione e l’eventuale trionfo dell’Islam sopra le altre ideologie o religioni. (stessa aspirazione dei comunisti)

In quanto tale, questo qualcosa tenderà ad avvantaggiare l’infiltrazione dei paesi non-Musulmani e delle istituzioni che potrebbero pretendere di supportare il paese di cui fanno parte, ma che in effetti stanno lavorando alle loro spalle con lo scopo ultimo di far trionfare la religione Mohammediana.

Degli ovvi indici dello stadio di avanzamento di questo genere di attività potrebbero essere il numero e la posizione dei membri Musulmani delle forze armate Americane, alcuni dei quali sono stati arrestati mentre cercavano di trasmettere informazioni ad al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche Islamiche.

Forse un altro fattore relativo alla dissimulazione di sé è la tendenza Islamica volta a scoraggiare l’aperta ricerca su di essa (la fede Islamica), o qualsiasi ricerca che non sia condotta da una qualche sorta di autorità religiosa Musulmana o da un Musulmano già edotto sui dogmi Islamici. Questo appare chiaramente nella diffusa convinzione secondo cui il Corano non possa essere tradotto in una lingua diversa dall’Arabo.

In accordo ai più rigidi insegnamenti Islamici, quando il Corano viene tradotto in un’altra lingua, esso cessa immediatamente di essere il vero Corano, diventando piuttosto un documento che possiede un miscuglio di pensieri e parole umane inframmezzate ad esso (presumibilmente come risultato del processo di traduzione). Solo il Corano in Arabo, secondo l’Islam, è la vera parola di Allah. Di conseguenza, vi sono milioni di Musulmani in tutto il mondo che non conoscono l’Arabo, e che, quando rispondo alla chiamata alla preghiera dei muezzin e ascoltano il Corano cantato in Arabo, non hanno la più pallida idea di cosa venga davvero detto. Queste persone devono affidarsi a un Imam o altro capo religioso per sapere cosa dice il Corano, e cosa davvero significa. Attraverso ciò, l’Islam mantiene il controllo di milioni di Musulmani non-Arabi che devono affidarsi a persone che parlano l’Arabo per sapere che cosa insegna la loro religione e cosa dice il loro libro sacro. A causa di questi insegnamenti, l’Islam può essere paragonati ad altri culti del controllo come i Testimoni di Geova (che vengono incoraggiati a leggere solo quello che pubblica la Società Watchtower) o altri culti dove l’esame indipendente delle dottrine della religione è scoraggiato o proibito. Questo atteggiamento è esattamente quello che viene presentato nei testi Islamici. (bisogna anche domandarsi in base a cosa avvengono le conversioni se il “soggetto” non ha la possibilità di studiare e verificare da se stesso. Che siano “forzate” come avveniva per il cristianesimo 600 anni fa?)

Nel Corano, scopriamo che i Musulmani vengono scoraggiati dal presentare domande difficili sulla loro stessa religione e il motivo è, che se lo facessero potrebbero perdere la fede nell’Islam:

Corano 5:102-103

O voi che credete! Non ponetevi domande su ciò che vi è stato reso chiaro, ciò può crearvi problemi. Alcuni prima di voi si sono posti queste domande, e per causa di esse hanno perso la loro fede.

Tra le Hadith, abbiamo questo episodio citato in quest’articolo:

Sahih Bukhari Volume 5, Libro 59, Numero 369:

Narrato da Jabir Abdullah: Il Messaggero di Allah disse, ‘Chi è pronto ad uccidere Ka’b bin al-Ashraf? Ha proferito parole ingiuriose e ha danneggiato Allah e il Suo Apostolo.’ Maslamah si alzò e disse, ‘Vuoi che sia io ad ucciderlo?’ Il Profeta proclamò, ‘Si.’ Maslamah disse, ‘Quindi permettimi di mentire così che io sia in grado di ingannarlo.’ Muhammad disse, ‘Puoi farlo.’”

Questa tendenza contraria al mettere in discussione e alla volontà di studiare i principi dell’Islam ci suggerisce che l’Islam non sia sinceramente interessato alla ricerca della verità (contrariamente a quanto Musulmani che praticano dawah possano dire). Piuttosto, ci fa capire, invece, che l’Islam cerca di sopprimere le sue inconsistenze esterne ed insegnamenti imbarazzanti, cose che potrebbero far dubitare ai Musulmani della loro fede e persino apostatizzare se dovessero insistervi a sufficienza.

http://www.thisislondon.co.uk/news/londonnews/articles/10329634?version=1

Ma Sayful e i suoi amici ridono all’idea di essere i pariah locali. “Le moschee dicono una cosa al pubblico, e qualcos’altro a noi. Diciamo che la faccia che voi vedete e quella che noi vediamo sono diverse”, dice Abdul Haq. “Credimi”, aggiunge Musa, “a porte chiuse, non esistono Musulmani moderati”.

http://www.memri.org/bin/articles.cgi?Area=reform&ID=SP69604

“La prova migliore di ciò che sto dicendo è il congresso mondiale del 1984 su “Gli Sforzi Politici Arabi Non-violenti” in Amman, che non è stato nient’altro che ipocrisia e propaganda. Nei documenti del congresso in Inglese è stato pubblicato il mio discorso, che poi è stato rimosso nell’edizione in Arabo!!! Tutto questo è stato un tentativo di ingannare gli Occidentali, e contemporaneamente non educare gli Arabi alla pace.

http://www.faithfreedom.org/forum2/viewtopic.php?t=1036

Da un articolo di Carlo Panella sul Foglio  del 1/9/2005:

"La "taqiya" è un preciso precetto dell’islam sciita, che permette al fedele di derogare agli stessi principi e canoni islamici pur di non incorrere in conseguenze personali o non suscitare danni alla "umma", alla comunità islamica. E’ un precetto che esalta fino al parossismo il sofisma, il gioco di parole, e anche l’affermazione del contrario di quello in cui si crede, che è stato codificato durante la guerra civile che ha sconvolto la comunità musulmana alla morte del Profeta, quando, appunto, gli sciiti furono battuti e perseguitati dai sunniti. ....... nell’islam la taqiya investe non solo e non tanto la sfera religiosa, ma anche e soprattutto quella politica (che è inscindibile dalla fede). Nella dottrina politica musulmana, in particolare in quella sciita, la "dissimulazione" è quindi qualcosa di più che una predisposizione ad un linguaggio diplomatico, accattivante, che non crei problemi; è una vera e propria vocazione politica, una struttura del linguaggio..."

 

 

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domenica, 22 luglio 2007

Lezioni anticristiane anche ai bambini

 Perugia. Isolato, quasi ignorato dai pochi italiani che vivono nel quartiere che lo ospita, il centro islamico di Ponte Felcino è noto soprattutto tra gli immigrati musulmani che abitano fuori Perugia. Maghrebini, gran parte marocchini. Non fanno domande. Poche decine lo raggiungono dalla vicina stazione di Ponte San Giovanni al venerdì e lo fanno soprattutto per pregare. Un posto diverso dalla centralissima moschea di via dei Priori, affiliata all'Ucoii, e dall'altro centro islamico della città. Un anonimato che i gestori del luogo di culto e di addestramento alla guerra santa tendevano a mantenere soprattutto fuori orario, con le attività che si consumavano al suo interno e l'ingresso che si confondeva con le palazzine circostanti, spiegano fonti della comunità marocchina al Giornale: la sera, nel tardo pomeriggio della domenica, quasi mai il venerdì negli orari di preghiera. Una sorta di doppia natura che lo aveva reso abbastanza popolare tra gli islamici di appartenenza salafita, cioè coloro che non riconoscono l'autorità statale né il mondo dell'associazionismo musulmano.
È stato accertato che uno straniero era partito presumibilmente per l'Iraq e sono emersi suoi contatti con numerosi altri stranieri residenti in altri paesi europei e in Siria. Spostandosi dal nord al sud della penisola, in questa conca della periferia, nel centro islamico e nella sua guida, l'imam Korchi El Mostapha, che offriva informazioni e manuali sull'utilizzo e la produzione di armi batteriologiche e altri ordigni esplosivi, alcuni salafiti hanno trovato un punto di riferimento. È sempre stato Korchi El Mostapha a gestire la doppia anima di Ponte Felcino. Preghiera aperta al pubblico al venerdì, addestramento al jihad nelle ore serali. Dalle intercettazioni emerge che in un'occasione Korchi, assieme alla figlia minorenne a un connazionale arrestato guarda e commenta un filmato sull'esecuzione di 18 militari iracheni. Secondo la Digos di Perugia la zona, era Korchi a tenere le lezioni di cultura araba a una dozzina di bambini. Nelle sue lezioni incitava a compiere aggressioni contro altri coetanei italiani per indurli alla sottomissione. Il jolly usato dall'imam era la naturale superiorità dei musulmani verso i cristiani. Eppure non era un imam solitario come quello milanese di Viale Jenner. Da almeno due anni lo conoscevano in molti alla periferia di Perugia. Un immigrato marocchino di quarantuno anni che ha sempre condotto una vita normale senza isolarsi. Una moglie, una figlia, anch'essa coinvolta nell'addestramento. Nel 2005 si era perfino presentato negli uffici del Comune di Perugia per partecipare al concorso per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, era il 28 novembre del 2005. Un anno dopo la graduatoria che lo vedeva alla posizione 233 è stata approvata con atto del Comune. Il maggio scorso intervenne nella lite che scoppiò tra l'imam dell'Ucoii e quello della seconda moschea cittadina per fare da mediatore. In pubblico non esponeva il pensiero col quale animava la seconda vita del centro di preghiera, rivelata dalle intercettazioni: «Ci sarà un giorno del giudizio che tutti i musulmani andranno in paradiso, mentre gli italiani miscredenti andranno all'inferno e bruceranno. Coloro che non capiscono la religione musulmana saranno torturati. Colpire gli altri bambini finchè non esce loro il sangue».

(Il Giornale)


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sabato, 21 luglio 2007

PERUGIA, UNA 'SCUOLA DI TERRORE' IN MOSCHEA

 PERUGIA - Scoperta a Perugia una "vera e propria 'scuola di terrorismo'". A riferirlo è il direttore dell' Ucigos Carlo De Stefano sottolineando che le indagini di Perugia "hanno evidenziato come nella moschea di Ponte Felcino si svolgesse in maniera continuata addestramento ad azioni con finalità di terrorismo". "Si può quindi affermare che è stata scoperta e disarticolata una vera e propria 'scuola di terrorismo' - ha spiegato De Stefano - che rientra in un sistema operativo di terrorismo diffuso, praticato da piccole cellule che agiscono in maniera autonoma".

Secondo gli inquirenti la struttura vicina ad al Qaida avrebbe svolto attività di proselitismo e addestramento con finalità di terrorismo in materia di armi, materie esplodenti e sostanze tossiche. Sono quattro le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di magrebini residenti a Perugia. Numerose anche le perquisizioni in corso.

I MAGREBINI HANNO RICEVUTO ADDESTRAMENTO
Sono accusati di avere ricevuto, in un caso anche fornito, addestramento e istruzioni a fini di terrorismo i quattro magrebini al centro dell'operazione antiterrorismo Hammam condotta dalla polizia a Perugia. Addestramento e istruzioni - secondo l'accusa - sulla preparazione e uso di materiali esplosivi, sull'uso di armi da fuoco, armi bianche, oggetti atti a offendere, sostanze chimiche nocive, sulla preparazione di silenziatori (per armi da sparo), sugli itinerari consigliati ai mujiahiddin per raggiungere zone di conflitto, su tecniche di combattimento corpo a corpo e in specie su tecniche di agguato e uccisione, su modalità operative per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo quali il collocamento di esplosivo in luoghi pubblici affollati (come stadi, mercati, università e fermate di autobus), e su nozioni potenzialmente utili per l'organizzazione e l'esecuzione di atti di terrorismo, quali le istruzioni per la guida di un Boeing 747, la realizzazione, l'invio e la lettura di messaggi criptati, l'accesso a siti riconducibili a organizzazioni terroristiche di matrice islamica con modalità tali da eludere le intercettazioni. Fatti che sono avvenuti a Perugia - ritengono gli inquirenti - dall'ottobre 2006 al luglio 2007, in un caso solo dal dicembre 2006 al febbraio 2007".

TRA GLI ARRESTATI L'IMAM DELLA MOSCHEA
Sono tre i marocchini arrestati finora nell'ambito dell'operazione antiterrorismo "Hammam" della polizia. Hanno riguardato l'imam della moschea perugina di Ponte Felcino, e due dei suoi più stretti collaboratori, entrambi dimoranti all'interno del luogo di culto. Un quarto loro connazionale è tuttora ricercato. Secondo la polizia le indagini hanno consentito di documentare come gli indagati, attraverso la visione e il commento in comune di messaggi, proclami, filmati e documenti scaricati da siti internet "protetti", all'interno del luogo di culto, in orari e contesti considerati estranei alle ordinarie cerimonie religiose svolgevano una approfondita opera di istruzione e addestramento all'uso delle armi e alle tecniche di combattimento proprie delle azioni terroristiche nonché lezioni di lotta corpo a corpo.

FILE MOSTRATI ANCHE A BAMBINI
Sono stati mostrati anche ad alcuni bambini che frequentano la moschea di Ponte Felcino i file al centro dell'indagine. I file scaricati - ritiene la polizia - non contengono solo messaggi propagandistici, ma minuziose indicazioni per la realizzazione di atti di terrorismo come i documenti riguardanti la preparazione e l'uso di sostanze velenose o di materiali esplodenti, le istruzioni dirette all'aspirante mujihaid per raggiungere le zone di conflitto in modo sicuro, per inviare messaggi criptati in rete e perfino, dettaglio ritenuto particolarmente allarmante, per guidare un Boeing 747. Nel contesto dell'attività di addestramento sono state tenute lezioni di combattimento corpo a corpo, che hanno riguardato non solo pratiche di autodifesa ma anche tecniche di agguato e uccisione.

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