sabato, 30 dicembre 2006
Saddam impiccato all'alba
La condanna a morte è stata eseguita alle 6 locali (le 4 in Italia). Lo ha riferito la tv irachena Al Hurra

Baghdad, 30 dic. (Ign) - La condanna a morte è stata eseguita: intorno alle 4.00 italiane, le 6.00 locali, Saddam Hussein è stato impiccato. Lo ha riferito la tv irachena Al Hurra e la notizia è stata confermata da fonti del Pentagono.

L'esecuzione è stata filmata.

''Restate uniti'', le ultime parole dell'ex rais agli iracheni. Secondo quanto si legge sulla Cnn on line, Mowaffaq al Rubaie, consigliere nazionale per la sicurezza iracheno presente al momento dell'esecuzione, ha riferito: ''Sul suo volto c'era molta paura". Rubaie ha detto anche che l'ex presidente iracheno ha rifiutato di indossare il cappuccio.

Contrariamente, invece, a quanto riferito in un primo momento è stata smentita l'esecuzione di Al Tikriti, fratellastro dell'ex rais e dell'ex giudice Al Bandar.

La condanna alla pena capitale per Saddam è stata
confermata in appello martedì scorso. In linea con il primo grado, la corte lo ha ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità per la strage di 148 sciiti compiuta nel 1982 a Dujail.

 

Che dire? Sono contrario in generale alla pena di morte, ma in questo caso non si trattava di un povero cittadino qualunque, magari vittima di un errore giudiziario,ma di un dittatore spietato,con decine di migliaia di morti sulla coscienza, il cui nome è stato maledetto per decenni dai parenti delle persone che ha fatto ammazzare, torturare, gasare. Che ha trascinato il suo paese in guerre senza senso con un dispendio enorme di vite umane, tanto che l'attuale conflitto iracheno è poco al confronto..... che riposi in pace, se può, perchè ho idea che da stamattina, all'inferno, stiano un po'più stretti.

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venerdì, 29 dicembre 2006
CINA: ARRESTATI NOVE SACERDOTI CHIESA CLANDESTINA

Roma, 29 dic.  (Adnkronos) - Arrestati in Cina nove sacerdoti della chiesa clandestina. Ne da' notizia ''Asianews'', l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, spiegando che non si conoscono le ragioni del provvedimento, scattato il 27 dicembre. A procedere, mentre il gruppo ''era riunito insieme per studiare'' in una localita' a circa 30 chilometri a sud di Baoding, e' stata la polizia della provincia di Hebei, nel nord del paese. In manette sono finiti 11 religiosi della diocesi di Baoding: Wen Daoxiu, Li Shujuna, Li Yongshun, Wang Quanjun, Wang Qiongwei, Pang Yongxing, Pang Haixing e Dong Guoyin and Fr Liu Honggeng.

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venerdì, 29 dicembre 2006
SOMALIA: CORTI ISLAMICHE IN FUGA, NAIROBI CHIUDE FRONTIERE
MISNA, KENYA SCHIERA MILITARI E SQUADRE ANTI-SOMMOSSA AL CONFINE

Nairobi, 29 dic. (Adnkronos) - Il governo keniano ha chiuso oggi il confine con la Somalia per prevenire possibili infiltrazioni di miliziani delle Corti Islamiche che, dopo essere fuggiti da Mogadiscio, avrebbero trovato riparo proprio nell'estremo sud della Somalia a ridosso del confine col Kenya. Lo scrive oggi la stampa keniana citata dalla Misna, precisando che lungo tutto il confine tra i due paesi del Corno d'Africa il governo di Nairobi ha dispiegato migliaia di soldati in assetto da guerra e poliziotti, ma anche squadre delle unita' speciali anti-sommossa.

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venerdì, 29 dicembre 2006

Distrutto il presepe vicino al cantiere di Colle Val d’Elsa

 

Firenze. Il presepe sistemato nelle vicinanze dei cantieri dell’erigenda moschea di Colle Val d’Elsa è stato distrutto da ignoti. Lo denunciano alcuni consiglieri comunali. «Durante questi giorni di festa, nel corso dei quali è stata più volte celebrata la presenza dell’albero di Natale, segno di pace - spiegano - qualcuno ha distrutto il presepe che i cittadini residenti avevano posizionato vicino al muro delle case, per festeggiare e ricordare le festività natalizie. Rimaniamo sconcertati e amareggiati dal gesto vergognoso che è stato compiuto».

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venerdì, 29 dicembre 2006

Due italiani su tre non si fidano dell’islam

 

Un sondaggio del Giornale rivela che la stragrande maggioranza degli italiani non si fida degli immigrati islamici: per il 67 per cento degli intervistati «non hanno alcuna intenzione di integrarsi», opinione condivisa anche dagli elettori dell’Unione. Per gli italiani i musulmani devono prima di tutto rispettare le nostre leggi. E l’intellettuale francese Glucksmann avverte: «Non bisogna piegarsi».

(Il Giornale)

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giovedì, 28 dicembre 2006

SOMALIA: TRUPPE GOVERNATIVE ED ETIOPICHE A MOGADISCIO

 NAIROBI - Truppe governative ed etiopiche sono entrate senza colpo ferire a Mogadiscio, dove hanno gia' preso il controllo dei principali edifici governativi. Lo rendono noto fonti governative di cui da' notizia radio Nairobi.

''Abbiamo ritirato tutti i dirigenti e i membri che lavoravano nella capitale'', ha detto sheikh Sharif Ahmed, capo delle Corti islamiche, parlando per telefono con la televisione satellitare araba. Sherif Ahmed ha detto che gli integralisti islamici somali restano uniti e ha spiegato la decisione di ritirarsi dalla capitale come un cambiamento di tattica.

Un portavoce del governo di transizione, Abdirahman Dinari, ha detto inoltre che i capi delle Corti islamiche sono fuggiti a Chisimaio, la citta' portuale a sud di Mogadiscio. ''I dirigenti delle Corti islamiche si sono dissolti come l'aria'', ha detto il portavoce. ''Le nostre forze controllano gia' di fatto Mogadiscio perche' abbiamo preso i due posti di controllo sulle strade principali fuori dalla citta', ha detto Dinari. ''Entro due o tre ore cattureremo l'intera citta''', ha aggiunto.

Per ora, comunque, nel cuore della capitale ci sono i miliziani di Hussein Mohammed Aidid, storico signore della guerra somalo - che ha anche passaporto americano: ha combattuto tra l'altro con le truppe Usa nella prima guerra irachena - ed attuale ministro dell'Interno del governo federale di transizione somala (Tfg).

Gli uomini di Aidid - la cui organizzazione si chiama Alleanza Nazionale Somala, Sna - furono gli ultimi a lasciare Mogadiscio sotto l'incalzare degli islamici, ed hanno sempre conservato nella capitale una sorta di 'quinta colonna', il che ha consentito loro di essere i primi a riprendere possesso di alcuni palazzi strategici, tra cui Villa Somalia, a suo tempo l'edificio presidenziale dove l'Sna aveva il suo quartier generale.

Etiopici e governativi sono comunque ormai di fatto a Mogadiscio dove non c'e' alcuna resistenza. Si sta solo, a quanto pare, discutendo di modalita' tecniche: l'opportunita', cioe' che anche le truppe etiopiche entrino formalmente nella capitale somala. Si ha notizia, inoltre, che il presidente ad interim somalo Abdulai Yousuf ed il premier del Tfg Ali Gedi intendono recarsi appena possibile a Mogadiscio.

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mercoledì, 27 dicembre 2006

MORTO IL 'DELFINO' DEL MULLAH OMAR

CHAMAN (PAKISTAN) - Il capo militare dei Taleban nel sud dell'Afghanistan è stato ucciso in un raid aereo statunitense il 19 dicembre. Lo hanno confermato fonti della stessa guerriglia integralista. Secondo le stesse fonti Akhtar Mohammad Osmani, strettamente legato a Osama bin Laden, è stato ucciso nella provincia di Helmand. Poco dopo l'attacco il comando americano aveva dato notizia della morte di Osmani, ma i Taleban si erano affrettati a smentire.

Hanno ammesso la sua uccisione:"Osmani è morto l'avevamo saputo già nel giorno dell'attacco, ma i capi ci avevano detto di mantenere il segreto", ha detto un comandante che ha chiesto di conservare l'anonimato. Le fonti tengono poi a sottolineare che Osmani "non era solo un comandante di grande esperienza, ma un ottimo gestore di transazioni finanziarie, pieno di buoni contatti. Per un po' la sua morte avrà delle pesanti conseguenze sul nostro movimento". Il mullah Mohammad Omar, leader dei Taleban, lo aveva indicato come suo 'delfino' nel 2001 ed era a capo della guerriglia in sei province meridionali dove più violenti sono gli scontri con le forze canadesi e britanniche.
 

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mercoledì, 27 dicembre 2006
SOMALIA: GOVERNATIVI ED ETIOPICI RIPRENDONO JOWHAR
 
MOGADISCIO - Truppe etiopiche e dell'esercito del governo federale di transizione somalo (Tfg) hanno ripreso Jowhar, importante centro a poco più di 90 chilometri da Mogadiscio. Le testimonianze in tal senso sono concordi, anche se mancano conferme ufficiali. Le truppe delle milizie islamiche si stanno ritirando verso la capitale.

   Jowhar è stata a lungo sede delle istituzioni transitorie somale, prima di essere conquistata (senza colpo ferire, o quasi) dalle truppe delle Corti, dopo che queste si erano impadronite, dopo lunghe e sanguinose battaglie, della capitale, fino ad allora controllata dai 'signori della guerra'. Da ieri le milizie islamiche, incalzate da truppe e raid aerei etiopici, stanno abbandonando tutti i principali centri dove si erano insediati negli ultimi mesi. Stando alle dichiarazioni ufficiali, peraltro, le truppe etiopiche hanno dichiarato che non entreranno a Mogadiscio.
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martedì, 26 dicembre 2006

(ANSA) - NAIROBI, 26 DIC - L'aviazione etiopica non da' tregua alle milizie islamiche somale, ed oggi, per il terzo giorno consecutivo, ha compiuto con i suoi Mig incursioni contro combattenti delle corti . Fonti somale hanno detto che le truppe etiopiche sono a circa 70 km dalla capitale Mogadiscio e potrebbero conquistarla nel giro di 24-48 ore.
Da parte sua la Croce Rossa Internazionale ha fatto oggi sapere da Ginevra che finora si contano oltre 800 feriti e migliaia di profughi a causa dei combattimenti tra le forze governative somale appoggiate da truppe etiopiche e miliziani delle corti islamiche Ma oggi si e' registata sul campo una novita' sostanziale. Stamane due caccia hanno mitragliato non postazioni, bensi' truppe delle Corti in ritirata: numerose le vittime, almeno tre morti.
Gli islamici stanno infatti abbandonando tutta una serie di caposaldi che avevano conquistato negli ultimi mesi, di fatto senza colpo ferire. Innanzitutto intorno a Baidoa, 245 km a nord est da Mogadiscio, sede provvisoria delle istituzioni di transizione somale (in tale area e' avvenuto l'attacco aereo); ma anche nella fascia confinaria del nord-nord ovest. Ieri avevano colpito l'aeroporto internazionale di Mogadiscio e quello militare di Baledogle, 100 km ad ovest della capitale, molto importante dal punto di vista strategico; l'altro ieri due localita' vicine a Baidoa, ed altre due lungo il confine. L'ufficializzazione, avvenuta sabato, della presenza militare etiopica in Somalia a contrastare per ragioni di sicurezza nazionale le milizie islamiche, ha insomma cambiato totalmente la situazione.
Truppe di Addis Abeba erano da mesi massicciamente schierate in Somalia, ma in funzione difensiva, a protezione del governo di transizione.
Ora hanno rovesciato la tattica: oggi sono a 70 km da Mogadiscio e sferrano attacchi duri che costringono gli islamici a ritirarsi, seppur ''tatticamente'', come dicono.
Ma, sul campo, non c'e' proporzione. Sanno, pero', cosa fare, ed uno dei loro leader ha detto: ''Adesso ci prepariamo a una lotta di lunga durata''. Questo evoca scenari afghani, molto oscuri per l'intero Corno d'Africa.
Mentre l'Ue condanna preoccupata, e l'Unione Africana appare divisa tra chi esprime preoccupazione e chi afferma che l'Etiopia aveva diritto all'autodifesa, domani e' comunque convocata riunione d'emergenza con Lega Araba e Igad, organismo che raggruppa i paesi dell'Est Africa. (ANSA)

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martedì, 26 dicembre 2006
SOMALIA: RAID AEREO ETIOPICO CONTRO ISLAMICI IN RITIRATA

 NAIROBI - Almeno due caccia Mig dell' aviazione etiopica hanno attaccato oggi le milizie islamiche che si stanno ritirando da alcune aree nei dintorni di Baidoa, sede provvisoria delle istituzioni transitorie somale. Lo rendono noto fonti concordi, anche se non ufficiali.

Si parla di alcune vittime, sembra almeno tre morti. Le incursioni aeree etiopiche erano iniziate sabato (quattro: due intorno a Baidoa, due in aree vicino ai confini), e continuate ieri, contro l'aeroporto internazionale di Mogadiscio e un altro aeroporto militare, strategicamente molto importante, 100 km più ad ovest.

UNIONE AFRICANA: L'ETIOPIA AVEVA DIRITTO A INTERVENIRE

L'Etiopia aveva diritto ad intervenire militarmente in Somalia sentendosi minacciata dall' avanzata delle milizie delle Corti islamiche somale. Questo il parere dell'Unione Africana, Ua, stando a quanto dichiarato dal vicepresidente della Commissione Patrick Mazimhaka, che ha detto: ''E' diritto di ogni Paese prendere le misure necessarie per difendersi contro quanto arrechi minaccia alla sua sovranita''. Lo riferisce oggi la Bbc on line.

Mazimhaka, inoltre, compie una sorta di autocritica ammettendo che l'Ua non ha reagito ne' in tempo ne' adeguatamente nel far fronte al deteriorarsi della situazione in Somalia, e questo malgrado i continui moniti e richiami in tal senso avanzati dal governo di Addis Abeba. Una riunione dell'Unione Africana con all'ordine del giorno il problema somalo (e non e' certo che ci sia una totale concordanza sulla decisa posizione del vicepresidente della Commissione) e' prevista tra domani e dopodomani; mentre a fine mese ci sara' il summit dei capi di stato e di governo dell'organizzazione panafricana.

 

L'Etiopia si difende semplicemente dal pericolo di una rivoluzione religiosa fomentata dai terroristi di Al-Quaeda, che non per niente hanno recentemente chiamato alla guerra santa i combattenti islamici di tutto il mondo. E' vero che questo conflitto si inserisce in un quadro molto complesso (la situazione nel Corno d'Africa è al collasso da più di un decennio),ma se c'è una cosa da fare per non rendere irrecuperabile la situazione, è prevenire il consolidarsi di uno stato talebano, che creerebbe una situazione tale per cui il Darfur al confronto parrebbe un campo giochi.

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