giovedì, 30 novembre 2006
Italia-Asia, Napolitano: ''Occidente non è civiltà superiore''
Il Capo dello Stato: ''Disporci al confronto senza vecchie presunzioni e paralizzanti timori''

Roma, 30 nov. (Adnkronos/Ign) - Con la realtà degli emergenti Paesi dell'Asia serve dialogo e confronto, senza rinunciare ai nostri tradizionali valori di democrazia e libertà ma nel contempo senza presunzioni e senza paure. E' la strada indicata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia per la 'Giornata dell'Asia e del Pacifico' a Villa Madama, dopo l'apertura dei lavori del vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema. In particolare, il Capo dello Stato ha esortato gli occidentali a non considerarsi figli di una superiore civiltà.

Per Napolitano, infatti, ''se alla riaffermazione dei valori delineati nella possibile Costituzione per l'Europa e riassunti nei termini dell'imperio del diritto, del rispetto del pluralismo, del riconoscimento dei diritti individuali e collettivi, della fedeltà ai principi di libertà e di democrazia, dell'economia sociale di mercato non rinunciamo; tuttavia dobbiamo disporci al confronto senza vecchie presunzioni e senza devianti e paralizzanti timori. Senza presumere cioè - chiarisce il presidente della Repubblica - di essere portatori, come occidentali, di una civiltà superiore''.

 

Già,meglio i valori disumani del comunismo,di cui Lei,Presidente Napolitano, è stato portatore orgoglioso fino all'altro ieri,o quelli della barbarie islamica.O perchè non quelli di quell'impero di schiavi che è la CIna?

Caro Presidente,queste sono assurdità belle e buone.Se al mondo esistono paesi dove la vita è degna d'essere vissuta,nella libertà e nella pace,il merito è della civiltà occidentale,greco-romana e cristiana.La nostra;quella che Lei e i suoi compagni giudicavate un relitto della storia e che invece ha rispedito al mittente la dittatura comunista figlia dell'utopia mortifero/millenarista di Marx-Lenin-Stalin- Mao.

Non tema,vedremo la fine anche dell'espansione islamica e asiatica,quella che lei tanto apprezza.Anche senza il suo aiuto. Ha sempre avuto un ottimo gusto nel scegliere la parte sbagliata (quella contro la democrazia),salvo poi scusarsi gentilmente dopo qualche decennio. Chapeaux!

postato da: Labieno alle ore 13:46 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 29 novembre 2006
le femmiste marocchine in Italia a protestare contro le leggi pro-sharia

So che dovrei essermi abituata alla pessima e immorale filosofia di fondo di questo governo che ha deciso di sovvertire il comune senso della giustizia, della famiglia, del sacro e della protezione dei più deboli a favore di prepotenti, disonesti e di chiunque remi in senso contrario alla nostra cultura e alle nostre radici. Eppure la mancanza di responsabilità e di sensibilità dell’attuale esecutivo nei confronti delle donne mi disgusta oltre ogni più lugubre aspettativa. Questo governo con a capo un pagliaccio che si picca per il gadget delle mutande, oggi alla Camera dei deputati, inizia la discussione della legge sulla libertà religiosa che di fatto legittima il matrimonio islamico in Italia. «Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi (esame C. 36 Boato e C.134 Spini - Rel. Zaccaria)», è il titolo all'ordine del giorno. L'articolo 11 di questa proposta legislativa, che è una minaccia grave all'istituto della famiglia monogamica su cui si basa la civiltà occidentale, afferma che il ministro di culto islamico non sarà tenuto a pronunciare - durante il rito in moschea - gli articoli del codice civile sulla parità di diritti e doveri fra moglie e marito (143, 144 e 147 del codice civile), «qualora la confessione abbia optato per la lettura al momento della pubblicazione”. Condannando migliaia di donne musulmane in Italia ad essere sottratte alle nostre leggi per essere sottomesse alla sharia. Applausi ai paladini in servizio permanente attivo, dalla coscienza più nera dell’inferno in cui vogliono gettare tante povere innocenti.
Giusto ieri Magdi Allam ha raccontato la storia atroce di Najat e Yamna, le due mogli marocchine di un egiziano che, dopo averle rese schiave e brutalmente picchiate per anni, ha rapito due dei sei figli nati dal matrimonio con la prima. È successo a Roma, ITALIA e non in Pakistan o Arabia Saudita. Prodi e soci evidentemente, hanno deciso di eguagliare il rispetto dei diritti umani di quei paesi orribili, dove le donne sono carne da macello. Sdegnata e furibonda Souad Sbai, presidente dell'Associazione delle donne marocchine , infuriata a tal punto che minaccia d’incatenarsi davanti a Montecitorio. “Ci siamo liberate della poligamia in Marocco e ora ritroviamo questa piaga in Italia", tuona Souad. «Siamo venute in questo Paese perché ne apprezziamo i valori e la cultura. Questa legge finirà per trapiantare anche qui il maschilismo, la misoginia e la violenza che si annidano nella sharia”. “Nelle moschee italiane invece è un rito religioso, una celebrazione dell'estremismo in nome di Allah”, sottolinea la presidente. E annuncia: “Le femministe marocchine sono già pronte a venire in Italia a protestare”.
Una VERGOGNA per le nostre femministe trasformate in vivandiere rosse.
Una VERGOGNA ancora più grossa per Emma Bonino e il suo partito da sempre IMPEGNATO a far rispettare i diritti umani (e per questo votato), impegno dimenticato dopo aver ottenuto l’ambita poltrona ministeriale, che le ha “avvantaggiato” le chiappe, ma offuscato la coscienza.
Una vergogna infinita per TUTTA la sinistra, da sempre autodefinitasi “moralmente superiore”  e portatrice di chissà quali valori, MORALIZZATRICE  solo contro gli evasori, e accomodante, anzi benedicente con chi picchia e schiavizza donne innocenti.
Il bello è che questi integerrimi moralisti del kaiser fomentano l’odio contro la CHIESA e Papa Ratzinger in nome delle “libertà individuali” e intanto baciano le terga agli imam e agli integralisti islamici, che notoriamente manco sanno cosa sono “le libertà individuali”.
VERGOGNATEVI E PER UNA VOLTA ARROSSITE  della vostra imperdonabile disonestà intellettuale e  sfacciata ipocrisia.

Orpheus

http://orpheus.ilcannocchiale.it/

postato da: Labieno alle ore 18:42 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 29 novembre 2006
BOLZANO: MUSULMANO PICCHIA FIGLIA PERCHE' FREQUENTA ITALIANO, ARRESTATO
PERIZIA CONFERMA VERSIONE RAGAZZA, 17ENNE ANCORA IN ALLOGGIO PROTETTO

Bolzano, 29 nov. - (Adnkronos) - Su ordine del Tribunale di Bolzano e' stato arrestato l'extracomunitario di religione musulmana accusato di aver picchiato con una spranga di ferro la figlia 17enne perche' frequentava un ragazzo italiano e di averle procurato la frattura di una gamba e altre ferite.

postato da: Labieno alle ore 13:28 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 28 novembre 2006
Scuole islamiche, l’intolleranza s’impara sui libri
Lezione numero 1: «Tutte le religioni esistenti sulla terra non hanno alcun valore. L'unica, vera religione è quella islamica, le altre sono inutili, false e perniciose per chi le pratica».
Lezione numero 2: «L'intero universo è composto da diavoli ed esseri umani che devono abbracciare l'Islam abbandonando le loro false religioni, altrimenti finiranno tutti all'inferno». Lezione numero 3: «Il Profeta disse: non vengo ascoltato da cristiani ed ebrei che dopo la loro morte saranno condannati all'inferno».Non sono i brani di un sermone ascoltato in chissà quale moschea, è molto peggio di così: sono, parola per parola, gli insegnamenti che vengono impartiti ai bambini delle scuole elementari dell'Islam. E non a Damasco, a Teheran e neppure al Cairo o in Arabia Saudita ma qui nelle scuole islamiche italiane, quelle a due passi da casa nostra. Tutti contenuti in una serie di guide didattiche che spiegano minuziosamente agli insegnanti cosa devono dire ai loro allievi quando affrontano in classe la più importante delle lezioni:quella dedicata al Corano e alla religione musulmana.
Abbiamo assistito per giorni alle dichiarazioni festose di chi si era adoperato per l'apertura della scuola islamica di via Ventura, a Milano. Per giorni abbiamo ascoltato consiglieri comunali, assessori ed esponenti politici spiegarci che magnifico segnale di lungimiranza fosse l'inaugurazione di questo nuovo istituto che va ad aggiungersi alle decine e decine di altri, più o meno clandestini, più o meno illegali che operano sul nostro territorioPer chi protestava c'erano gli ammonimenti di parlamentari e ministri: «Il problema è quando le scuole si chiudono, non quando si aprono». Perché mai, si aggiungeva, dovremmo negare ai musulmani ciò che concediamo ai tedeschi, ai francesi o agli americani?
La risposta eccola qui, nelle paginette colorate di queste guide in lingua araba che circolano tranquillamente nelle scuole islamiche d'Italia, con tanto di minareti e moschee in copertina. Compilate, si badi bene, non da musulmani qualunque,ma dal ministero dell'Educazione dell'Arabia Saudita, ovvero del Paese che sostiene e finanzia molte delle nostre moschee e anche molte di queste scuole. Basta prendersi il disturbo di tradurle e poi leggerle per scoprire pagina dopo pagina, in un crescendo ben orchestrato, quale sia l'ideologia che le ispira e quali nozioni verranno trasmesse ai bambini che dovrebbero diventare cittadini del nostro Paese, integrati nella nostra società e pronti a condividere l'insieme di principi e valori sui quali essa è fondata.Le lezioni delle guide sono molto chiare in proposito: «È proibita per ogni musulmano», è scritto, «la fedeltà e la lealtà verso coloro che non aderiscono alle leggi dell'Islam e non obbediscono al suo Profeta».
Nelle scuole dell'Islam in Italia, quei bambini cresceranno, dunque, con una sola convinzione ben radicata: ogni forma di lealtà verso il paese di infedeli in cui vivono è un grave peccato, se non addirittura un vero e proprio tradimento nei confronti della loro stessa religione. Davvero non si sa se essere più sgomenti per il fatto che precetti come questi siano alla base dell'istruzione delle nuove generazioni di immigrati o per il fatto che siamo noi stessi a spianare loro la strada. Ma c'è un altro passo in questi opuscoli che dovrebbe destare ancora più allarme. «I discepoli del Profeta», è scritto ancora, «hanno dato l'esempio migliore di fedeltà e lealtà a Dio e alla sua religione, uccidendo i loro stessi familiari quando si rivelano infedeli». Una riga più sotto c'è anche l'indicazione del tema in classe che dovrà accompagnare lo svolgimento di questo illuminante pensiero:«Si possono amare gli ebrei e i cristiani?». Provate a indovinare quale potrà essere la risposta degli alunni. Proviamo a chiederci, quando saranno più grandi e lasceranno la scuola, che effetto gli farà sentir parlare di integrazione e di convivenza proprio con i cristiani e gli ebrei che i loro maestri gli hanno insegnato che è meritorio eliminare come prova di fedeltà alla loro religione.
Insegnamenti di questo genere hanno fatto sì che in Marocco, in Algeria e in Tunisia la religione coranica non sia più materia ufficiale d'insegnamento nelle scuole.Per combattere il fondamentalismo sul suo stesso terreno, è stata trasformata in «storia e cultura delle religioni», una disciplina che insegna per prima cosa agli scolari, fin dalle classi elementari, il rispetto e la dignità di tutte le credenze di fede. Ed è questo anche il senso della proposta avanzata in questi giorni da Gianfranco Fini: per arginare il fenomeno delle scuole coraniche e agevolare l'integrazione, cominciamo col favorire l'ingresso dei figli degli immigrati nella scuola pubblica italiana.Attraverso l'istituzione per loro di corsi supplementari di lingua, storia e religione islamica, nel quadro di quel dialogo sempre più necessario ed urgente tra religioni e culture diverse. Ovviamente con programmi approvati dal ministero della Pubblica Istruzione. E altrettanto ovviamente con insegnanti abilitati a svolgere un compito di formazione così delicato e importante.
Dalle prime reazioni delle forze politiche di maggioranza non sembra ci sia la volontà di prenderla in considerazione.Si vede che la presenza nel nostro Paese di scuole dove l'insegnamento della religione coranica è il primo passo verso la guerra santa contro l'Occidente, procura loro sonni più tranquilli. (Il Giornale)

 

Un articolo a due facce,questo di oggi de Il Giornale;la prima parte è certamente meritoria,perchè evidenzia con chiarezza come l'indottrinamento alla violenza sia portato avanti coscientemente e in maniera capillare all'interno delle comunità islamiche.

Purtroppo,però,nella parte conclusiva si scivola nel buonismo,ahinoi,e sopratutto,si propongono spunti di soluzione a questa questione privi di reale sostanza.L'analisi fatta non centra il punto fondamentale,e cioè che la religione islamica non è portatrice di violenza e antidemocratica a causa di deviazioni e/o incomprensioni di vario tipo,ma lo è intimamente,di sua natura,in quanto si basa su un testo sacro che apertamente indica la sopraffazione come metodo di "predicazione",la disparità fra uomo e donna come volere divino,l'uccisione degli infedeli (porci e maiali,eh) come atto gradito a Dio.

A cosa servono insegnanti ben preparati,programmi accurati e quant'altro quando la sostanza della materia da insegnare consiste in un libro sacro che NON PUO' essere interpretato ( e neanche tradotto),e che quindi contiene un messaggio di violenza che non può certo essere proposto come metaforico o simbolico?

Più di una volta ho riportato i passi del Corano (che chiunque può leggere in una qualunque libreria o biblioteca) che predicano l'odio,la violenza e la menzogna.Passi appunto non interpretabili,ma che i mussulmani credono dettati DIRETTAMENTE e SENZA ERRORI a Maometto da Allah.

Quella è l'essenza dell'Islam (Che non per niente significa "sottomissione"),l'espansione violenta,imposta conla forza.Altro che libri,scuole e via dicendo. E' una religione incostituzionale e antidemocratica. Va detto ed  è necessario che la politica ne prenda atto il prima possibile.

postato da: Labieno alle ore 09:05 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 27 novembre 2006
Le "Ragioni" di I.S.C.O. (Io Sto Con Oriana)
Stimolati a farlo da alcuni nostri lettori ecco, in sintesi, il nostro punto di vista sulla questione “Islam”. Pur senza nominarla mai, l’influenza del pensiero di Oriana Fallaci è evidente, senza di Lei il nostro livello di consapevolezza sulla questione non sarebbe mai arrivato a tanto!

1. ISCO nasce innanzitutto non per essere contro qualcosa o qualcuno, ma a favore della nostra cultura e identità Occidentale. Detto ciò, non possiamo fare a meno di vedere come sia in atto, in Italia e in Europa, un’invasione islamica. Questa non è solo un’opinione, è una constatazione, i fatti sono lì a dimostrarlo, i fiumi di parole sulla “rinascita dell’Islam” sono lì a dimostrarlo, le bombe sono lì a dimostrarlo, il proliferare di moschee e di centri culturali islamici sono lì a dimostrarlo, il numero sempre crescente di richieste da parte delle comunità islamiche (talvolta poste in modo arrogante) è lì a dimostrarlo, il numero di immigrati islamici che aumenta esponenzialmente è lì a dimostrarlo. L’obiettivo più o meno dichiarato è quello di trasformarci in Eurabia, di fare dell’Europa una terra islamica e chi non vede questo pericolo è miope o in malafede.

2. Noi prendiamo atto che, allo stato attuale, non esiste un “Islam moderato”, esistono musulmani moderati, ma questa è un’altra cosa. Un conto è la posizione del singolo, un’altra la posizione “istituzionalizzata”. Inoltre ci chiediamo: cosa significa l’espressione “Islam moderato”? Che non mette le bombe? Basta dunque soltanto questo per meritarsi l’appellativo di moderato? E’ moderato un islamico che segrega la moglie, che la obbliga a portare il burkah o il velo, che la picchia o giustifica chi lo fa o magari ne tiene più d’una ? E’ moderato un islamico che prima di tutto ubbidisce al Corano e poi, forse, alle nostre leggi, basta che non siano in contrasto con la sua fede? E’ moderato un islamico che non denuncerebbe mai un altro islamico anche se sapesse che è colpevole di atti terroristici? E’ moderato un islamico che non riconosce a se stesso e ad un altro la possibilità di uscire dall’islam, di cambiare religione o di diventare ateo? E’ moderato un islamico che considera un reato l’apostasia? E’ moderato un islamico che non discrimina tra ciò che è peccato e ciò che è reato? E quanto è moderato l’Islam istituzionale, quello che conta, quello delle moschee, quello degli imam che spesso predicano odio, quello che non condanna mai in modo chiaro il terrorismo islamico? Temiamo che “l’Islam moderato” sia una categoria concettuale (vuota) puramente occidentale o che, in modo davvero paradossale, proprio noi finiamo per dare più spazio a chi di moderato non ha nulla a scapito di chi, magari timidamente, tenta di far sentire la sua voce.

3. Noi crediamo che in Europa sia sotto gli occhi di tutti il fallimento del “multiculturalismo” inteso come diritto di identità irriducibile di tutte le comunità, come relativismo assoluto, come ideologica affermazione che tutte le culture sono uguali, incomparabili, ingiudicabili. Vogliamo lasciare che nascano ghetti d’illegalità, d’intolleranza, d’odio? Che si crei uno stato dentro uno stato? Inizialmente a macchia di leopardo, ma poi magari basato su territori sempre più ampi? Il riconoscimento acritico della cultura altra, il multiculturalismo esasperato elevato ad ideologia può trasformarsi facilmente in una bancarotta morale, in passività. Il multiculturalismo non può diventare un asettico contenitore di legalità multiple, non può ispirarsi solo al “quieto vivere”, non può accontentarsi della semplice tolleranza, non può renderci ciechi, sordi, muti.

4. Noi riteniamo che l’Occidente, l’Europa, abbia il diritto all’auto difesa dagli attacchi terroristici, ma soprattutto abbia diritto ad una difesa culturale che salvaguardi la sua identità. Paradossalmente siamo molto più preoccupati dell’invasione culturale e religiosa lenta e strisciante che non degli attentati passati e - temiamo – futuri.

5. Noi siamo convinti che sia stato un grosso errore non riconoscere nella Costituzione Europea le radici Cristiane; il Cristianesimo è stato, dal punto di vista sociologico, la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto. Nessun’altra regge al confronto. Rispetto a lei tutte sembrano limitate. Senza il Cristianesimo ci saremmo scordati del Rinascimento e dell’Illuminismo; senza il Cristianesimo niente Rivoluzione francese, niente socialismo, niente liberalismo. Il Cristianesimo a cui facciamo riferimento è quello che ci appare come una maestosa scommessa che l’uomo fa con sé stesso, non tanto quello talvolta travisato o distorto dalla Chiesa cattolica o dalle Chiese protestanti, è il Cristianesimo che non corrisponde necessariamente a quanto afferma la Religione cristiana, nelle sua varie accezioni, Cattolica o Riformata o quant’altro. Neppure acconsentiamo a quel cristianesimo mal digerito e spesso utilizzato a rovescio di chi pretendeva di chiudere i cristiani in un bunker, chiuderne la porta e gettarne la chiave. Invece è quel Cristianesimo che crea punti di comprensione reciproca e di condivisione di obiettivi tra il credente, l’agnostico e l’ateo, quello che va oltre la metafisica e parla a tutti dell’uomo, di un’etica condivisibile, di un solidarismo responsabile. E di quell’uomo ne rivendica la coscienza, il libero arbitrio, la responsabilità, il destino. E’ il Cristianesimo che fa un elogio alla ragione, e quindi alla possibilità di scegliere e dove la scelta è consentita lì v’è libertà. Qui stanno i nostri principi, qui sta la nostra civiltà.

6. Noi proponiamo che si debba porre con forza la questione della reciprocità; non è più tollerabile tollerare gli intolleranti, non è più tollerabile l’uso strumentale che viene fatto delle nostre leggi liberali e democratiche, non è più tollerabile concedere tutto senza chiedere nulla in cambio. Ma allora, nel concreto, cosa occorrerebbe fare per dare sostanza al termine “reciprocità”? Innanzitutto esigere che gli stati occidentali chiedano:

distinzione tra religione e stato
pari dignità per uomini e donne, a qualsiasi livello
libertà di culto per tutti nei paesi mussulmani
libertà di conversione dall'Islam ad altre religioni
libertà di costruire edifici di culto non islamici
libertà di dire, stampare, insegnare altre visioni della realtà da quella islamica
libere elezioni e libera dialettica democratica

7. Noi siamo dell’idea che, se davvero si vuole costruire una società di pace, l’islam debba smettere di prevaricare, debba accettare le conversioni come frutto di convinzione personale e non di pressioni e intimidazioni, debba accettare il confronto fatto con la forza delle argomentazioni e non con le minacce, debba lascare liberi i suoi fedeli di cambiare religione o di diventare atei, debba cancellare il reato di apostasia (un abominio nel terzo millennio), debba accettare una visione laica del mondo separando fede e politica, debba compiere lo sforzo di leggere i suoi libri sacri in chiave interpretativa e non letterale, debba accettare la piena parità tra uomo e donna. Fino a che ciò non accadrà l’islam resterà un problema (esiste un problema Buddismo? O Taoismo? O Cristianesimo? ). Noi, l’Europa, l’Occidente, dobbiamo aiutare questo processo senza debolezze o tentennamenti.

8. Noi constatiamo che, piaccia o non piaccia, è in atto uno scontro di civiltà, (usate pure altri termini linguistici se vi pare, ma la sostanza non muta) scontro che certamente va ricomposto il prima possibile e nel modo migliore. Il primo passo per fare questo però sta nel non avere paura ad ammetterlo, negarlo, rimuoverlo non aiuta, anzi rende il processo di ricomposizione più lungo e difficile, ci lascia in un pantano d’immobilismo e di fraintendimenti paralizzanti. La psicanalisi ci ha insegnato che per poter risolvere un problema occorre prima di tutto ammettere di avere un problema, se non lo ammettiamo a noi stessi non ne usciremo mai. D’altra parte la storia dell’Umanità è storia di contrasti e opposizioni, fa parte della categoria più pesante che domina il mondo, (e la filosofia questo la sa bene) ovvero il “divenire”.

9. Noi temiamo che l’Occidente, quello dei popoli che condividono gli stessi princìpi, valori, ideali, impegni religiosi stia attraversando un profondo periodo di crisi d’identità; per secoli ha coltivato la convinzione che la verità, la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la compassione, e molti altri valori collegati, fossero stati forgiati in un posto ma validi in tutti i posti. È da questa convinzione che sono nate le Carte, le Convenzioni, le Dichiarazioni sui diritti umani, che appunto si dicono universali, ad esempio quella delle Nazioni Unite. Oggi l'universalismo è entrato in crisi ed è stato rimpiazzato dal suo estremo opposto, il relativismo, una dottrina secondo la quale le tradizioni, le culture, le civiltà, sono sistemi autonomi e chiusi, ciascuna con propri criteri di valore e con proprie procedure di validazione. Ma se ci manca un credo, una fede, un legame spirituale, non potremo giustificare tutti quei nobili valori - la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la fratellanza, eccetera - che pure noi stessi professiamo e non potremo neppure proporli come esempio ad altri, visto che non ci crediamo neppure noi. Se smarriamo la nostra identità non potremo rispettarla e difenderla e neppure confrontarci con nessuno o intrattenere un dialogo con alcuno se, in partenza, sosteniamo che non c'è nessuna verità da affermare, nessun valore da preferire, nessun principio che valga la pena essere difeso.

10. Noi crediamo che l’Islam, alla fine, non prevarrà semplicemente perché, se rimane ciò che è ora, è contro Ragione, è contro l’innato senso dell’uomo di progredire e di andare avanti, è contro ogni logica, è uno stagno e alla fine uno stagno non può competere con l’oceano. Noi auspichiamo, speriamo, che alla lunga l’Islam perderà il confronto con l’occidente, imploderà, si frantumerà e diventerà una religione come le altre. Siamo ottimisti quindi? Nell’immediato no, ma nel futuro sì, non c’è alternativa, occorre esserlo per forza. Più l’Islam entrerà in commistione con l’Occidente più la sua forza diminuirà, verrà “contaminato”, criticato dall’interno, messo in discussione dagli stessi musulmani, dalle donne innanzitutto. La Storia ha un andamento ciclico, spesso fa strani giri, ma non torna mai indietro fino in fondo. Certo non possiamo pensare che tutto accada magicamente, dobbiamo metterci del nostro. Quello che ci domandiamo e che ci angustia è: quanto dovremo ancora pagare?
postato da: Labieno alle ore 12:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 27 novembre 2006

Invito agli Italiani

di Ida Magli

La Banca Monte dei Paschi di Siena, una delle più antiche banche italiane, ha finanziato con denaro dei suoi clienti l'edificazione della grande moschea che sta per sorgere sul Colle Val d'Elsa. Riteniamo questo comportamento gravemente lesivo della fiducia e degli interessi dei correntisti italiani (salvo, cosa che non sappiamo, che abbia preventivamente chiesto il loro consenso). Invitiamo, pertanto, gli Italiani che non siano d'accordo su questo impiego del proprio denaro, di chiudere il loro conto corrente presso questa Banca trasferendosi in un'altra.
Chiediamo, inoltre, data la nostra scarsa dimestichezza con le normative esistenti in proposito, a coloro che possiedono specifiche competenze nel campo dei rapporti fra istituti di credito e utilizzo dei depositi dei clienti, di volerci gentilmente informare di quali siano le possibilità di legge in proposito.

Italiani Liberi

postato da: Labieno alle ore 08:37 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 26 novembre 2006
RAGAZZA MUSULMANA: FREQUENTO UN ITALIANO E MIO PADRE MI PICCHIA
BOLZANO - "Mio padre mi ha picchiato perché non vuole che frequenti un italiano, uno che è solo un amico, un compagno di scuola": è quello che ha raccontato una ragazza minorenne musulmana che la scorsa notte si è presentata al Pronto soccorso dell'ospedale di Bolzano. I medici le hanno riscontrato la frattura di un perone oltre a varie altre ferite ed escoriazioni. La prognosi di guarigione è di 35 giorni.

   La ragazza, una 17 enne di un Paese asiatico, si era presentata in ospedale con i genitori ma aveva poi chiesto di venire visitata e medicata da sola. Ai sanitari ha fatto il suo racconto dicendo anche che il padre aveva allontanato la madre mentre la picchiava. Il padre, sentito dagli agenti della Questura, ha negato tutto dicendo che invece la figlia si era fatta male cadendo dalle scale di casa. Nell'appartamento della famiglia in effetti, come hanno accertato gli agenti, vi è una scala molto ripida. Per i sanitari, invece, le ferite della ragazza sarebbero compatibili con lesioni procurate da una bastone o da una sbarra. La madre della giovane non ha voluto fare dichiarazioni dicendo di non essere stata presente al momento dei fatti. Tutta la vicenda è stata segnalata alla magistratura ed alla Procura dei minori. La ragazza, intanto, resta in ospedale.
postato da: Labieno alle ore 18:52 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 26 novembre 2006
RUSSIA: MOSCA ANNUNCIA, UCCISO ALTO ESPONENTE AL QAEDA NEL CAUCAUSO
FIGURA TRA 5 RIBELLI MORTI IN BLITZ DEI REPARTI SPECIALI IN DAGHESTAN

Mosca, 26 nov. - (Adnkronos) - Il terrorista giordano Yussef Fares Amirat, meglio noto come Abu Hafs, ritenuto un responsabile di Al Qaeda nel Caucaso, e' stato ucciso in Daghestan dalle forze speciali russe. Lo ha annunciato all'agenzia di stampa russa 'Interfax' un portavoce dei servizi segreti russi (Fsb).

Avanti così!

postato da: Labieno alle ore 17:42 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 26 novembre 2006

ISTANBUL, Turchia - Due giovani che si sono convertiti al Cristianesimo sono stati processati Giovedì per presunto insulto alla nazione ed incitazione all'odio religioso contro l'Islam, come riporta l'agenzia Anatolia.


Hakan Tastan, 37, e Turan Topal, 46, sono accusati di aver insultato e incitato odio per aver tentato (così si sostiene) di convertire altri Turchi al Cristianesimo. Se riconosciuti colpevoli, i due Turchi potrebbero andare in contro fino a 9 anni di prigione.
I due uomini sono stati accusati in base all'Articolo 301 del codice Turco. che è stato usato per accusare dozzine di intellettuali - incluso il premio Nobel Orhan Pamuk.
La legge è stata largamente condannato per limitare severamente la libertà di espressione e gli ufficiali europei hanno chiesto alla Turchia di cambiarla come parte delle riforme necessarie per unirsi all'Unione Europea.
Sono anche accusati sotto un'altra legge di incitare odio religioso.
Gli accusanti affermano i due di aver detto ai possibili convertiti che l'Islam era una religione "primitiva e falsa" e che i Turchi sarebbero rimasti "barbari" fin quanto avessero continuato a praticare l'Islam, ha riportato Anatolia.
L'accusa ha anche affermato che i due abbiano parlato contro il servizio militare obbligatorio del paese, e che avrebbero stilato un database di possibili convertiti.
Tastan e Topal hanno negato le accuse in sede processuale.
"Io sono Turco, io sono un cittadino Turco. Non accetto l'accusa di insultare la nazionalità Turca.", Anatolia ha citato Tastan nel suo discorso alla corte. "Io sono Cristiano, è vero. Io spiego la Bibbia ... alle persone che vogliono imparare. Sono innocente."

(Yahoo News)

 

E un paese del genere dovrebbe entrare in Europa?Pura follia!!

postato da: Labieno alle ore 10:52 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 25 novembre 2006
Caldarola (Ds): ''Diliberto? E' abituato a una certa doppiezza''
Il deputato diessino interviene all'indomani della polemica innescata dalla pubblicazione su 'Libero' dell'intervento del segretario Pdci al Comitato del partito

Roma, 25 nov. (Ign) - ''Una relazione imbarazzante''. Peppino Caldarola, deputato Ds e leader dell'area socialista della Quercia, interviene così all'indomani della polemica innescata dalla pubblicazione sulle pagine di 'Libero' della relazione del segretario Pdci Oliviero Diliberto al Comitato centrale del partito. Un documento dietro la cui pubblicazione ci sarebbe un piano per destabilizzare l'attuale governo, hanno tuonato ieri gli esponenti del Pdci, definendo ''grave l'azione di spionaggio cui è stato sottoposto un organismo dirigente di partito'' e annunciando che ''Libero' ne risponderà in Tribunale''.

Secondo il comunicato diffuso dal Pdci, infatti, ''la linea politica tracciata da Diliberto è di pieno sostegno al governo Prodi e le critiche, per altro garbate, sono volte a migliorarne l'efficacia''. Nient'altro, dunque, che ''inaccettabili forzature interpretative e terminologiche'' sarebbero alla base dell'iniziativa del quotidiano, appunto ''dettata dalla necessità di condurre un'azione destabilizzante sugli assetti di governo''. Mentre dalla redazione della testata diretta da Feltri replicano che il documento è visibile su Internet e minacciano a loro volta una controquerela per iniziativa temeraria.

''Diliberto è abituato a una certa doppiezza'', afferma oggi Peppino Caldarola intervistato da 'Libero', ricordando che il segretario Pdci ''quando si proclamava pacifista, stava in un governo che mandò i caccia in Kosovo'' e sottolineando che ''ha sempre avuto un problema di coerenza personale''. Quanto al fatto che la riunione fosse a porte chiuse, ''solo lui - ironizza - può vivere nell'illusione che esistano 'porte chiuse'. Non c'erano neppure nella Terza Internazionale...''.

Caldarola si pone infine una domanda: ''Visto che a Diliberto non piace nulla di questo governo, non sarebbe più normale che se ne andasse? Ha un modo di ragionare davvero singolare''.

postato da: Labieno alle ore 17:19 | Permalink | commenti
categoria: