venerdì, 03 luglio 2009

GB, DENTISTA OBBLIGA LE PAZIENTI A PORTARE VELO




LONDRA - Un dentista britannico musulmano rischia di essere radiato per essersi rifiutato di curare le pazienti islamiche che non portavano il velo. Omer Butt teneva nel suo studio una scatola piena di hijab da prestare alle donne prima di visitarle e ordinava a tutti gli uomini di togliersi i gioielli in oro.



Nonostante fosse stato già ammonito dal General Dental Council (Gdt), l'ordine professionale dei dentisti, Butt, di Prestwich, vicino a Manchester, ha costretto una donna a lasciare lo studio con lancinanti dolori ai denti, perché si era rifiutata di coprirsi. Un'altra donna ha denunciato che durante una visita, sebbene avesse acconsentito ad indossare l'hijab, il dentista ha iniziato a chiedere al figlio di lei se pregava e se osservava le norme religiose islamiche.



"Lei si considera prima un musulmano e poi un dentista ed è chiaro che utilizza le sua posizione per influenzare i pazienti su questioni non mediche", ha dichiarato la commissione del Gdt che sta esaminando il caso e che ora deciderà se radiare Butt o semplicemente multarlo.


www.ansa.it

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martedì, 23 giugno 2009

Sarkò: burqa non è benvenuto

Belgio, prima deputata con velo


Il burqa, «segno di asservimento» della donna, «non è il benvenuto» sul territorio della Repubblica francese: lo ha detto il presidente, Nicolas Sarkozy, nel suo discorso davanti a senatori e deputati riuniti in Congresso a Versailles.  Settimana scorsa è stata proposta, infatti, una legge per vietare il velo integrale alle donne islamiche nel Paese. "Non è un problema religioso ma un problema di libertà". "Il parlamento si è fatto carico della questione, è la strada migliore - ha detto Sarkozy- bisogna che tutte le opinioni siano espresse".



Il Belgio sdogana il velo - Intanto per la prima volta in Belgio - secondo i giornali locali anche in Europa - una donna di religione musulmana eletta in Parlamento giurerà con il capo coperto dal velo islamico, l'hijab, che copre orecchie, capelli e collo. Mahinur Ozdemir, ragazza turca di 26 anni, già eletta per tre anni nel consiglio comunale di Schaerbeek, uno dei comuni della grande Bruxelles, siederà nel Parlamento regionale, dopo essere stata eletta lo scorso 7 giugno, con quasi tremila preferenze, nelle file del partito Cdh (Centro democratico umanista). Nata in Belgio ed educata in una scuola cattolica, Mahinur Ozdemir porta con convinzione il velo da quando aveva 14 anni. E lo porterà anche durante tutto il nuovo incarico istituzionale che le è stato affidato. La sua scelta non è stata presa bene dai parlamentari liberali, unici ad aver criticato che un deputato porti segni religiosi visibili nell'emiciclo. Tuttavia il regolamento dell'assemblea regionale non dice alcunchè al proposito, ma i deputati Denis Ducarme e Philippe Pivin sostengono che si «tratta di un attentato alla neutralità e alla laicità» e che intendono proporre di modificare le regole. Il resto del Parlamento si è dichiarato favorevole alla scelta della deputata. «Visto che viviamo in una democrazia rappresentativa, gli eletti sono scelti tra i rappresentanti dei loro elettori e la libertà religiosa è garantita», ha affermato la presidente del Cdh, Joelle Milquet.


http://www.libero-news.it/pills/view/14418

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giovedì, 04 giugno 2009

Ritorno al volo sul discorso di Obama oggi al Cairo, che contiene perle di dimmitudine e falsità storica proislamica come le seguenti: "As a student of history, I also know civilization's debt to Islam. It was Islam – at places like Al-Azhar University – that carried the light of learning through so many centuries, paving the way for Europe's Renaissance and Enlightenment".



PUTTANATE


Il Rinascimento e l'Illuminismo hanno avuto la strada aperta dalla luce portata nei secoli dalla "civiltà" islamica. Come no.


Chissà com'è, da noi sono fiorite l'arte e la democrazia, da loro la barbarie.


Eppure sono questi i luoghi comuni, le menzogne spudorate che la propaganda filoislamica da da bere al mondo, a volte riuscendoci pure.


Il bianco diventa nero, il nero bianco.


Sembra di vivere dentro 1984.




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giovedì, 04 giugno 2009

Mentre Obama al Cairo sta per ammannirci un discorsetto per spiegare al mondo che, sì, l'Islam è buono e siamo noi a non capirlo, i rappresentanti in Italia della religione di pace si danno da fare per darci una prova concreta che la politica senza palle del Presidente USA con babbo musulmano e infanzia nelle moschee è quella giusta:


Volevano far saltare il metrò. Presi 5 maghrebini a Milano


Cinque cittadini di origini maghrebine sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Milano. Secondo l'accusa il quintetto voleva mettere in atto, nella primavera del 2006, attentati contro la chiesa di San Petronio a Bologna e la metropolitana di Milano. La minaccia individuata all'epoca dai Carabinieri era stata ritenuta concreta: alcuni fiancheggiatori del nucleo furono espulsi dall'Italia. Il presunto gruppo, attivo anche in Algeria, Marocco e Siria, è accusato di associazione con finalità di terrorismo in Italia ed all'estero, di finanziamento del terrorismo internazionale, di reclutamento ed addestramento di numerose persone inviate in Iraq ed Afghanistan al fine di compiere attentati contro obiettivi civili e militari. Nel mirino della vasta organizzazione transnazionale ci sarebbero state, oltre all'Italia, anche la Francia, la Spagna e la Danimarca.


http://www.libero-news.it/pills/view/12574

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martedì, 02 giugno 2009

Atene come Kabul: la città in ostaggio degli estremisti islamici


Atene è in balia dell’estremismo musulmano, ma potrebbe diventare come Kabul, con giovani islamici pronti a farsi saltare per aria in reazione alla presunta dissacrazione del Corano da parte di un poliziotto greco. Non si capisce bene se sia un avvertimento o una minaccia, ma Naim al Ghandour, presidente dell’Unione musulmana greca, ha ipotizzato scenari di terrore. «Come possiamo controllare degli arrabbiati ventenni afghani, che scendono in piazza cercando di morire in nome di Allah?», ha sentenziato il rappresentante della comunità islamica locale.


Alla vigilia delle elezioni europee la situazione è degenerata con violenze in nome dell’islam e rappresaglie contro gli immigrati musulmani. La scintilla che ha fatto divampare le proteste è la denunciata dissacrazione dei versi del Corano, il libro sacro dei musulmani, da parte di un agente di polizia. Tutto ha avuto inizio durante un controllo in un caffè gestito da siriani ad Atene. Uno degli avventori, Mohammad Ateeq, di origini irachene, aveva una copia del Corano o una riproduzione dei suoi versi. Un agente di polizia, non ancora identificato, avrebbe strappato alcune pagine e gettato a terra i versi sacri dell’Islam. Infine ci sarebbe salito sopra con i piedi in segno di disprezzo. «Quest’atto ha creato odio in un paese che non aveva la reputazione di essere “nemico” nel mondo arabo e musulmano», si è messo subito a denunciare al Ghandour.


Venerdì 22 maggio, giorno di preghiera e di lotta per i musulmani, circa 1.500 islamici sono scesi in piazza ad Atene armati di pietre e bastoni. I facinorosi puntavano al Parlamento e protestavano per la dissacrazione del Corano. Dal corteo si alzava il grido di guerra dei mujaheddin “Allah o akbar” (Dio è grande). Alcuni striscioni intimavano: «Giù le mani dagli immigrati». Solo ad Atene e dintorni si calcola che ci siano 400mila islamici legali o clandestini. Gli scontri del venerdì di passione sono iniziati con un assalto al cordone di poliziotti che difendeva il Parlamento. Gli agenti hanno risposto con candelotti lacrimogeni e granate assordanti. Respinto l’assalto, i mujaheddin d’importazione si sono scatenati distruggendo negozi, banche e ribaltando vetture in mezzo alla strada. I turisti fuggivano terrorizzati cercando rifugio negli alberghi. La guerriglia urbana in nome di Allah ha provocato l’arresto di 46 manifestanti. Sette islamici sono rimasti feriti ed altrettanti agenti hanno subito lesioni durante gli scontri.


I soliti “cattivi maestri” hanno preso formalmente la distanze dalle violenze dei mujaheddin di Atene. Poi, però, sono partiti gli avvertimenti sempre più simili a minacce.


I musulmani di Atene pregano in 120 luoghi di culto non riconosciuti. La richiesta di una moschea avanza a rilento, in uno dei paesi simbolo dei cristiani ortodossi. L’ancestrale avversità nei confronti della Turchia islamica non aiuta. Il vero problema, però, è la dilagante ondata di clandestini musulmani che arrivano non solo dal Nord Africa, ma pure dall’Irak, dal Pakistan e dall’Afghanistan. In Grecia vivono un milioni di immigrati, centomila dei quali sono clandestini secondo il ministero degli Interni. In città come Patrasso i giovani afghani in fuga dal loro paese sopravvivono in bidonville. In attesa di riuscire a nascondersi sotto i camion che si imbarcano sui traghetti diretti in Italia. Chi non ha nulla da perdere e proviene da una società fondamentalista non ci pensa due volte a scatenare la sua rabbia in piazza. Soprattutto se aizzato ad arte. Per questo Al Ghandour ha ventilato l’ipotesi dei giovani afghani pronti a morire nelle strade delle città greche in nome di Allah. Benzina sul fuoco viene lanciata dalle rappresaglie di cellule di estrema destra contro immigrati e islamici. Due settimane fa una delle pseudomoschee di Atene è stata incendiata e cinque immigrati del Bangladesh, che dormivano all’interno, sono rimasti feriti.


I mujaheddin di Atene vogliono continuare le proteste ogni venerdì. Durante l’ultima manifestazione, il 29 maggio, appariva sempre più evidente l’infiltrazione di gruppi legati all’estrema sinistra. Sotto la copertura di associazioni antirazziste e pro immigrati tentano di cavalcare la protesta islamica per scagliarsi contro il governo greco di centrodestra in vista delle elezioni europee.


Fausto Biloslavo (Il Giornale)

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martedì, 02 giugno 2009

Prete vieta segno della croce: offende gli islamici


Genova - A tratti, più che un semplice parroco, più che un prete di frontiera meritoriamente impegnato nel sociale, don Prospero sembra un parroco-imam. Come fosse l’anello mancante fra le grandi religioni monoteiste, l’ultima frontiera del dialogo interreligioso.


Ormai don Prospero Bonzani, che guida la parrocchia di Nostra Signora della Provvidenza nel popoloso quartiere genovese del Lagaccio, è una sorta di ultrà del riconoscimento dei diritti dell’Islam all’ombra della Croce. Il primo passo fu la moschea nel presepe, accompagnato da prediche per ribadire quella scelta. Anche dopo le polemiche e il «consiglio prudenziale» della Curia a rimuoverla, «per evitare polemiche e rischi per l’ordine pubblico». Invito a cui don Prospero obbedì, ma lasciando al posto della moschea un Vangelo aperto su una pagina con evidenziata una frase: «Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno».


Poi, dopo la moschea del presepe e dopo la moschea rimossa dal presepe, toccò a un momento di riflessione interreligioso in piazza, a una lettera per spiegare le ragioni pro-moschea e ad alcuni accenni a favore del luogo di culto islamico durante le prediche. Fino a sabato sera quando - nel corso di una «preghiera interconfessionale fra cattolici e musulmani» (i fedeli ebrei hanno rifiutato l’invito), nei giardini pubblici del Lagaccio intitolati a un altro prete di frontiera, don Acciai - don Prospero ha invitato un gruppo di fedeli a non farsi il segno della croce: «Non fatelo!, ci ha detto il don al momento della benedizione» è il racconto di Carmen, la parrucchiera del quartiere che sabato ha partecipato all’incontro con la figlia e un’amica, «perché offende gli stranieri qui presenti che non sono di fede cristiana!».


Premessa maggiore: Carmen non è una dei duri del quartiere, quelli che sono contrarissimi alla moschea e che quindi hanno dichiarato guerra a don Prospero e alle sue predicazioni. Premessa minore: don Prospero è un sacerdote che ha sempre avuto metodi pastorali, come dire, un po’ particolari, ma certo non è un ultrà della politica. E i suoi fedeli - sia a Rivarolo, sia qui al Lagaccio - hanno sempre apprezzato i suoi sforzi per la comunità e per stare vicino ai più deboli. Per dire, sempre domenica, sempre a Genova, il noto don Farinella, quello che scrisse su Micromega una lettera aperta alla Madonna affinché vincesse Veltroni, ha dedicato la predica della sua chiesa di San Torpete, nel centro storico, a scomunicare Curia e fedeli che giustificano o votano «il presidente pedofilo». Ecco, don Prospero è un’altra cosa.


Eppure, quella frase, quell’invito di un prete a «non fare il segno della croce» in segno di rispetto per gli islamici, sembra l’ennesimo cedimento di un argine. L’ennesima volta in cui un cristiano - per di più un cristiano con la tonaca - porta avanti un discorso diverso da Cristo. Perché, fatte le debite proporzioni, e senza che il paragone possa sembrare blasfemo, questa è una storia in cui il concessionario della Fiat difende a spada tratta il marchio della Renault. Il che è qualcosa che va un po’ al di là della pur auspicabile concorrenza leale o di rapporti di buon vicinato.


Mentre il leader nazionale de La Destra Francesco Storace e quello ligure Massimiliano Mammi attaccano pesantemente don Prospero («il suo comportamento è inaccettabile, probabilmente segue più le indicazioni del sindaco Vincenzi che quelle del suo ordine»), il sacerdote sceglie il silenzio con il Giornale: «Preferisco non parlare. Se sarete gentili, come lo sono sempre stato io nei confronti di tutti i giornalisti quando mi si facevano delle domande sulla moschea, non scriverete niente in merito a questa faccenda. Altrimenti, mi riservo di non rispondere mai più alle vostre domande». All’Ansa, aggiunge: «Non ho organizzato alcuna celebrazione, ma solo un momento collettivo di preghiera. Qualsiasi altra notizia è destituita di ogni fondamento». E all’Adnkronos spiega: «Era una lettura di testi biblici e del Corano, ai giardini pubblici di via Vesuvio. Abbiamo letto testi della Bibbia e alcuni islamici hanno letto passi del Corano. Ho detto ai presenti che il segno della croce andava fatto alla lettura dei testi biblici e non a quella del Corano. Mi sembra logico. Non vedo niente di straordinario in questa vicenda. Il clamore è stato sollevato da alcune persone che, in vista delle elezioni, vogliono spaventare la gente con la paura degli attentati terroristici».


Sarà. Ma l’Ansa e l’Adnkronos non sono il Vangelo. Non ancora.


Massimiliano Lussana


(ha collaborato Roberta Bottino)

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martedì, 19 maggio 2009

Ci vogliono morti


di Ida Magli





ItalianiLiberi 
| 16/05/2009





Non esistono “società” multietniche. Quale che sia la buona fede o l’ingenuità di coloro che si affannano in questi giorni ad affermare il contrario, una società multietnica non può esistere perché una “società” non è data dalla somma di singoli individui, ma dal loro appartenere e vivere in una “cultura”. Ogni cultura possiede una sua “forma”, creata dalle particolari caratteristiche che distinguono un popolo dall’altro e che si manifestano nella diversa visione del mondo, nella diversa sensibilità nei confronti della natura, nella diversità delle lingue, delle religioni, delle arti, dei costumi, dei sentimenti. Ciò che mantiene in vita una cultura è la “personalità di base” del popolo che l’ha creata, quel particolare insieme di comportamenti che ci fa dire con molta semplicità: gli Inglesi sono fatti così, gli Americani sono fatti così, gli Spagnoli sono fatti così, e che ci permette di riconoscere immediatamente, anche senza conoscere il nome dell’autore, come “tedesca” una sinfonia di Wagner e come ”italiana” una sinfonia di Rossini. La diversità delle culture costituisce la maggiore ricchezza della storia umana.







Ma le culture muoiono. La storia ci dimostra che anche le più forti, le più ricche, le più potenti, ad un certo punto spariscono e non sempre perché distrutte da conquistatori di guerra. E’ sparita quella straordinaria dell’Antico Egitto di cui ci rimane, oltre all’immensa ammirazione per le piramidi, anche la consapevolezza di essere talmente diversi da non sapere come abbiano fatto a costruirle; è sparita quella di Omero, di Fidia, della cui morte non riuscivano a darsi pace prima di tutto i Romani che hanno fatto l’impossibile per conservarla in vita (perfino parlando il greco fra loro), ma in seguito innumerevoli pensatori,  poeti, artisti d’Occidente così che ad un certo punto Hegel ha perso la pazienza e gli ha gridato in faccia brutalmente l’unica risposta: “ Laddove un tempo il sole splendeva sui Greci, oggi splende sui Turchi, dunque smettetela di affannarvi e non ci pensate più! ” E’ così, infatti: sono gli uomini i creatori e portatori di una cultura; non appena sopraggiungono altri uomini, portatori di un’altra personalità di base, di un’altra cultura, quella invasa deperisce e muore. Non è necessario neanche che gli invasori siano numericamente in maggioranza: l’invasore è sempre il più forte per il fatto stesso che è riuscito ad impadronirsi del territorio di un altro e che si aggrappa, molto più che a casa propria, ai costumi, ai cibi, ai riti, alla religione della sua cultura nel timore di perdere la propria identità.





Chiunque neghi questo, nega agli esseri umani, invasori o invasi che siano, ciò che li contraddistingue come “uomini”, riducendone i bisogni e gli scopi alla sopravvivenza biologica. “Non di solo pane vive l’uomo”. La Conferenza episcopale italiana sembra essersene dimenticata e tocca a noi, Italiani, e convinti che la nostra “cultura” debba essere salvaguardata, come e più delle altre, anche per tutto quello che contiene della bellezza del messaggio evangelico, domandare ai Vescovi se non sia il caso che essi si interroghino, prima di tutto su che cosa significhi per loro definirsi “italiani”, e poi su quale sarà il prossimo (vicinissimo) futuro del cristianesimo in Italia. Riteniamo anche che tocchi a noi, proprio perché laici e convinti che la libertà del pensiero sia il patrimonio irrinunciabile dell’Occidente, difendere il messaggio di Gesù dal tentativo sempre più pressante, e tragicamente traditore, di ridurlo ad una variante dell’Antico Testamento e, di conseguenza, anche dell’islamismo. Senza la ribellione di Gesù alla mentalità normativa e tabuistica dell’ebraismo, senza la forza del suo comando: “La vostra parola sia: sì sì, no no”, così simile all’assoluto valore riposto dai Romani nella propria parola, i suoi seguaci non avrebbero capito che il destino del cristianesimo era Roma. A questo punto gli Italiani non vorrebbero essere costretti a ricordarsi che sono stati sempre i Papi a chiamare gli stranieri in Italia.





E la sinistra? Strano a dirsi, si comporta più o meno come la Chiesa. Cosa pensa di fare degli Italiani, della cultura italiana, quella sinistra che per tanti anni è stata l’unica forza politica a interessarsi di antropologia, a pubblicare Lévi-Strauss, Malinowski, Foucault, Leroi-Gourhan? Perché adesso tace di fronte alla morte della cultura italiana, dopo aver tanto pianto sulla morte delle culture primitive? Perché ci odia? Perché non fa per gli immigrati l’ unica cosa giusta e che sarebbe in grado di fare molto meglio degli altri partiti, ossia aiutarli a rimanere nel proprio paese? Non è iscrivendoli all’anagrafe come “italiani” che gli stranieri creeranno le melodie di Monteverdi o di Puccini, dipingeranno le Madonne di Raffaello o di Mantegna, scriveranno i versi di Petrarca o di Leopardi.





Né si dica che gli stranieri servono a combattere il decremento demografico. Gli Italiani fanno pochi figli per tre motivi principali. Il primo: siamo troppi per l’estensione del nostro territorio (260 abitanti per km.quadrato contro, per esempio, i 22 abitanti per km. quadrato degli Stati Uniti), senza tener conto del fatto che la maggior parte del territorio italiano è formata da montagne. La natura segue le sue leggi di sopravvivenza e, a causa dell’eccessiva densità, fa diminuire la prolificità. Non può sapere che i politici lavorano contro le sue leggi, col risultato che più gente entra, più la natura cerca di far diminuire gli abitanti, ossia gli Italiani dato che è nell’interesse degli immigrati fare più figli che possono per diventare maggioranza. Il secondo motivo consiste proprio nel senso di condanna a morte che si respira nell’aria. Non c’è bisogno di spiegazioni antropologiche: la gente sente benissimo di essere assediata e che non le è permesso neanche il più piccolo gesto di difesa. A che pro fare figli se non servono a conservare ciò che è italiano? Infine, il terzo motivo: la difficoltà concreta di provvedere ai figli. Sono state sempre le donne, prima del femminismo e del loro inserimento nel lavoro, ad assistere i malati, i bambini, i vecchi: è il cambiamento totale della vita quotidiana della società che avrebbe dovuto comportare anche il cambiamento totale della sua organizzazione, cosa che invece non è stata fatta. Questo problema sarebbe risolvibile soltanto se tutte le forze, il denaro, gli interessi della nazione fossero concentrati, non sull’immigrazione, ma sui bisogni della sussistenza fisica degli Italiani, dei bambini, delle madri, delle famiglie. Ma non è così. Quel poco che ha fatto il governo Berlusconi, è soltanto un segno di buona volontà, non ciò che sarebbe necessario: una nuova organizzazione impegnata psicologicamente ed economicamente a far nascere molti italiani. E soprattutto, al di là delle cose concrete: cominciare a far sentire agli Italiani che qualcuno li ama e vuole che essi vivano.





Ida Magli




 Roma, 14 Maggio 2009











 




 




 

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mercoledì, 13 maggio 2009
Nell'ordinanza d'arresto dei due estremisti islamici, le conversazioni in cella

e i loro piani di battaglia contenuti nelle chiavette Usb

"Devo andare a sterminarli

colpirò l'aeroporto di sera"


Tra i testi trovati nel camper dei sospettati anche un "testamento del kamikaze"

Ayachi e Gendron ipotizzavano un attacco con un aereo: "Quando c'è più gente?"

di GABRIELLA DE MATTEIS






BARI - Per i pm Roberto Rossi e Francesca Romana Pirrelli è la conversazione "forse più rilevante sotto il profilo investigativo tra quelle intercettate". Bassam Ayachi e Raphael Gendrom parlano in carcere. È il 14 dicembre. Per la procura, pensano all'organizzazione di un attentato con l'utilizzo di aerei.



Gendron: "... Bisogna cambiare posto...".

Ayachi: "... Parigi..."

G: "... Ci sarà di più... devi andare via..."

G: "... Lo possiamo fare...".

A: "... O tutto o niente... e che facciamo... se l'altro combatte...".

G: "... Colpiamo... lo faremo... saremo dappertutto..."

A: "... Ma certo che sì..."

G: "... Allora, veloci..."

A: "... Faccio l'aereo... colpire il maestro..."

G: "... Colpirò "De Gaulle"..."

A: "... Colpiamo lì..."

G: "... Allarghiamo...è tutto..."

A: "... La sera... quando saranno tante persone..."

G: "... Io ho fatto l'indagine... forse vuoi ritirarti..."

A: "... C'è solo questo per la pace...".



L'attentato, quindi, nell'immaginazione o nei progetti dei due, doveva essere commesso con un aereo. Lo dimostra anche un altro scambio di battute, captato il 25 gennaio.

A: "... Noi faremo questo egli è... un aereo...".

G: "... Un aereo francese..."

A: "... Gli altri li stermineremo, devo andare a sterminarli... tu sai dei milioni loro partono delle armi a... Colpire nel mondo intero".



L'organizzazione, secondo la procura, disponeva anche di armi, come dimostra una conversazione tra lo sceicco, l'ingegnere e un altro detenuto.

Detenuto: "... Non preoccuparti... c'è l'altro giorno... Li, dove sono stato, lui ci ha offerto per una tonnellata di granate a cinque euro l'una... a Riad andiamo al club.. l'altra volta hai detto che non c'era tempo per andare in Iraq o altro...".











G: "... hai visto li... ma dopo lui paga...".

A: "... a Parigi si guadagna... possiamo esplodere una volta che l'abbiamo portato, ma bisognerà renderla imprendibile a...".



Ma agli atti dell'indagine c'è anche un documento inedito: il testamento di Hisham Abou Nizal, nome di combattimento del ventiquattrenne Beyayo Hisham, pronto al martirio per la Jihad. "Vi raccomando di pregare per me, per sempre, per avere pazienza, la perseveranza, la testimonianza e che Dio mi accetti e mi benedica e se vi giunge la notizia della mia morte siate felici dicendo che è stato il volere di Dio e non vi vestite di nero e soprattutto non affiggete le mie foto" scrive il giovane che raccomanda di "avere cura" dei propri genitori. "Ringraziando Dio - continua - immigrerò nei campi del Jihad per trionfare la religione di Dio, per difendere il paese dei musulmani e proteggere i luoghi sacri dei musulmani e sarò un aiuto per i fratelli "mujahidine".



(13 maggio 2009)

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martedì, 12 maggio 2009










Gli arrestati: un siriano e un ingegnere convertito



ROMA  - I due arrestati per terrorismo internazionale dalla Digos della Questura di Bari, e dal Servizio Centrale Antiterrorismo dell'Ucigos sono due francesi, il primo di origine di siriana e il secondo un ingegnere convertitosi all'Islam. Bassam Ayachi, di origine siriana, era già noto da tempo alle autorità belghe e a quelle italiane perché leader e guida spirituale del 'Belgium Islamic Centre Assabyle (Ciba)' di Bruxelles, ritenuto uno dei più importanti centri di irradiazione dell'Islam di orientamento salafita in Europa. Uno dei suoi figli Ayachi Abdel Rahman, inoltre, è stato di recente condannato in Belgio (il 23 gennaio 2009 dalla Corte di Appello di Bruxelles), proprio insieme al secondo arrestato, Raphael Gendron, per aver diffuso, sul sito internet del centro islamico www.assabyle.com, un video antisemita, xenofobo e razzista, contenente anche minacce contro lo Stato d'Israele.



Il sito, oscurato nel 2004, era stato subito dopo ricreato con il nome www.ribaat.org - registrato in Pakistan e tuttora attivo - utilizzato sempre per immettere in rete documenti di propaganda dell'Islam radicale e di apologia del jihad. Raphael Gendron è un ingegnere elettronico francese convertitosi all'Islam, stretto collaboratore del Bassam, e tra i cofondatori del 'Belgium Islamic Centre Assabyle(Ciba)'. Gli investigatori della Polizia hanno fatto un meticoloso lavoro di traduzione e analisi della documentazione sequestrata ai due francesi al momento dell'arresto nel porto di Bari ed è emerso che proprio quest'ultimo era il gestore e l'amministratore del sito www.ribaat.org nonché di altri siti internet che operano nell'ambito di quel fenomeno noto come 'jihad informatico'. Molti dei documenti trovati in possesso di Gendron, infatti, sono stati rinvenuti anche in rete. Si tratta di scritti riferibili ad autori islamisti, tradotti spesso in francese, che tendono a giustificare sotto il profilo ideologico e religioso il jihad, compresi gli attentati suicidi, soprattutto nelle zone teatro di conflitti interetnici e/o religioso, ma anche nei confronti dell'Occidente e d'Israele. Inoltre, tra la documentazione sequestrata vi erano anche diversi manuali sulle arti marziali, sulle tecniche di combattimento dei reparti speciali israeliani, sulle tecniche di guerriglia, di terrorismo e di contro-terrorismo.



www.ansa.it
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giovedì, 07 maggio 2009

«È morto dopo il no dell'Irlanda». Ma Dublino rifarà il referendum




Rep. Ceca: il presidente Klaus gela l'Ue. «Non firmo il Trattato europeo»




Era stato appena approvato a larga maggioranza dal Senato di Praga




PRAGA - Il presidente euroscettico della Rep. Ceca, Vaclav Klaus, non ha firmato il Trattato europeo di Lisbona approvato dal Senato di Praga con 54 voti favorevoli e venti contrari. «Non mi porrò il problema di firmare sino a quando la Corte costituzionale non si sarà pronunciata. Il Trattato è morto dopo il no dell'Irlanda», ha aggiunto. L'Irlanda, che l'aveva bocciato, ha annunciato però un nuovo referendum entro la fine dell'anno. Klaus vuole attendere il risultato di un nuovo ricorso dei senatori del suo partito alla Corte suprema ceca. Secondo Klaus e altri deputati di Democratici civici, partito di destra al governo, il Trattato è un passo verso la formazione di un superstato europeo e farebbe diminuire la sovranità nazionale. «Non accolgo con Trattato con gioia», aveva detto il premier ceco dimissionario Mirek Topolanek (lascerà la carica tra due giorni), «ma è un prezzo che dobbiamo pagare per entrare nel club europeo».





APPLAUSI AL SENATO CECO DA EUROPARLAMENTO - Un applauso dell’Europarlamento ha accolto a Strasburgo la notizia dell’approvazione del Trattato di Lisbona da parte del Senato ceco. Il presidente dell'Europarlamento, Hans-Gert Pöttering, si era sbilanciato affermando di avere «fiducia nel fatto che il presidente Klaus firmerà la ratifica al più presto possibile. Quello di farlo entrare in vigore all'inizio dell'anno prossimo è un obiettivo condiviso». «L'approvazione da parte del Senato ceco del Trattato di Lisbona rappresenta una vittoria dell'idea d'Europa», aveva dichiarato il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi. Anche il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, aveva parlato di «ottima notizia».






Quest'uomo è uno dei pochi che non solo ha capito, ma si è messo pubblicamente e decisamente dalla parte della libertà. Onore.




Intanto gli autocrati dell'EURSS hanno deciso che il popolo irlandese, stupido e arrogante nel mettersi contro il loro piani, deve cambiare idea. Al voto di nuovo! (per quel che conta:se il risultato non è quello che vogliono loro,si rifà da capo...)



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